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Italiani sempre più poveri: intervista a Nicola De Blasio Direttore Caritas Benevento PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Dicembre 2013 22:11  |   Scritto da Redazione
Il Natale appena passato ci ha mostrato due facce dell’Italia, quello del consumismo ( anche se  meno evidente meno sfrenato, ma ancora  con  scene di ordinaria follia nei diversi iperstore o mega store  per l’acquisto dell’ultimo I phone o dell’ultimo giocattolo tecnologico ) e quello della povera gente che non  riesce a mettere un piatto caldo a tavola ( immigrati, anziani, bambini, intere famiglie o padri separati)
Ma in mezzo a  queste due realtà contrapposte vi è quello della solidarietà: famiglie che hanno ospitato i meno abbienti almeno il giorno di Natale per condividere le leccornie gastronomiche, cenoni improvvisati in chiese o presso la Caritas o Croce rossa etc. Troppo spesso però sono scene e azioni isolate, dove quello che si fa non è sufficiente perché fatte solo a Natale o Capodanno. Dove in modo meno eclatante la Caritas  le  altre associazioni, i sacerdoti e i  volontari quotidianamente aiutano i meno abbienti, sacrificando il tempo libero, sottraendolo alle loro famiglie, ma con gioia  senza nessun rimpianto. Negli ultimi anni, come evidenziato dalle  statistiche dell’ISTAT, CENSIS,  il numero dei poveri è aumentato, dove la percentuale più alta è rappresentata dai nuovi poveri, il ceto medio. Famiglie mono reddito e pensionati che non riescono ad arrivare a fine mese che si uniscono agli immigrati, senza tetto, drogati etc. Purtroppo la situazione non accenna a migliorare,  secondo i dati dell’ Adusbef e Federconsumatori, il 2014 sarà peggio, con evidenti aumenti sia per   le spese alimentari (+327 euro) che per le tasse   sulla casa (+195 euro) per un aggravio per le famiglie italiane di circa  1.384 euro ( in media) in più.
Per cercare di capire meglio la realtà che vivono le famiglie italiane da un lato e i volontari e le associazioni di volontariato dall’altro abbiamo intervistato Don Nicola De Blasio   ( Parroco eclettico  amato dai suoi fedeli e conosciuto per il suo particolare approccio nell’affrontare e risolvere  i problemi dei suoi fedeli e non). Da alcuni anni è Direttore della Caritas di Benevento.
 
 
1. Nicola De Blasio lei è sempre stato considerato come un sacerdote, un po eccentrico ed eclettico, ma che con la sua istrionicità, è riuscito a risanare un quartiere, difficile di una città non eccessivamente urbanizzata, ma con problemi di degrado significativi. Come ci è riuscito? Su cosa  ha puntato?
 
R.    Quando nel 1993 mi fu affidata la responsabilità di guidare la Parrocchia San Modesto la situazione di difficoltà in cui versava il Rione era visibile ad occhio nudo, oltre ai problemi endemici propri di un quartiere dormitorio, c’era un senso di abbandono e di scoraggiamento anche nei cuori degli abitanti che risentivano molto la mancanza di un punto aggregante che permettesse loro di unirsi e organizzarsi per rioccupare gli spazi urbani che erano stati occupati da persone dediti a operazioni di illegalità come spaccio di droga, atti di vandalismo, uso esagerato di bevande alcoliche, gioco di azzardo ecc. cominciammo con il radunare i bambini, ragazzi e giovani attraverso lo sport, la musica e attività ludiche trovando subito la sinergia anche con la scuola elementare e lavorando soprattutto sull’educare al Bello, organizzando concorsi di Pittura estemporanea,per i ragazzi, organizzando giochi e gare in piazza, pulendo volontariamente le aiuole verdi e chiedendo alle famiglie di abbellire con fiori e piante i balconi delle case, chiedemmo all’amministrazione comunale di illuminare gli “angoli bui” delle strade tra i palazzi per evitare che si formassero i capannelli dello spaccio, invogliando in questo modo le famiglie, e bambini e i giovani a riconquistare gli spazi urbani occupati da chi li usava in modo non legale. Poi nell’anno 2004 implementammo sul modello di Agenda XXI un progetto sistematico frutto di una ricerca di tesi in collaborazione con l’università del Sannio.
 
