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Ambiente e agricoltura
LA NUOVA LEGGE SUGLI ECOREATI, IL LAVORO DELL’ARMA E DELLA FORESTALE PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Luglio 2016 21:04  |  Scritto da Redazione
Oggi a Castel Volturno si è tenuta una giornata di studio dedicata alla legge sugli ecoreati promossa dal Corpo forestale dello Stato e dalla Fondazione UniVerde
 
 
Castel Volturno (CE), 7 luglio 2016 - È passato un anno da quando gli ecoreati sono stati inseriti nel Codice Penale con la legge 22 Maggio 2015 n.68 e alle problematiche e alle opportunità operative per il contrasto alla criminalità ambientale, emerse dall’entrata in vigore della legge, è stata dedicata oggi una giornata di studio organizzata presso il centro di formazione nazionale del Corpo forestale dello Stato dalla Fondazione UniVerde e dal Corpo forestale dello Stato, con la collaborazione di Coldiretti e Cobat.
All’incontro è intervenuto il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C. A. Tullio Del Sette ed ha inviato un messaggio di saluto Giovanni Legnini, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.
Hanno partecipato Cesare Patrone, Capo del Corpo forestale dello Stato, Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, Gianfranco Amendola, già Procuratore della Repubblica di Civitavecchia e Adelmo Manna, Professore ordinario Diritto Penale dell’Università degli Studi di Foggia.
“Nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati – sostiene Cesare Patrone - ci sono i primi segnali di un’inversione di tendenza, anche se l’influenza della criminalità organizzata in campo ambientale è ancora molto forte. Senza dubbio con l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel Codice penale si è rafforzata l’azione preventiva e repressiva dello Stato a tutela del patrimonio ambientale. Ma non bisogna mai abbassare la guardia – continua Patrone – nonostante il calo complessivo dei reati, cresce l’incidenza degli illeciti in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Lazio e Lombardia”.
“Nell’aprile 2007, con il Governo Prodi - ricorda Alfonso Pecoraro Scanio – approvammo un provvedimento sull'introduzione dei delitti contro l'ambiente nel Codice Penale riuscendo anche ad iniziare l’iter parlamentare. L’interruzione della legislatura, però, ne impedì l’approvazione. Le nuove norme introdotte nel Codice Penale, pur con alcune evidenti ombre, vanno valorizzate e utilizzate per rafforzare il contrasto ad eco ed agromafie. È necessario l’impegno di tutte le Forze di Polizia e della Magistratura e il costante confronto dei nuclei specializzati del Corpo forestale dello Stato, istituiti fin dal 2000/2001, con il NOE dei Carabinieri per contrastare i crimini ambientali e confidare che una giurisprudenza coraggiosa possa colmare alcune lacune della normativa”.
Per Gianfranco Amendola: “Questa legge complicata richiede conoscenze specialistiche, giornate di studio e di approfondimento nonché una solida collaborazione e l’unione di intenti tra i nuclei specializzati dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo forestale dello Stato, soprattutto in questo momento di ristrutturazione della Polizia Giudiziaria”.
Dei problemi operativi emersi nel primo anno di vigenza della nuova Legge sugli ecoreati e del contrasto alle ecomafie ed agromafie hanno discusso: Sergio Costa, Comandante regionale della Campania del Corpo forestale dello Stato, Sergio Pascali, Comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (NOE), Claudio De Persio, Direttore Operativo di Cobat e Gennarino Masiello, Vice Presidente Nazionale Coldiretti.
“Nella gestione dei rifiuti tecnologici molte aziende si rivolgono a soggetti non autorizzati, pensando di risparmiare. In realtà non è così – commenta De Persio – Oltre al rischio di sanzioni, peraltro piuttosto salate, queste pratiche creano una turbativa di mercato che genera concorrenza sleale, altera i reali costi di gestione dei rifiuti e crea danni all’ambiente e, di riflesso, alla salute. Su questo fronte, è fondamentale l’azione delle forze dell’ordine, con cui collaboriamo attivamente. Ma serve soprattutto una maggiore coscienza ambientale da parte di tutti, cittadini e imprese. Serve la consapevolezza che l’economia circolare, oltre a tutelare l’ecosistema, genera ricchezza e posti di lavoro. Soprattutto a livello locale.”

