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Olio extravergine di oliva, frodialimentari.it intervista Paolo Russo PDF Stampa E-mail
Venerdì 31 Gennaio 2014 22:02  |   Scritto da Redazione

L'articolo del New York Times ha messo in fibrillazione il mercato dell'olio extravergine di oliva made in Italy,  per cercare di capire cosa sta succedendo  e le possibili ripercussioni abbiamo chiesto a Paolo Russo, già presidente della Commissione della Camera dei Deputati  nella scorsa legislazione, alcune riflessioni. 
Durante la sua presidenza, moltepolici le norme emanate sulla tutela del made in Italy, e dell'olio extravergine di oliva.
Nei giorni scorsi, la redazione si è occupata del caso, quindi abbiamo ritenuto necessario cercare di spiegare ai nostri lettori, in modo chiaro, grazie alla vasta esperienza dell'ONLE PAOLO RUSSO, la situazione. Nei prossimi giorni inoltre pubblicheremo una intervista complessa dove si confronteranno i diversi attori sociali che operano nella filiera dell'olio extravergine di oliva Made in Italy di qualità.



Presidente cosa ne pensa dell’articolo uscito sul new york times che attacca la genuinità dell’olio extravergine di oliva italiano?
 

Il NYT dice delle mezze verità, con un mezzo molto efficace ma la verità è difficile racchiuderla in un fumetto che appare vada a braccetto con azioni di disturbo e anti tutela del vero olio extra vergine made in Italy. Voglio dire che appare sospetto che lâ �™attacco viene dagli USA dove è notorio che il made in Italy sia il prodotto più ricercato e apprezzato. Questo, forse, dà fastidio a qualche azienda che non vuole bene all’Italia e che vuole sostituire sugli scaffali il nostro prodotto? Le domande sono tante. L’esperienza però mi insegna che certe cose non accadono per caso.
 

Ci sono dei presupposti affinché questo articolo dovesse essere pubblicato?
 

Il NYT ha sollevato un problema e non possiamo sottovalutarlo. Non mi indigno per quello che scritto. La stampa è libera. E’ un suo problema sé chi ha disegnato e forse ha anche scritto “sotto dettatura” di qualche interesse. Il problema delle regole di trasparenza esiste, in questo settore, non riguarda l’Italia. Se la legge salva olio, che la Commissione da me presieduta nella scorsa legislatura fosse stata applicata anche negli USA, il NYT non avrebbe potuto scrivere quelle cose in questo modo. Da noi le leggi ci sono, da loro invece, diciamo c’è un po’ più di libertà di circolazione delle merci e questo non li autorizza a dire certe cose.
 

Il fatto che si indichi Napoli ed il Porto quale luogo di smistamento dell’olio “tagliato” avrà ripercussioni su una regione già   tanto bistrattata?

Le rispondo con una metafora “certe bugie fanno già il giro del mondo nello stesso tempo in cui al mattino la verità si sta mettendo ancora le pantofole”. C’è troppo fumetto nelle verità che si vogliono raccontare.
 

Cosa si può fare per rispondere ad un attacco così grave?
 

Confrontandosi con la stampa americana e non solo e informando correttamente i consumatori statunitensi sul vero olio extra vergine di oliva di alta qualità italiana. Dobbiamo però anche isolare certi comportamenti che non fanno bene al Made in Italy.
 

Chi deve difendere i bravi imprenditori, e agricoltori che cercano di immettere sul mercato prodotti di eccellenza italiana?
 

Il Parlamento ha varato una legge che tutela il vero olio extra vergine di oliva italiano. Ci dicono che i princìpi di questa legge potrebbero essere applicati ad un più articolato provvedimento che diventi una legge quadro in difesa di tutto l’agroalimentare di eccellenza del made in Italy. Basterebbe applicarla per avviare un processo virtuoso nei comportamenti di tutta la filiera e non solo della buona rappresentanza del settore. Ho sempre il sospetto, però, che vi sia una coincidenza che certi attacchi al made in Italy abbiano, forse, qualche pezzo di regia nel nostro Paese perché non so spiegarmi l’indignazione di certe categorie, che notoriamente hanno fatto grandi cose per il made in Italy. Forse sarò in errore, ma la loro pronta agitazione mi inquieta al pari del danno che certi fumetti provocano nell ’opinione pubblica.


Anna Zollo
 

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