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Educazione alimentare
Formazione - A Sorrento un corso per giornalisti sull’informazione agroalimentare PDF Stampa E-mail
Venerdì 17 Marzo 2017 13:19  |  Scritto da Redazione
Sabato 25 marzo, dalle ore 14 alle 18, nella sala consiliare del Comune di Sorrento, in piazza Sant’Antonino 1, si terrà un corso sul tema “Geopolitica degli alimenti e sicurezza alimentare: esigenze legislative e corretta informazione” riservato ai giornalisti, nell’ambito dell’attività di formazione continua per gli iscritti, prevista nel triennio 2017-2019. Il format è promosso da Unaprol, l’Unione nazionale tra le associazioni di produttori di olive, il più rappresentativo organismo di rappresentanza a livello europeo nel mondo, d’intesa con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e con l’Unaga, il gruppo di specializzazione della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana e con la collaborazione del Comune di Sorrento.
Dopo i saluti del sindaco, Giuseppe Cuomo, e del presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, seguiranno gli interventi di esperti del settore e addetti ai lavori. I temi che saranno affrontati riguardano: alimentazione e deontologia, mercato mondiale dell’olio di oliva, classificazione delle categorie degli oli vergini in commercio, sistemi di tracciabilità del prodotto, strumenti di contrasto delle frodi nel settore oleario, legislazione nazionale, europea e norme internazionali.
Ad avvicendarsi al tavolo dei relatori saranno Colomba Mongiello vice presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta anticontraffazione, Gennarino Masiello, presidente Coldiretti Campania, Michele Bungaro, giornalista, presidente dell’Intercorso di Laurea in Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Tecnologie e Biotecnologie degli Alimenti dell’Università di Perugia.
Fulvio Genovese, capo panel con il metodo Coi, accompagnerà infine i partecipanti in una prova sensoriale comparativa  per riconoscere i difetti e privilegiare i pregi dell’olio extra vergine di qualità, ed educare al consumo consapevole attraverso la lettura delle nuove norme di etichettatura.
L’appuntamento - che rientra nelle iniziative della 15ma edizione del Sirena d’Oro, il premio annuale organizzato dal Comune di Sorrento, insieme a numerosi partner istituzionali, dedicato all’olio extravergine di oliva - è aperto, gratuitamente, a 100 giornalisti e dà diritto a 4 crediti formativi. Sarà possibile iscriversi fino al 21 marzo prossimo, utilizzando la piattaforma S.I.Ge.F. all’indirizzo http://sigef-odg.lansystems.it

 
la merenda della discordia PDF Stampa E-mail
Lunedì 06 Marzo 2017 17:37  |  Scritto da Redazione
Da anni oramai si parla sempre più spesso di obesità infantile, dovuta molto spesso dallo stile di vita che le nuove generazioni oggi hanno: vita sedentaria, cibo spazzatura.
Numerose le strategie che si stanno mettendo in campo per cercare di risolvere tale problematica. Il Miur  con altri Ministeri ha promulgato anche le linee guida per l'educazione alimentare, assime ad altri progetti pilota.
Stetegie che però  non possono portare risultati se non c'è accordo fra scuola e famiaglia. Ultimo caso in ordine di tempo è quello che è accaduto presso una scuola di Bologna, dove alcuni geniori sono insorti a seguito di una
la disposizione del preside che ha coinvolto 4  classi di una scuola elementare.
 Nella disposizione si legge "Dal primo febbraio, per quanto riguarda la merenda del mattino i genitori sono tenuti a dare ai propri figli solo frutta fresca o frutta secca o verdura".
Molti genitori hanno criticato questa nuova "regolamentazione" affermando di volerla boicottare.

 
Benessere animale, la Francia promulga la prima legge di telecamere nei macelli. PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Gennaio 2017 22:58  |  Scritto da Redazione
L'assemblea nazionale francese, il 13 di questo mese ha approvato la prima legge che obbliga i macelli ad installare le telecamere. La data è del 2018.
L'installazione delle telecamere saranno installate  in 263 macelli ( in modo sperimentale ), la legge inoltre prevede multe da 7500 euro a 20 mila euro e dai 6 ai 12 mesi di reclusione.
Le telecamere  dovranno essere installate in tutti i luoghi dove gli animali sono tenuti, spostati, immobilizzati, storditi e macellati.

