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Ambiente e agricoltura
Sequestro di pallet e semilavorati contraffatti PDF Stampa E-mail
Martedì 27 Dicembre 2016 21:02  |  Scritto da Redazione
Nei giorni scorsi, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza ha concluso un’operazione anticontraffazione nei confronti di un’azienda veronese operante nel settore della riparazione e commercio di “pallet” da imballaggio.
L’intervento ha tratto origine da una pregressa attività info-investigativa che ha consentito alle Fiamme Gialle di Villafranca di individuare quella società che – come emerso dai successivi approfondimenti – operava senza le previste autorizzazioni.
L’attività ha consentito di sottoporre a sequestro circa 1.500 prodotti, tra “pallet” e “semilavorati” destinati al trasporto alimentare, riportanti i marchi “EPAL”, “FITOK”, “EUR-UIC” e “CHEP” con caratteristiche di contraffazione e/o difformità rispetto a quelle previste dalla normativa vigente.
I Finanzieri hanno, inoltre, proceduto al sequestro di tre carrelli elevatori, privi della documentazione necessaria ad attestarne la legittima provenienza.
Il titolare della società è stato denunciato alla locale Autorità Giudiziaria.
L’attività svolta dalla Guardia di Finanza di Verona, impedendo l’immissione sul mercato di prodotti realizzati con materiale di scarsa qualità, ha contribuito a tutelare i consumatori finali non solo da pratiche commerciali ingannevoli e fraudolente ma soprattutto sul piano della salute e della sicurezza.

 
Olio: l’Italia vince la battaglia in UE sulle caratteristiche varietali dell’extravergine PDF Stampa E-mail
Domenica 04 Dicembre 2016 19:46  |  Scritto da Redazione
Con la modifica del Regolamento, riconosciuto il valore delle olive carolea a coratina, fra le principali cultivar italiane
 
Canino, Unasco: “Tutta la filiera, unita e coesa, ha combattuto per la modifica del regolamento europeo che ha discriminato gli oli extravergine di oliva. Oggi possiamo affermare che uniti possiamo difendere e diffondere la qualità e l'origine degli oli 100% italiani.”
 
Roma, 2 dicembre 2016 – “E’ una grande vittoria di tutto il mondo olivicolo italiano. che rende giustizia alla pervicacia dei produttori italiani e alla ricchezza varietale del nostro Paese, che non ha uguali nel mondo. Ringrazio prima di tutto i produttori che ci hanno sostenuto, con pazienza e tenacia, nel lungo processo per lo studio delle caratteristiche degli oli discriminati. Ringrazio allo stesso modo il Ministero delle Politiche Agricole e l' ufficio tecnico competente, per aver condotto insieme a noi questa battaglia in sede nazionale ed europea.”
 
Con queste parole il presidente di UNASCO, Luigi Canino, ha salutato l’avvenuta modifica del Regolamento comunitario 2568/91 relativo “alle caratteristiche degli oli d’oliva e degli oli di sansa nonché ai metodi ad essi attinenti”.
 
Un obiettivo inseguito da tempo da tutta la filiera olivicola olearia italiana, oggi FOOI, da quando, precisamente, con l’entrata in vigore del Regolamento 2568/91 nell'ottobre 2015, alcuni parametri relativi agli acidi grassi (acido eptadecanoico, eptadecenoico ed eicosenoico) espressi dai due tipi di olive più diffuse nel Mezzogiorno, la Carolea e la Coratina, avevano di fatto reso impossibile la  commercializzazione degli oli extravergine di oliva in purezza, mortificando così le produzione nostrana.
 
Frutto di un lungo periodo di negoziazione, già lo scorso mese di maggio il COI, Consiglio olivicolo internazionale, nella seduta a Teheran in Iran, aveva dato parere favorevole alla revisione del Regolamento europeo.
Un dossier approvato dal Comitato tecnico scientifico del Coi lo scorso 22 aprile, aveva infatti evidenziato in modo inconfutabile che la presenza degli acidi grassi nella carolea e nella coratina rappresentano una peculiarità propria della varietà, non un elemento discriminante per la qualità degli oli ma un elemento genetico e distintivo delle stesse.
 
“Questa buona notizia, in una stagione particolarmente difficile per l’olivicoltura – conclude Canino – deve darci nuove motivazioni per continuare a giocare la carta della qualità e della genuinità del prodotto 100% made in Italy, anche a dispetto di quanti cercano scorciatoie per svendere il nostro patrimonio di storia, cultura, salute in nome di comodi profitti. Quando la filiera italiana dell’olio agisce congiuntamente, raggiunge risultati importanti, anche sulla scena internazionale a favore di tutto il mondo olivicolo nazionale”.