2. Da qualche anno lei dirige la Caritas di Benevento può dirci cosa è cambiato da quando si è insediato?
R.   Si è avuta una trasformazione radicale della famiglia, che è diventata sempre più sola e fragile. A questo si deve aggiungere la crisi che ormai da più anni ha impoverito il cosidetto ceto medio che rappresentava l’ossatura della maggior parte delle famiglie sannite che perdendo il lavoro e vedendo il potere di acquisto salariale delle stesso ha aumentato le situazioni di disagio e fatto aumentare in modo esponenziale i conflitti generazionale all’interno e all’esterno della famiglia stessa. A questo si deve aggiungere un diffuso senso di sbandamento che sta facendo spegnere anche nei giovamni la speranza nel futuro. Come Caritas abbiamo istituito un osservatorio sulle povertà che da due anni pubblica un dossier statistico monitorando le trasformazioni che la nostra città e la Provincia stanno subendo.
 
3. Da un suo recente articolo abbiamo potuto constatare la sua amarezza, per la scarsa propensione dei suoi cittadini alla beneficenza, come lo giustifica?
 
R. Con la paura e lo sconforto. Viviamo in un periodo dove la parola fiducia, solidarietà hanno un valore molto astratto colpa di un senso di smarrimento delle proprie radici anche religiose e dall’aumento di sfiducia verso le istituzioni, in primis la classe politica per poi passare alla scuola, chiesa e famiglia.
 
4. I mezzi di informazione  quotidianamente, snocciolano dati sulla povertà e sulla difficoltà delle famiglie di arrivare a fine mese,  e soprattutto nel non poter garantire un pasto caldo, in base alla sua esperienza, la situazione è veramente così estrema?
 
R. Purtroppo si, ed è in forte aumento. Proprio per le riflessioni che facevo prima, anche le famiglie mono reddito si rivolgono a noi per aiuti al fitto, alle utenze di Gas e Luce, alle spese farmaceutiche, all’acquisto di libri scolastici, al tichet della Mensa scolastica per i bambini etc. 
 
5. Come Caritas, a chi vi rivolgete per avere gli approvvigionamenti per la mensa?
 
R.   Usufruiamo dei prodotti AGEA e abbiamo poi convenzioni con fornitori che vengono pagati grazie ai fondi 8xmille della Chiesa Cattolica
 
6. Che tipologia di soggetti frequenta la mensa della caritas?
R. Svariati, dalle famiglie di disoccupati, agli extracomunitari, agli anziani soli, ed è in aumento l’uomo separato che non vive più in famiglia.
 
7. In una nostra conversazione lei mi ha accennato di partecipare al progetto last minute market ( progetto avviato dalla università di Bologna, sulla  lotta allo speco)  come ritiene l’iniziativa?
 
R.   Buona ma a volte non del tutto confacente alle esigenze poiché la scadenza dei prodotti e troppo riavvicinata alla consegna che ci viene fatta, e molte volte siamo costretti nostro malgrado a non poter distribuire gli alimentari. Bisognerebbe secondo me aumentare la rete di approvvigionamento e distribuzione per poter raggiungere un maggior numero di utenti soprattutto nelle aree interne e lontane dal centro città che non hanno la possibilità di poter venire a ritirare le derrate alimentari.
 
8. Quali altri tipi di azioni sarebbero necessarie per  risolvere il problema dell’accesso al cibo?
 
R.    Sicuramente uno strumento potrebbe essere la filiera corta che evita l’aumento dei prezzi nei vari passaggi dal produttore al consumatore, la creazione di orti sociali condominiali attraverso l’affido degli spazi verdi urbani alle famiglie, una educazione alimentare ai giovani nelle scuole e corsi informativi sull’uso intelligente degli acquisti.
 
9. Le istituzioni, ai diversi livelli vi sono vicine? E  come?
 
C’è collaborazione nel rispetto delle proprie funzioni e ruoli, Comune, Provincia sono in rete con noi per il progetto del Market solidale che garantisce a 400 nuclei familiari la fruizione gratuita di alimenti del paniere ISTA per una corretta alimentazione, abbiamo continui rapporti con ASL e SERT per il problema delle Dipendenze Patologiche da Alcool, Droga e Ludopatie, con l’UEPE (Esecuzione Penale Esterna) ed il tribunale abbiamo la convenzione per l’affido di Persone che usufruiscono di pene alternative al carcere e il reinserimento nella società, con imprenditori, abbiamo la convenzione per permettere ai giovani che si formano al nostro centro del Progetto Policoro di implementare piccole cooperative per la creazione di Lavoro. Istituti Bancari convenzioni per l’accesso al micri credito sociale, prestito della speranza e fondo anti usura. Varie convenzioni con Ordine dei medici e altre categorie per aiutare le persone che non hanno possibilità economiche di accedere ai servizi che loro offrono,
 
Anna Zollo
 

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