 
Lotta agli sprechi. In Gazzetta le misure su donazione e distribuzione dei prodotti alimentari e farmaceutici PDF Stampa E-mail
Mercoledì 21 Settembre 2016 12:22  |  Scritto da Redazione
Pubblicato in Gazzetta il Ddl su donazioni e distribuzione dei prodotti alimentari e farmaceutici
Lotta agli sprechi. In Gazzetta le misure su donazione e distribuzione dei prodotti alimentari e farmaceutici
 
Pubblicata la legge approvata il 2 agosto dal Parlamento. Il provvedimento punta a ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari, farmaceutici o di altri prodotti attraverso la realizzazione di alcuni obiettivi prioritari. IL TESTO
 
 
 
Il prossimo 14 settembre entrerà in vigore la nuova legge sulla donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi. Il testo, composto da 18 articoli, punta a ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari, farmaceutici o di altri prodotti attraverso la realizzazione di alcuni obiettivi prioritari. 
  
Presenti anche misure volte alla sensibilizzazione dei consumatori 
 
Nella seduta del  2 agosto, con  181 voti a favore, due contrari e 16 astensioni, è stato definitivamente approvato il disegno di legge  in materia di donazione e  distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi (S. 2290), già approvato dalla Camera.
 
CNA Alimentare già impegnata a livello europeo sulle tematiche legate allo spreco alimentare,  plaude per l'approvazione di questo disegno di legge e si impegna, di concerto con il MIPAAF ad avviare azioni di sostegno per rendere concrete le finalità del disposto legislativo.
 
Tra gli obiettivi principali della norma ci sono l’incremento del recupero e della donazione delle eccedenze alimentari, con priorità della loro destinazione per assistenza agli indigenti. Allo stesso tempo si favorisce il recupero di prodotti farmaceutici e altri a fini di solidarietà sociale. Importante anche il contributo alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e all’educazione dei cittadini per diminuire gli sprechi alimentari.
 
“Questa legge – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – è una delle più belle e concrete eredità di Expo Milano 2015. L’abbiamo presentata lo scorso anno nel nostro “Piano SprecoZero” proprio durante l’Esposizione universale ed è una traduzione in fatti dei principi della Carta di Milano. Un provvedimento che conferma l’Italia alla guida della lotta agli sprechi alimentari, che ancora oggi hanno proporzioni inaccettabili. 12 miliardi di euro solo nel nostro Paese. Con questa norma ci avviciniamo sempre di più all’obiettivo di recuperare 1 milione di tonnellate di cibo e donarle a chi ne ha bisogno attraverso il lavoro insostituibile degli enti caritativi. È molto importante il rafforzamento del tavolo indigenti del nostro Ministero, che ora potrà diventare un vero e proprio laboratorio operativo per ridurre gli sprechi e aumentare l’assistenza ai più bisognosi. Un modello che ci rende unici in Europa e che punta ad incentivare e semplificare il recupero più che a punire chi spreca. Un ringraziamento va a tutti i parlamentari per l’attenzione che hanno dato a questa legge e in particolare a Maria Chiara Gadda che ha lavorato con passione in questi mesi al provvedimento”.
 
LE PRINCIPALI NOVITA’ DELLA LEGGE
 
SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA
Donare diventa più semplice grazie alle disposizioni di carattere tributario e finanziario della legge. Vengono previsti tagli degli adempimenti burocratici, e introdotte modalità e requisiti semplificati di comunicazioni telematiche all’amministrazione finanziaria. Le disposizioni si aggiungono a quelle già contenute nella legge di Stabilità 2016 che ha alzato la soglia di comunicazione della donazione da 5 a 15 mila euro.
 