 
Arriva il nuovo sacco compostabile per frutta e verdura PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Luglio 2016 20:01  |  Scritto da Redazione
Gli shopper per la spesa devono essere compostabili per legge ma c’èra un’incongruenza. La frutta e la verdura vendita veniva e viene ancora inserita in sacchetti non compostabili. E così c’è chi ci ha pensato. Realizzato da fonte rinnovabile, compostabile nella compostiera domestica. E’ il nuovo sacco per frutta e verdura, alternativo alle buste in plastica tradizionale non biodegradabili e non compostabili. Il gruppo francese Barbier e Novamont hanno sottoscritto una partnership finalizzata alla messa a punto di questo nuovo tipo di sacco, denominato Ma-Ter-Bio (il sacco per la terra). Si tratta di sacco di origine vegetale, in conformità ai dettami della legge francese e al suo decreto attuativo, totalmente compostabile in compostaggio domestico, ottenuto da amido e olio di girasole francesi. La percentuale di rinnovabilità del Ma-Ter-Bio è di almeno il 35%, ma può già essere già aumentata a oltre il 50%.  Il gruppo Barbier è il principale produttore nel mercato francese dei film plastici e sesto a livello europeo che, secondo i principi dell’economia circolare e della transizione energetica, sviluppa prodotti sia con materiali riciclati che con materiali biodegradabili e compostabili da più di 15 anni. Tutti i suoi prodotti sono contraddistinti dal marchio “origine France garantie” Novamont è la società pioniera nel settore delle bioplastiche biodegradabili e compostabili da fonti rinnovabili. Fondata nel 1989, ha organizzato la sua crescita su un modello di sviluppo basato sulla bioeconomia e sull’economia circolare e da oltre 25 anni opera per offrire soluzioni in bioplastica biodegradabile da fonti rinnovabili, alternative alle plastiche tradizionali da fonti fossili, anche attraverso la messa a punto di un modello di raccolta e gestione dei rifiuti organici che tornano ad essere risorsa attraverso il compostaggio.  Oggi Novamont è il primo produttore di questi nuovi materiali plastici con la sua famiglia di bioplastiche Mater-Bi e una capacità produttiva annua di 150.000 tonnellate. Fedele alla sua filosofia, Novamont ha aperto la filiale francese nel 2006 per essere più vicina al mercato nazionale e agli sviluppi in atto con la legge sulla transizione energetica.  Per questo motivo è stato sottoscritto un accordo di collaborazione con una società francese e sono state poste le basi per l’approvvigionamento di materie di produzione locale. Un primo passo verso la realizzazione di una realtà produttiva sul suolo francese. Novamont in Italia ha rivitalizzato 5 siti deindustrializzati o in corso di smantellamento.
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Firmato il protocollo d’intesa tra il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop e la Reggia di Caserta PDF Stampa E-mail
Lunedì 04 Luglio 2016 20:26  |  Scritto da Redazione
Un progetto pilota per trasformare in occasione di sviluppo per il territorio il patrimonio di eccellenze agroalimentari e artistiche. Lo hanno firmato il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop e la Reggia di Caserta dando il via ad una sinergia "che deve rappresentare un modello su scala nazionale", così come ha sottolineato il sottosegretario ai Beni Culturali Antimo Cesaro. L'iniziativa è stata presentata questa mattina alla Reggia vanvitelliana in occasione dell’assemblea annuale  dei soci del Consorzio. L'organismo di Tutela investirà oltre un milione di euro nei prossimi 12 anni. Il progetto prevede la nascita della nuova sede del consorzio nell'area delle cavallerizze di Palazzo reale, a cui verrà corrisposto un fitto annuo di 80 mila euro. Lo spazio, di oltre mille metri quadrati, prevede attività di formazione sia con i giovani che con i dipendenti dei caseifici e informazione (consumatori, giornalisti, operatori del settore). Ma nei nuovi spazi saranno anche fatti investimenti in ricerca e sviluppo legati al prodotto in stretto legame con il mondo accademico, in particolare con l’Università Federico II il cui rettore è membro del Comitato Scientifico del Consorzio. In più l’organismo di Tutela finanzierà anche la riapertura del Teatro di Corte della Reggia di Caserta. "Questo accordo è un vero e proprio evento che va nella direzione della rinascita della Reggia – ha detto il direttore, Mauro Felicori -  La scelta di fondo è chiara: tale rinascita coinvolge il territorio di cui la mozzarella è un simbolo. È un accordo semplice, ma forte da cui traggono vantaggio agricoltura e Beni Culturali”.  
 
