Frodi alimentari

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Intervista a Silvia Biasotto-Dipartimento Nazionale Sicurezza Alimentare MDC PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Aprile 2013 22:34  |   Scritto da Redazione
Continuano le nostre interviste rivolte ad esperti, questa settimana è nostra ospite ( che ringraziamo per la gentile disponibilità) la Dottoressa Silvia Biasotto Dipartimento Nazionale Sicurezza Alimentare MDC.
 
1) I consumatori e la crisi un binomio di cui si parla molto anche nel settore alimentare. Qual è la situazione delle famiglie italiane?
E’ di oggi la notizia che in Italia sono oltre 4 i milioni le persone assolutamente povere nella media del 2013, rispetto al dato certificato dall’Istat di 3,5 milioni circa per il 2011. In 5 anni il nostro Paese ha prodotto circa 615 nuovi poveri al giorno e secondo Confcommercio l’anno passato è stato il peggiore dell’Italia repubblicana in termini di caduta dei consumi. Il settore alimentare ne sta risentendo moltissimo, anche se aree di nicchia tengono e, anzi, come nel caso del bio, incrementano a testimonianza che gli italiani stringono la cinghia ma con occhio attendo alla qualità alimentare. Nonostante la crisi non si vuole rinunciare a consumare cibi sani, genuini, buoni e rappresentativi del nostro territorio. Come associazione di consumatori ci teniamo a sottolineare che risparmiare senza rinunciare alla qualità si può. Filiera corta, gruppi di acquisto, rispetto della stagionalità dei prodotti e lotta allo spreco alimentare sono gli ingredienti del cibo buono a prezzo giusto. 
 
2) Le frodi alimentari sono all’ordine del giorno ma per fortuna i controlli delle forze dell’ordine non mancano. La repressione è sufficiente?
Non ci stancheremo mai di ripetere che l’Italia ha tra i migliori sistemi di controllo europei. Nonostante ciò crediamo sia necessario un maggiore coordinamento dei controlli in un Paese dove le competenze sono divise tra più Ministeri e su questo fronte ricordiamo la nostra posizione a favore di una Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare indipendente. Servono poi  sanzioni più severe che siano un vero deterrente. In particolare, sono necessarie pene accessorie alle sanzioni amministrative, come il ritiro della licenza in caso di reiterazione del reato e una maggiore pubblicità delle sentenze di condanna. 
 
3) Alcune torte della Ikea ritirate perché contaminate da batteri fecali e le contaminazioni di  carne equina sono le ultime emergenze alimentari che stanno facendo notizia. I consumatori italiani cosa pensano della sicurezza alimentare?
I recenti scandali alimentari hanno minato duramente la fiducia dei consumatori, non solo italiani, nei confronti dell’industria alimentare e in generale del mercato del cibo. Il caso della “carne di cavallo” è stato così esteso a livello territoriale e commerciale e l’impressione che i cittadini hanno avuto è che nessuno avesse idea di come gestire la situazione. Il risultato è sempre lo stesso: sono prima i media a informare i cittadini. Dopo vengono le istituzioni, scientifiche, europee o italiane che siano. Questo sistema di comunicazione del rischio mette ancora più in crisi la fiducia dei consumatori nei confronti della sicurezza alimentare in Europa. 
I dati sui consumi in questo periodo di crisi ci devono far pensare. Perché se da un lato è vero che gli acquisti alimentare calano (Federalimentare ha stimato che l’erosione dei consumi interni in 5 anni ha tagliato ben 20 mld di euro alla spesa alimentare) dall’altro comparti simbolo di sicurezza e qualità tengono nonostante il difficile momento economico: secondo l’Ismea nel 2012, si è registrata una crescita della spesa bio del 7,3%, dopo il più 9% messo a segno nel 2011. I consumatori italiano sono quindi disposti a pagare di più per prodotti più sani e questo è un dato positivo, una speranza per il futuro.
 
4) Il falso made in italy è un fenomeno che dal tessile è passato quasi subito al settore agroalimentare. I consumatori italiani conoscono l’italian sounding?
Lo conoscono bene soprattutto i produttori italiani onesti! In particolare coloro che esportano i prodotti rappresentativi delle nostre tradizioni culinarie. L’”Italian sounding” è un fenomeno diffuso nei mercati esteri dove ormai quasi tutto ciò che “suona italiano” è falso. Basti pensare alle numerose declinazioni territoriali del Parmigiano Reggiano: Parmesan negli USA, Parmesanito in Argentina, Parmesao in Brasile. Oppure all’assurdo caso Simest dove una società italiana, anche se per via indiretta, partecipava alla produzione di “pecorino” rumeno prodotto con latte ungherese e romeno! L’italianità si trasforma in strumento di marketing. Una indagine di Censis e Federalimentare ha rilevato che per i giornalisti stranieri tra i primi elementi evocativi dell’Italia ci sono proprio i prodotti alimentari italiani e la cucina prima ancora della letteratura, dell’arte e della moda italiane! 
5) Quali strategie sono messe in campo dalle associazioni dei consumatori per garantire i cittadini nell’acquisto dei prodotti alimentari e cosa potrebbero fare di più le istituzioni?
In occasione dell’ultima edizione di Italia a Tavola, il Movimento Difesa del Cittadino, insieme a Legambiente, ha presentato un Manifesto del Buon Cibo Italiano: 5 punti da affrontare per fare di più in nome della sicurezza e qualità alimentare. 
Come accennato pocanzi un tema importante è quello dei controlli e delle repressione con pene che siano veri deterrenti. Tra le nostre proposte non poteva mancare il consumatore, che deve essere sempre più attore e non spettatore del mercato alimentare. Per questo abbiamo proposto la progettazione di uno “Sportello Anticontraffazione Italiano” che abbia la struttura di uno sportello telefonico o telematico a cui i cittadini possano rivolgersi direttamente.
Sul fronte normativo ci auguriamo che le istituzioni europee appoggino l’Italia nel suo percorso verso un’etichetta più trasparente per i consumatori, come è avvenuto nel caso della Legge 4 del 2011 sull’etichettatura e qualità dei prodotti alimentari e della Legge “Salva Olio”. 
Infine auspichiamo una Agenzia Europea per la sicurezza alimentare senza più conflitti di interessi che sia veramente dalla parte della tutela dei salute e dei consumatori. 
 
 

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