RAFFORZATO IL TAVOLO INDIGENTI MIPAAF: 2 MILIONI DI EURO AL FONDO PER ACQUISTO DI ALIMENTI. ATTIVO IL BANDO AGEA PER VITARE LO SPRECO DI LATTE
Viene potenziato il ruolo del Tavolo indigenti del Mipaaf, che vedrà la partecipazione anche delle organizzazioni agricole insieme a enti caritativi, industria e grande distribuzione già rappresentate. Previsto un finanziamento di 2 milioni di euro per l’acquisto di alimenti da destinare agli indigenti. Il Mipaaf ha già avviato un’attività virtuosa di recupero degli sprechi e donazione agli indigenti. Proprio da poche ore è attivo il bando Agea per l’acquisto di latte crudo da trasformare in UHT e donare ai più bisognosi. Si tratta della prima tranche da 2 milioni del piano complessivo di acquisti da 10 milioni di euro.
 
SOSTEGNO ALL’INNOVAZIONE CONTRO LO SPRECO: FONDO DA 3 MILIONI DI EURO AL MIPAAF
Si istituisce un Fondo presso il Ministero delle politiche agricole con dotazione di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, destinato al finanziamento di progetti innovativi – che possono prevedere il coinvolgimento di volontari del Servizio civile nazionale – finalizzati alla limitazione degli sprechi e all’impiego delle eccedenze, nonché per promuovere la produzione di imballaggi riutilizzabili o facilmente riciclabili.
 
POSSIBILITA’ PER I COMUNI DI INCENTIVARE CHI DONA AGLI INDIGENTI CON UNO SCONTO TARI
I Comuni hanno la facoltà di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti alle utenze non domestiche (TARI) relative ad attività produttive che producono e distribuiscono beni alimentari, in caso di donazione gratuita agli indigenti.
 
DEFINIZIONE DI ECCEDENZE E SPRECHI ALIMENTARI
Le “eccedenze alimentari” consistono nei prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause. Per “spreco alimentare” si intendono i prodotti alimentari, agricoli e agro-alimentari, ancora commestibili, che vengono scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali, estetiche o perché in prossimità della data di scadenza.
 
ALIMENTI OGGETTO DI CONFISCA VERRANNO DONATI AGLI INDIGENTI
In caso di confisca di prodotti alimentari, l’autorità da oggi disporrà la cessione gratuita con priorità all’alimentazione dei più bisognosi o successivamente come mangime per animali.
 
LINEE GUIDA PER LA RIDUZIONE DEGLI SPRECHI ALIMENTARI NELLE MENSE PUBBLICHE
Il Ministero della Salute potrà emanare Linee guida per gli enti gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità, al fine di prevenire e ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti.
 
In sintesi, riportiamo le principali misure previste: 
 