“Questo progetto  sarà il nuovo biglietto da visita del Consorzio  - dice il presidente dell’organismo di Tutela, Domenico Raimondo - ed è la testimonianza che ormai si è voltato pagina rispetto all’immagine che di questo territorio e di questo prodotto  si è fatto ingiustamente nel passato”.  Di “percorso ancorato con il territorio” ha parlato anche il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani: “Il consorzio investe in un'ottica moderna di sviluppo e in un bene unico al mondo, facendo emergere al massimo il collegamento immediato che esiste tra la mozzarella e la sua area di origine e rafforzando il legame con il territorio e l'identità del più importante prodotto a marchio dop del Mezzogiorno". Mentre di una “sfida che ha una portata Nazionale e non solo Campana” ha parlato l’europarlamentare, Paolo De Castro, membro del comitato scientifico del Consorzio.  "Dobbiamo fare squadra – ha aggiunto -  e quello che è in gioco è l'immagine delle eccellenze gastronomiche e dei nostri tesori nazionali. Oggi abbiamo ingranato la marcia in più per dare impulso ad una sfida internazionale”.  I lavori sono stati conclusi dal sottosegretario Cesaro. “Questa intesa offre l’occasione per dare una nuova narrazione del nostro territorio  - ha detto -. Da Caserta arriva un esempio per il resto del Paese che si fonda sulla sinergia tra pubblico e privato, rapporto che fino a poco fa sembrava impossibile e sulla piena collaborazione tra i ministeri, nell'ottica di una reale ricaduta economica,  culturale ed occupazionale  per i territori interessati”.  Alla giornata hanno preso parte anche Giuseppe Liberatore,   direttore del Consorzio vino Chianti Classico e Antonio Limone, Commissario Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno.  Presenti anche il deputato Paolo Russo membro della Commissione Anticontraffazione , il maestro pizzaiolo Franco Pepe e il presidente  della Camera di Commercio di Caserta, Tommaso De Simone.

 
Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi da parte di FUTURIDEA PDF Stampa E-mail
Mercoledì 22 Giugno 2016 20:16  |  Scritto da Redazione
Gentile presidente Renzi,
Mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione alcune considerazioni ed avanzare una proposta in merito alla drammatica realtà delle povertà globali e locali (vedi Giornata Mondiale dei Rifugiati).
 