 
UNASCO, CNO e UNAPOL: "Extravergine di oliva italiano, no alle miscele" PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Novembre 2016 17:40  |  Scritto da Redazione
 
"Come rappresentanti di oltre 350 mila coltivatori e produttori olivicoli italiani - affermano in una nota congiunta Luigi Canino, Presidente UNASCO, Gennaro Sicolo, Presidente CNO e Tommaso Loiodice, Presidente UNAPOL - riteniamo che la filiera dell'olio extravergine di oliva italiano debba essere espressione dell’identità e della qualità del 100 per cento “made in Italy”. Abbiamo invece appreso di posizioni circolate sulla stampa non espressamente condivise dall’intera filiera italiana dell’olio extravergine di oliva, ma riferite solo a due delle sue componenti.
 
Come presidenti di CNO, UNAPOL e UNASCO non riteniamo di poter condividere una posizione che non rappresenta il pensiero dell’intero comparto e pur rispettando le opinioni personali si vuole affermare che le posizioni espresse nelle notizie stampa circolate non possono in alcun modo essere attribuite ai produttori italiani nella loro interezza.
 
Riteniamo che la qualità dell’olio extravergine di oliva 100% italiano, per le caratteristiche organolettiche che esprime è un patrimonio del nostro Paese.
 
Diluirlo significherebbe vanificare tutto il lavoro sulla qualità condotto nel corso degli ultimi anni dalle singole organizzazioni di produttori, invertendo la rotta e passando da una produzione a prevalenza lampante a una con olio di qualità eccelsa, sostenuta grazie all’applicazione di percorsi e strumenti di tracciabilità che non trovano eguali nel mondo.
 
Se la produzione nazionale è inferiore al fabbisogno del mercato italiano e il mondo invidia – a ragione - la qualità del nostro olio, non ha nessun motivo, se non quello proprio della svendita della qualità, procedere alla creazione di miscele contenenti olio italiano che, di fatto, nelle mani di operatori commerciali poco affidabili, potrebbero rivelarsi come un potenziale inganno per i consumatori.
 
Il rischio concreto è di creare un “italian sounding” a casa nostra, spacciando per olio “italico” quello che olio delle regioni italiane è solo in minima parte.
 
La qualità, la trasparenza e la difesa del patrimonio culturale, storico e di salute espressi dall’olio italiano sono valori da difendere per garantire la trasparenza nei confronti dei nostri consumatori".

 
RISARCIMENTO ALLE AZIENDE AGRICOLE DEL TORINESE PER CONTRIBUTI COMUNITARI INDEBITAMENTE PERCEPITI PDF Stampa E-mail
Martedì 01 Novembre 2016 23:36  |  Scritto da Redazione
A seguito dell’indagine dell’estate 2015 conclusasi con la denuncia di diversi soggetti per truffa aggravata ai danni dell’Unione europea, ARPEA Piemonte ha emesso i primi provvedimenti risarcitori per recupero di somme indebitamente percepite per oltre 170.000 Euro.
Comando Provinciale Torino
 
 A seguito dell’indagine penale condotta lo scorso anno da
diversi Comandi Stazione del Corpo Forestale dello Stato della provincia di
Torino e di Cuneo congiuntamente alla Guardia di Finanza si accertava l’illecito
percepimento di contributi comunitari legati al Piano di Sviluppo Rurale per diverse
centinaia di migliaia di euro; lo scorso settembre sono state emessi da parte
dell’ente erogatore A.R.P.E.A. (Agenzia Regionale Piemontese per le Erogazioni
in Agricoltura) le prime richieste di rimborso per i fondi illegittimamente
percepiti. Dall’attività di indagine condotta da diversi Comandi Stazione del
Corpo Forestale dello Stato emergeva che per svariati anni, imprese agricole
piemontesi hanno ottenuto indebitamente ingenti contributi comunitari a
supporto dell’attività di pascolo in montagna.
 
Gli stanziamenti pubblici venivano ottenuti dai richiedenti
producendo falsa documentazione per il tramite di compiacenti centri di
assistenza agricola che attestavano la disponibilità e l’utilizzo di terreni
pascolivi che a seguito dei controlli effettuati apparivano essere inidonei al
pascolo.
 