gli articoli 1 e 2, indicano  finalità e definizioni del provvedimento ovvero la riduzione degli sprechi alimentari,   per favorire il recupero e la donazione delle  eccedenze e limitare gli impatti negativi sull’ambiente.
 L'articolo 3 definisce le modalità di cessione delle eccedenze alimentari, da parte degli operatori del settore alimentare ai soggetti donatari. La cessione delle eccedenze alimentari destinate al consumo umano deve essere gratuita e rivolta prioritariamente alle persone indigenti, mentre le altre eccedenze possono essere cedute per il sostegno degli animali o per altre destinazioni, come il compostaggio. 
L'articolo 4 dispone che la cessione delle eccedenze alimentari sia consentita  anche oltre il temine minimo di conservazione, con   possibile ulteriore trasformazione, nel rispetto dei requisiti di igiene e sicurezza e della data di scadenza. Sono poi previste specifiche disposizioni per i prodotti finiti della panificazione e per i derivati dagli impasti di farina prodotti negli impianti di panificazione che non necessitano di condizionamento termico.
L'articolo 5 indica i requisiti e la conservazione delle eccedenze alimentari in cessione gratuita.
L'articolo 6 prevede specifiche norme per consentire il riutilizzo dei prodotti alimentari idonei al consumo umano o animale oggetto di confisca. 
L'articolo 7 estende l'ambito soggettivo di applicazione della disciplina sulle garanzie di un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito e impiego degli alimenti oggetto di distribuzione gratuita agli indigenti.
L'articolo 8 prevede l'integrazione delle funzioni e della composizione del Tavolo permanente di coordinamento.
L'articolo 9 contiene  norme dirette  alla promozione e all'informazione in materia di riduzione degli sprechi.
L'articolo 10 rinvia al Ministero della salute la definizione di linee guida per gli enti gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità.
L'articolo 11 provvede a rifinanziare con 2 milioni di euro per il 2016 il  Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti, istituendo altresì un fondo destinato al finanziamento di progetti innovativi finalizzati alla limitazione degli sprechi.
L'articolo 12 include la promozione di interventi per la riduzione dei rifiuti alimentari tra le finalità del fondo per la promozione di interventi di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti.
L'articolo 13 dispone che il soggetto che procede a distribuzioni gratuite di prodotti è equiparato al consumatore finale ai fini degli obblighi inerenti al corretto stato di conservazione di alimenti e farmaci. 
L'articolo 14 considera cessioni a titolo gratuito quelle di abbigliamento usato.
L'articolo 15 dispone in tema di medicinali inutilizzati.
L'articolo 16 detta disposizioni  di carattere tributario e finanziario, in tema di cessione gratuita di eccedenze alimentari e  prodotti farmaceutici,  
L'articolo 17 conferisce ai Comuni la facoltà di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti ad attività produttive che producono e distribuiscono beni alimentari, purché tali attività comportino cessione a titolo gratuito dei predetti beni agli indigenti. 
 
cna alimentare

 
Valeria Fedeli. Esclusiva. “parità di genere non c’entra con il politically correct PDF Stampa E-mail
Giovedì 04 Agosto 2016 22:16  |  Scritto da Redazione
di Dario Tiengo – 
33 anni vissuti da sindacalista. Entrata al Senato in questa legislatura ne è diventata Vicepresidente. Si è distinta per equilibrio e determinazione e per la presenza sempre puntuale e attenta sui temi che riguardano la parità di genere. Dopo l’intervista concessa a tribunapoliticaweb.it nell’ottobre 2015 l’abbiamo incontrata nuovamente nel suo studio a Palazzo Madama per un intervista “senza rete” sul tema della parità di genere e sulle donne. Ne è uscito un quadro particolarmente interessante, a partire dall’uso del linguaggio che, spesso sottovalutiamo.
 
 
 
Con la realizzazione della riforma istituzionale e del Senato tempo fa aveva dicharato a tribunapoliticaweb che si sarebbe dedicata ancora più decisamente alle battaglie per le donne. Conferma o ci ha ripensato ?
 
Intanto bisogna dire che mi sono sempre occupata in tutta la mia attività politica – 33 anni di sindacato prima e in questa legislatura poi – di fare politiche per promuovere e superare diseguaglianze e violenze sulle donne. Dopo il superamento del Senato andrò avanti a farlo. In quale ruolo, in termini volontari o meno non so, ma sicuramente intendo proseguire questa scelta accompagnata anche da due elementi centrali. Per primo la questione che riguarda la difesa dei diritti umani – in particolare verso le donne – un tema non solo italiano ma anche europeo e internazionale. Voglio farne anche uno spunto di riflessione dopo l’estate, in particolare sulla considerazione del ruolo femminile nelle diverse religioni. E’ un tema molto serio. Sono rimasta particolarmente colpita – e mi auguro che oltre a me lo siano state anche le donne dei Paesi liberi occidentali – dalla negazione non solo dei diritti delle donne nel mondo e nelle altre religioni in generale, e in particolar modo la violenza verso le donne che i terroristi utilizzano per le loro azioni.
 
Oltre a questi aspetti la tematica delle donne passa anche attraverso il linguaggio? De Luca che dà della bambolina alla Raggi, le polemiche sulla gravidanza della Meloni. Sono segni di una cultura che non riconosce la parità di genere o peccati veniali?
 