Secondo il rapporto dell'UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) sono "oltre 65 milioni le persone in fuga" da guerre e povertà, quasi 6 milioni in più rispetto al 2014. È il più alto numero dal secondo dopoguerra. Contemporaneamente le disuguaglianze crescono al punto tale che un ristretto numero di ricchi del mondo possiedono da soli, secondo recenti stime, una ricchezza pari a quella della metà della popolazione più povera della Terra.
Dopo la crisi che ha investito l’economia globale dal 2007, molti studiosi (filosofi, economisti, sociologi, ecc.) si sono posti l’interrogativo se la natura di questa crisi sia di carattere congiunturale o strutturale. 
Probabilmente le differenze con la crisi del 1929 sono notevoli e oltrepassano i confini congiunturali per investire, almeno parzialmente, quelli strutturali di alcuni settori delle economie di mercato.
Dopo il 1929, soprattutto grazie a John Maynard Keynes, venne individuato un ruolo degli Stati in grado di correggere la tendenza perversa dell’accumulazione propria del capitale. Dopo quella crisi è certamente vero che il capitalismo ha garantito un periodo di crescita e di benessere. Il punto particolare della crisi attuale è che non è scontato che essa possa rappresentare una premessa per un nuovo ciclo di benessere per tre ragioni principali:
a) il ciclo post crisi del ’29 si basava, non solo sui ruoli equilibratori degli Stati, ma anche su un posticipo dei danni, ovvero benessere immediato e ricadute devastanti sulle future generazioni;
b) questo lungo periodo ha prodotto effetti strutturali sugli equilibri sociali e ambientali, con la distruzione irreversibile di risorse non riproducibili (patrimonio terra, genetica, ecc.); 
c) la contraddizione strutturale del sistema capitalistico nel processo di sostituzione della forza lavoro con le macchine. Il lavoro per produrre le macchine e la tecnologia è sempre meno a quello eliminato dalle macchine prodotte. Stati indebitati non riescono a garantire forme decenti di welfare ai lavoratori espulsi che emarginati dal processo produttivo diventano talmente poveri da non alimentare più i mercati nemmeno per il cibo
Di fronte ad evidenti scricchiolii strutturali del sistema globale è preoccupante il vuoto. Venuta meno l’alternativa delle economie pianificate (fallite o assoggettate al modello unico del capitalismo, vedi Cina) e il contemporaneo indebolimento del modello correttivo del riformismo keynesiano (indebitamento pubblico mondiale gigantesco), questa condizione ha determinato un vuoto di alternative culturali e politiche alle contraddizioni del capitalismo e delle società attuali.
Senza nessuna pretesa di avere soluzioni alternative si può solo assumere la consapevolezza ed urgenza di ricercarla, che è già molto, ed assumere inoltre la sostenibilità e la lotta alle povertà come orientamento riformista urgente e profondo, post-keynesiano, come esigenza primaria dell’umanità.
Per quanto concerne la povertà, l’unica strada è quella di imporre la soluzione a chi produce povertà. Come? Forse con una proposta universale da imporre a tutte le imprese di un prelievo di scopo obbligatorio di contrasto alla povertà. I poveri abbandonati a se stessi “ non consumano” e non creano mercato. Il contrasto attraverso la fiscalità generale dei singoli Paesi è reso impossibile dai debiti pubblici accumulati e dalle destinazioni spesso obbligate dei bilanci pubblici.
Ridistribuire la ricchezza. Il capitalismo ha prodotto disuguaglianze e a esso bisogna imporre il riequilibrio. I poveri non possono aspettare. Imporre innanzitutto in EU e nel Mondo un prelievo obbligatorio alle imprese differenziato (molto forte alle multinazionali) per alimentare un Fondo da destinare esclusivamente alla lotta alle povertà. I fondi nazionali e internazionali potrebbero essere anche integrati da sostegni pubblici ove le condizioni lo permettono, attraverso una drastica riduzione degli sprechi.
Inizialmente si potrebbe istituire anche sperimentalmente con contribuzioni volontarie da parte delle aziende magari in cambio di un marchio di “azienda solidale”.
La ringrazio per l’attenzione e con la speranza che il tema della povertà possa ridiventare prioritario e centrale in una sinistra moderna post-keynesiana, Le auguro buon lavoro nell’interesse del nostro Paese.
 
Cordiali saluti
 
Carmine Nardone, Presidente di Futuridea, Innovazione Utile e Sostenibile.
 