La complessa indagine che vede fascicoli penali ancora aperti
in diverse Procure della Regione permetteva di mettere in luce come i
comprensori adibiti al pascolo fossero oggetto di contratti simulati e come gli
stessi venissero concessi, sia ad allevatori compiacenti che impiegavano tali
superfici per gonfiare le richieste di riscossione dei contributi europei, sia
a soggetti che realmente li utilizzavano per il pascolo del bestiame. 
 
L’organo regionale erogatore dei contributi A.R.P.E.A. veniva
indotto in errore dai responsabili del raggiro attraverso la presentazione di
documentazione in parte dimostratasi falsa e contratti d’affitto per il pascolo
su terreni montani sui quali non veniva realizzata alcuna attività. Oltre al
procedimento penale non ancora concluso sono stati aperti da parte dell’ente
erogatore procedimenti amministrativi volti al recupero delle somme indebitamente
percepite in eccesso sulle domande di contributo nei confronti di diverse
persone; grazie all’attività condotta dal Personale del Comando
Stazione di Lanzo Torinese al momento sono stati richiesti rimborsi a beneficio
dell’ente pubblico per una somma complessiva superiore a 170.000 Euro.

 
Latte. Scattato via libera indicazione obbligatoria prodotti lattiero-caseari PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Ottobre 2016 16:44  |  Scritto da Redazione
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è scattato il via libera europeo allo schema di decreto che introduce l'indicazione obbligatoria dell'origine per i prodotti lattiero caseari in Italia. La Commissione UE, infatti, non ha sollevato rilievi o obiezioni entro il termine previsto di tre mesi. 
Questo sistema, in vigore dal 1 gennaio 2017, consentirà di indicare con chiarezza al consumatore la provenienza delle materie prime di molti prodotti come latte, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini.
 
"È un passo atteso da anni - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - che ci consentirà di valorizzare il lavoro dei nostri allevatori e di tutta la filiera lattiero casearia. L'Italia si pone all'avanguardia in una sperimentazione sulla massima trasparenza dell'informazione al consumatore. Il nostro obiettivo è che questa legge sia poi estesa a tutta l'Unione europea, dando così più strumenti di competitività e tutela del reddito ai produttori. Ringrazio il Commissario UE Vytenis Andriukaitis per la sensibilità e l'attenzione verso un provvedimento che, insieme a quello francese, non ha precedenti".
 
I CONTENUTI DEL DECRETO
 
Il decreto in particolare prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l'origine della materia prima in etichetta, in particolare indicando sempre il Paese di mungitura del latte.
 
Qualora il latte o il latte utilizzato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, sia stato munto, confezionato e trasformato, nello stesso paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo di una sola dicitura: ad esempio "ORIGINE DEL LATTE: ITALIA".
 
Sono esclusi solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all'origine e il latte fresco già tracciato.

 
La Cina rimuove bando su carne suina italiana PDF Stampa E-mail
Mercoledì 12 Ottobre 2016 20:23  |  Scritto da Redazione
Martina: Risultato importante a sostegno del settore. Grazie a cooperazione con Ministero della Salute
 
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che la Cina ha aperto il mercato alla carne suina fresca italiana che era bloccato dal 1999. In particolare, l'Amministrazione Generale per iI Controllo della Qualità, l'Ispezione e la Quarantena (AQSIQ) e il Ministero dell'Agricoltura cinese hanno riconosciuto l'indennità da malattia vescicolare della macroregione del nord. Si tratta di un'area composta da Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna e Marche, dove è concentrato oltre l'80% della produzione nazionale di carne suina.
 
"Abbiamo ottenuto un risultato molto importante a tutela della nostra suinicoltura - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - sul quale abbiamo lavorato intensamente negli ultimi mesi in sinergia con il Ministero della Salute e con l'Ambasciata italiana in Cina. È fondamentale ora entrare presto nella fase operativa e aprire definitivamente il mercato. Andiamo così ad aggiungere un tassello fondamentale al piano strategico che abbiamo messo in campo per sostenere con forza le esportazioni dei nostri prodotti in mercati cruciali come quello cinese. Basti pensare che negli ultimi anni le esportazioni italiane in Cina hanno superato i 350 milioni di euro, confermando anche un crescente interesse per il Made in Italy agroalimentare. Il superamento del blocco delle carni suine è dunque un passo in avanti decisivo, insieme ad altri negoziati che abbiamo concluso su olio d'oliva e agrumi e al progetto '10+10', con il quale abbiamo registrato 10 Indicazioni geografiche cinesi in Europa e 10 Ig europee in Cina, tra le quali i nostri Grana Padano e Prosciutto di Parma."

 


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