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una recrudescenza del linguaggio di alcuni politici e di alcune forze politiche. Lo dico perché il tema del linguaggio dovrebbe porselo in particolare chi ha responsabilità pubbliche e politiche. Si dovrebbe sapere che un linguaggio non rispettoso dell’avversario, che incita all’odio e alla negazione della diversità, è un linguaggio mai utilizzabile per chi ha responsabilità pubbliche perché dall’odio poi si può passare alla violenza. Un esempio è il caso del del segretario della Lega su cui sono intervenuta anche sul Corriere della Sera. Quando tu dici che vuoi “cacciare le persone con la ruspa, con i forconi”, quando usi immagini violente, generi violenza. Lo dico perché per me la questione del linguaggio è generale.
 
Sono da sanzionare i politici che usano un linguaggio violento e aggressivo e, nel caso, quali sanzioni?
 
Sono sempre per una sanzione pubblica/sociale, non mi interessano le pene e le condanne. Non serve dare tre giorni di carcere, però penso che su questo punto ci dovrebbe essere una straordinaria alleanza tra i media, le piattaforme digitali, ma soprattutto i politici, oltre che tutti quelli che fanno opinione e che possono essere seguiti dalle giovani generazioni. La sanzione pubblica è il dibattito pubblico. E’ creare, su questo, una sanzione sociale.
 
Eccessi nel linguaggio anche riferito al genere…
 
C’è un linguaggio che rappresenta una cultura ancora molto profonda e sessista che, mediamente, percorre tutti gli uomini. Anche del mio partito Ho preso subito posizione contro De Luca e il suo linguaggio nel caso della Raggi. Intanto perché chi fa il presidente della Regione Campania deve rispettare donne e uomini, in questo caso donne che presiedono un’istituzione pubblica. Considerarla una “bambolina” è proprio il classico modo maschile, maschilista, di denigrare il fatto che una donna abbia una responsabilità pubblica. Cioè il potere per agire. Considero tutto questo una cosa davvero negativa. Devo dire, però, che sono stata molto soddisfatta: De Luca ha utilizzato quell’espressione durante la Direzione nazionale del Pd e il fatto che il Segretario, nonché Premier, nelle sue conclusioni abbia immediatamente sanzionato le frasi di De Luca mi ha resa particolarmente orgogliosa di far parte del Partito Democratico. Così come sono rimasta ovviamente soddisfatta – ma su questo non avevo dubbi – dalla presa di posizione della ministra Boschi. Questo è un tema molto serio, infatti non mi sono sottratta neppure alla difesa di Giorgia Meloni
 
Sulla Meloni si è detto che era meglio non si candidasse perché era incinta. Berlusconi, Bertolaso, Brunetta: si è levato un coro di dissenso alla sua candidatura
 
Certo, perché la logica del disprezzo della donna in quanto donna (perché può diventare madre) è un tema generale e molto serio. Il giorno in cui sono state dette queste frasi, sono stata raggiunta per telefono da una giornalista del Corriere della Sera. Ho accettato immediatamente di fare l’intervista. Nel prendere le parti di una donna non faccio differenze tra difendere la ministra Boschi dal linguaggio usato da alcuni quotidiani e da espressioni sessiste e difendere Giorgia Meloni.
 
Coniugare il genere nelle posizioni di potere è una cosa che spesso irrita i maschi, ma ha suscitato delle reazioni negative anche da parte delle donne. Ministra, assessora, segretaria generale e via dicendo. Spesso appare come una forzatura inutile non crede?
 
Proprio in questo periodo a Potenza ho partecipato a uno dei tanti dibattiti che sto facendo sui 70 anni del voto delle donne e su cosa questo ha significato. Mi sono ritrovata nel dibattito con Lidia Menapace, 92 anni. Lei ha riaperto il tema del linguaggio, sui cui sono assolutamente d’accordo. Ma perché? Innanzitutto tu, donna, continui a usare un genere scientemente neutro quando hai una posizione di responsabilità o di potere, ti connotano come se fossi un maschio. Ti chiamano negando il tuo corpo: significa che ti stanno escludendo, ti stanno discriminando e stanno dicendo che tu non sei nel posto giusto. Perché quel posto è tipicamente ed esclusivamente per maschi. Quando tu, donna, non riconosci che i due generi fondamentali dell’umanità sono donne e uomini e il linguaggio non è inclusivo del riconoscimento dei due generi tu per prima usi violenza, usi esclusione e discriminazione.
 