 
Ambiente. Ministro Galletti “sugli shopper difendiamo chi rispetta la legge” PDF Stampa E-mail
Giovedì 09 Giugno 2016 20:13  |  Scritto da Redazione
”Sulle shopper l’Italia ha avuto sempre una posizione d’avanguardia in Ue, orientata al massimo grado di tutela ambientale contro ogni violazione e contraffazione pericolosa per l’ambiente e per l’economia”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in occasione della conferenza stampa congiunta con la Guardia di Finanza su tutela ambiente e legalità.  “L’Europa, a fronte delle rassicurazioni giunte dal governo sul recepimento della nuova direttiva comunitaria, ci ha comunicato negli scorsi giorni di voler archiviare la procedura d’infrazione nei nostri confronti: è una bella notizia – prosegue Galletti – che ci deve dare un’ulteriore spinta nella guerra alle ‘shopper tarocche’ e alle contraffazioni che nascondono spesso traffici illeciti legati ad interessi criminali”.  Le istituzioni italiane, conclude Galletti, “sono schierate a difesa di quella filiera sana della circular economy che rispetta la legge e sceglie l’ambiente come valore di sviluppo”.
 
Grazie alla legge del 2012 abbiamo ”ridotto del 50% l’utilizzo dei sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, favorito una conversione della chimica verso la chimica verde e comportato un cambiamento degli stili di vita”. Lo afferma all’Adnkronos, Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, che da senatore avviò nel 2007 l’iter per la messa al bando dei sacchetti in polietilene.   L’emendamento, spiega Ferrante aveva ”tre obiettivi. Il primo era di tipo ambientale, riducendo la quantità di plastica. Il secondo era incidere sugli stili di vita, invitando all’utilizzo della sporta riutilizzabile e il terzo obiettivo era favorire una conversione verso la chimica verde che non utilizza le fonti fossili”. Si tratta di obiettivi che ”oggi, dopo 8 anni e diverse difficoltà per fare entrare in vigore la legge, possiamo dire di avere raggiunto”.   In tutto questo, conclude Ferrante, ”per completare il passaggio dobbiamo fare una cosa molto semplice: far rispettare la legge perché ancora oggi il 50% dei sacchetti in circolazione è illegale proveniente da lavorazioni in nero, probabilmente importati da paesi esteri in maniera truffaldina. Adesso, dunque, quello che stiamo cercando di fare è di lanciare un appello alle forze dell’ordine per stroncare questo mercato nero alternativo che inficia tutti i risultati positivi che abbiamo raggiunto’‘.
 
Cosa dice la Legge
 
 
Quali caratteristiche deve avere un sacchetto conforme alla legge? Legambiente fa il punto: i sacchetti monouso biodegradabili e compostabili conformi alla legge, che possono essere tranquillamente utilizzati anche per la raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti, devono avere la scritta ‘biodegradabile e compostabile’; la citazione dello standard europeo ‘UNI EN 13432:2002’; il marchio di un ente certificatore che tutela il consumatore come soggetto terzo (Cic, Vincotte e Din Certco sono i più diffusi). Tutti i sacchetti che non riportano queste specifiche danno un’informazione sbagliata e non sono conformi alla legge, spiega l’associazione.   La messa la bando della commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili e non compostabili – ricorda Legambiente – venne approvata nel dicembre del 2006 a seguito di un emendamento dell’allora senatore Francesco Ferrante alla legge finanziaria 2007 (n. 296/2006). Alla legge finanziaria 2007 sono seguite diverse norme, la principale delle quali (decreto legge n. 2 del 25 gennaio 2012, convertito nella legge n. 28 del 24 marzo 2012) ha ulteriormente definito i dettagli del bando. La proposta di direttiva europea definita nella primavera del 2014 ha fatto proprio l’impianto della normativa italiana.   Per chi commercializza sacchetti non conformi o false ‘buste-bio’, dal 21 agosto del 2014, le sanzioni amministrative pecuniarie vanno dai 2.500 euro ai 25.000 euro. Cifra che può essere aumentata fino al quadruplo del massimo (quindi 100.000 euro), se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l’asporto oppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore (art. 4, legge 28/2012).  La legge italiana vieta i sacchetti di plastica usa e getta. Ma a distanza di quattro anni dalla messa al bando, in alcune parti d’Italia il 60% degli shopper non è conforme alla legge. A fare il punto della situazione è Massimo Centemero, direttore del Cic, Consorzio italiano compostatori che all’Adnkronos spiega che il dato più allarmante si registra nel centro sud. Nel nord Italia, infatti, spiega Centemero, ”la situazione è migliore perché lo shopper ha origine dalla grande distribuzione che fa molto riferimento a shopper bio per l’asporto merci. Nel centro sud Italia, invece, c’è una minor presenza della grande distribuzione e lì il dato è molto allarmante”. Secondo il direttore del Cic, ”il sacchetto biodegradabile e compostabile falso è un danno enorme per raccolta differenziata dell’organico, e ancora di più per il cittadino che vede vanificato il suo sforzo”. Ma è anche ”un danno per gli impianti di compostaggio perché li devono smaltire, con maggior dispendio di energie e costi”.    Dei sacchetti falsi ”ce ne accorgiamo quando il rifiuto entra nell’impianto, facendo le nostre indagini merceologiche che sono molto accurate. Quello dei sacchetti falsi è un vero e proprio mercato parallelo”. Per Centemero ”è necessario puntare su una cultura del riciclo, in modo che anche i piccoli commercianti, quelli da cui è facile trovare sacchetti falsi, riconoscano uno shopper biodegradabile e compostabile da uno che non lo è”.
 
Un sacchetto di plastica può impiegare fino a 1000 anni per dissolversi nell’ambiente. A segnalarlo è Legambiente che ha individuato le 8 principali criticità che hanno portato nel 2012 alla messa al bando degli shopper in plastica usa e getta.
 
1. Eccessivo consumo e produzione: solo tra Europa ed Usa vengono consumati circa 100 miliardi di sacchetti all’anno; per produrre queste quantità vengono utilizzate 910mila tonnellate di petrolio.
 
2. Difficile smaltimento: solo l’1% dei sacchetti di tutto il mondo viene riciclato perché il riciclo ha costi 4mila volte superiori alla produzione.
 
4. Non biodegradabilità e fotodegradabilità: i raggi Uv ed il calore, degradano i sacchetti in frammenti minuscoli che possono entrare nella catena alimentare.
 
5. Aerodinamicità: con anche poco vento, hanno la capacità di essere trasportati e venir dispersi in tutti gli ambienti.
 
6. Danni della fauna: molti animali muoiono per strangolamento, soffocamento o per blocchi intestinali, causati dall’entrata in contatto con sacchetti di plastica.AMBIENTE: SHOPPER
 
7. Tossicità e bioaccumulo: spesso vengono utilizzati coloranti cancerogeni ed additivi metallici che entrano poi in contatto con l’ambiente con gli esseri umani. Inoltre le microparticelle plastiche negli ambienti acquatici tendono ad accumularsi e ad attrarre sostanze tossiche.
 
8. Danni alle attività umane: i costi per rimuovere da reti da pesca e terreni agricoli è molto superiore a quello necessario per far uscire di produzione i sacchetti. I danni al paesaggio, inoltre, danneggiano anche il settore turistico.
 
 
 
Oltre 80 tonnellate di shopper non a norma, pronti per essere immesse sul mercato, per un valore superiore ai 500.000 euro sono state sequestrate dai carabinieri del Noe di Torino, il Nucleo Operativo Ecologico che nel corso degli ultimi tre mesi ha condotto una mirata serie di controlli presso produttori e grossisti operanti nel settore degli imballaggi, al fine di verificare il rispetto della normativa che vieta e sanziona la commercializzazione dei sacchetti della spesa non ecocompatibili.  Gli shoppers, ormai virtualmente scomparsi dalla grande distribuzione, sono ancora oggi, ad oltre 4 anni dall’emanazione del divieto, molto diffusi nei mercati comunali e rionali e nella piccola distribuzione, in forza dei costi di acquisto estremamente convenienti rispetto al medesimo prodotto realizzato in materiale biodegradabile di origine vegetale.    I controlli dei carabinieri, al termine dei quali sono state elevate sanzioni amministrative per oltre 95 mila euro,  hanno riguardato sia le aziende produttrici dei sacchetti, localizzate soprattutto in provincia di Savona e nella cintura torinese, sia quelle dedite alla distribuzione all’ingrosso del  prodotto nel territorio piemontese. 
http://www.tribunapoliticaweb.it/