Ma forse è più nell’uso comune che non in un utilizzo cosciente di una discriminazione. Non crede?
 
La questione è molto profonda. Il linguaggio e la mancata coniugazione di genere è uno degli elementi che discriminano le donne. Da qui si può arrivare anche a elementi di sopraffazione e di dominio che poi degenerano. Alcuni uomini si sentono forti del consenso culturale dell’habitat sociale, questo a volte porta anche alla sopraffazione e alla violenza fisica. Perché se tu, donna, non esisti nel linguaggio quando vieni chiamata, non esisti neppure negli altri ambiti. Non è una cosa banale, ma al contrario molto seria. Lo dico perché è esattamente questo il conflitto con la cultura e con la prassi dominante degli uomini di una società a dominio maschile. Io sono stata considerata una rarità, non solo nel mio attuale incarico, ma anche nel mio lavoro nel sindacato: appena sono diventata Segretaria Nazionale dei tessili della Cgil sul mio biglietto da visita c’era scritto Segretaria Nazionale o dopo “la Presidente del Sindacato Europeo”.
 
Segretaria però si presta a interpretazioni diverse…
 
Molti mi dicevano: le segretarie sono quelle addette alla segreteria. Rispondevo che era sbagliato ed ero “la Segretaria Generale così come in Senato sono “la Vice presidente del Senato”
 
 
Ma il “Segretario della Cgil”?
 
So benissimo che ci sono donne, compresa chi oggi dirige la Cgil (Susanna Camusso, ndr) che continuano a farsi chiamare “il Segretario Generale”. Faccio questo esempio perché mi ha particolarmente colpito. Ho molto spinto per la sua elezione. Lei ha una storia ed è stato un risultato importante che per la prima volta – dopo cento anni – in uno tra i più grandi sindacati europei, e soprattutto in Italia, una donna sia diventata Segretaria Generale della Cgil. Il segno dell’inclusione e della differenza sta anche nel linguaggio. Perché non ti devi chiamare Segretaria Generale della Cgil? Lei è assolutamente forte e autorevole per la sua funzione, ma così non sta dando un segnale alle giovani generazioni e alle altre donne. Se non ti fai nominare per quello che sei come uno dei due generi dell’umanità, stai dicendo che nei posti di responsabilità ci possono andare di norma gli uomini e che le donne sono eccezioni. E non che di norma anche per le donne è giusto che in base alle competenze, alle capacità e alle scelte democratiche ti faccia eleggere e venga eletta Segretaria Generale. Nominare il genere è inclusivo e io voglio un linguaggio inclusivo.
 
 
 
Difficile affermare questi principi nel nostro Paese?
 
In Italia si fa fatica. Ho un disegno di legge depositato all’inizio della legislatura e firmato da tutti ma non si riesce a metterlo all’ordine del giorno e a incardinarlo in prima commissione.
 
Di cosa tratta?
 
Dice che dobbiamo avere un osservatorio, una regola e che ogni politica che si decide di fare deve avere ex-ante la verifica di impatto su donne e uomini. Sul lavoro se si vuole superare le discriminazioni sulle giovani donne, si deve sapere quando si prende un provvedimento qual’è il suo impatto su uomini e donne. Bisogna nominare uomini e donne. Questo vale per le pensioni e per tutti gli altri temi. Ma se nel linguaggio, nella cultura e nella procedura corrente tu usi solo il genere linguistico scientemente neutro – che in realtà è maschile – non sei attrezzato nemmeno sulle tue scelte politiche, che hanno ricadute differenti su donne e uomini. Utilizzare il linguaggio in modo non neutro è corretto, la lingua italiana ci aiuta in questo. Si dice operaia e operaio ma appena sali nelle gerarchie diventa tutto maschile. Vuol dire che c’è un connotato di potere e di dominio che è una negazione della possibilità anche per le donne di ricoprire i ruoli importanti.
 