 
Evoluzione sostenibile dei paesaggi Confronto internazionale sulle best practices PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Giugno 2016 21:39  |  Scritto da Redazione
Futuridea è un’associazione per l’innovazione utile e sostenibile nata nel Maggio 2008 con la precisa finalità
di promuovere ed attuare una strategia di sviluppo eco sostenibile, attenta all’elaborazione di risoluzioni e
progettualità non imitative e di una governance dell’innovazione capace di monitorare, selezionare, valutare
costantemente i risultati della ricerca e studiare rapidamente gli impatti in rapporto al rispetto dell’ambiente,
alla competitività delle imprese, all’efficienza della pubblica amministrazione nonché all’equità sociale. Futuri
-
dea inoltre, che svolge un’intensa attività di ricerca, studio e sviluppo di nuove tecnologie, attraverso la
collaborazione con Istituti di ricerca nazionali ed internazionali, quali CNR ed Unisannio, raccoglie, organizza
e seleziona le idee (scouting di innovazioni utili e sostenibili), con la precisa finalità di contribuire al trasferi
-
mento delle conoscenze e rendere compatibile più competitività e più sostenibilità.
Finalità del convegno
Negli ultimi anni si sta affermando un nuovo modo di studiare il paesaggio, considerando sempre più tutti gli
elementi (fisico-chimici, biologici e socio-culturali) come componenti di un sistema aperto e dinamico oggetto
di una continua interazione tra fattori naturali e antropici. Quasi a rafforzare la consapevolezza dell’esigenza di
prestare una particolare attenzione al paesaggio, nel preambolo della Convenzione Europea del Paesaggio si
sottolinea anche come esso «coopera all’elaborazione delle culture locali …. contribuendo al benessere ed
alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell’identità europea» e lo riconosce come «un
elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane, nelle campagne, nei territori
degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita
quotidiana». Nel recente quadro concettuale generale di “paesaggio” è necessaria e indispensabile, ora, una
riflessione e ricollocazione del “paesaggio rurale” alla luce anche dell’evoluzione del concetto di “ruralità”.
Nel 1988 Corrado Barberis parlava del vecchio concetto di ruralità e ne auspicava il superamento sottolinean
-
do che per molto tempo “agricoltura” e “ruralità” erano stati considerati sinonimi, mentre la storia recente ha
prodotto una sostanziale differenziazione.
Ciò nonostante, intellettuali e studiosi hanno cercato sempre più di evitare il termine “rurale”, come afferma
sempre Barberis: termine colpito da desuetudine con espressioni non meglio precisate di 'civiltà tradizionali'
o locali. La nuova ruralità esprime, invece, dei nuovi sistemi sociali dove anche se l'agricoltura consente un
apporto minoritario alla formazione del PIL del territorio considerato, appare di diversa e nuova integrazione
nel territorio con altre attività (artigianato, turismo, ecc.). Tenuto conto del complesso nuovo quadro concettuale si può dire che una possibile definizione di 'paesaggio rurale' deve tener conto di una dimensione
agro-ecosistemica del territorio, ossia inclusiva delle forme del paesaggio naturale così come dell'azione
antropica storicamente svolta dall'uomo nei territori rurali. Conseguenza evidente di un’aggiornata definizione di 'paesaggio rurale' è l’emergere di altri elementi che entreranno con forza nel concetto stesso:- la
sostenibilità delle attività produttive dei territori e la loro impronta ecologica e bio-capacità nonché il nuovo
concetto guida dello sviluppo sostenibile sintetizzato nella definizione, auspicabile per il futuro, di ‘bio territori intelligenti’ (D. Matassino, 2012). L’obiettivo del workshop è, dunque, quello di cogliere le interazioni tra
globale e locale nell’evoluzione dei paesaggi, di verificare le criticità e di definire strumenti idonei per un’evoluzione paesaggistica sostenibile. 

 


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