Queste battaglie e il fatto che rientrino spesso nella percezione del politically correct non rischiano di costruire dei luoghi comuni?
 
Non c’entra nulla il politicamente corretto. E’ invece giusto, equo e inclusivo. Quando parliamo di tanti soggetti, parliamo di inclusione. Non è politicamente corretto, è – insisto – riconoscere la realtà. Chi non la riconosce non è politicamente scorretto. È miope e bisogna che vada dall’oculista perché se io presiedo l’aula e mi si dice “Signore Presidente”, quando sono in buona rispondo “Lei stamattina non è passato dall’oculista. Mi dispiace ma io sto presiedendo e ho un corpo da donna”. E d’altra parte, se uno continua a dirti “Signor Presidente” in realtà ti sta insultando perché, praticamente, ti sta dicendo che sei lì a ricoprire impropriamente quella funzione. È un dato di realtà e, aggiungo, anche di conoscenza della lingua italiana. Per fortuna l’Accademia della crusca questa cosa comincia a riprenderla. Noi riconosciamo il genere maschile: non si capisce perché quello femminile non debba essere riconosciuto dal maschile. Non è una banalità, ma è mai possibile che ogni volta che leggo un testo, trovo sempre Senatore (perché non c’è Senatrice) e devo, ogni volta, correggere. Una battaglia che stiamo facendo e che si fa fatica a vincere perché ci sono sempre altre priorità. E perché lo zoccolo di potere maschile è forte e radicato e questa è un’altra parte di quel potere .
 
 
 
Le donne amministrano meglio, sono più affidabili nella gestione politica. Vero o esagerato?
 
In merito esistono studi internazionali che verificano soprattutto nel campo dell’imprenditoria. Non conosco studi sulla politica. La caratteristica delle imprenditrici, delle donne che si prendono delle responsabilità, è che in genere sono meno corruttibili – lo dicono i dati – più prudenti negli investimenti e per questo fanno valutazioni e si impegnano rispetto all’azienda su un periodo medio lungo o, diciamo, più efficiente e più efficace. Detto questo, ho sempre sostenuto che le donne non sono una categoria così come gli uomini non sono una categoria: sono diversi. È evidente, però, che la distorsione corruttiva oltre che riferita a gestioni negative del potere è stata, ed è ancora, prevalentemente maschile. Il cambiamento ti porta a dire: proviamo, diamo più spazio e non solo perché sia giusto in termini democratici, ma perché può favorire caratteristiche che appartengono di più, insisto – dati alla mano – per quello che sono state sperimentate, alle donne.
 
Nel panorama delle donne famose ci sono le artiste, le attrici, persino le scienziate ma non le politiche e non le imprenditrici. Prendiamo due esempi: Nilde Iotti e Marisa Belisario e pochissime altre. Da che cosa dipende secondo lei?
 
Dipende assolutamente dalla politica e dall’economia. Anzitutto le donne imprenditrici hanno portato cambiamento. A volte semplicemente per il fatto che lo fanno da donne, magari affrontando e introducendo caratteristiche di gestione aziendale – e credo che Marisa Belisario lo abbia fatto – attente al fatto che ci fosse presenza di donne e uomini. Anche per questo fu innovativa, per il suo tempo, per la sua epoca e per la sua modalità di contesto. Così come le politiche. Siccome dici la prima donna Presidente, la prima donna Ministro, anche questa logica vuol dire che sei un’eccezione, quindi in questo senso non stai dentro al percorso di normalità di potere degli uomini.
 
Sono segmenti della società in cui è particolarmente difficile per gli uomini riconoscere normalità alla presenza ai vertici delle donne?
 
Il campo della politica e quello dell’impresa – che poi sono il campo dell’economia e della decisione per la vita di tutti – sono i due luoghi in cui per gli uomini è più difficile riconoscere, e quindi lasciare lo spazio necessario, alle donne. Ma soprattutto riconoscerle. Credo siano i noccioli duri del potere maschile perché poi sono quelli che condizionano la vita. Non vengono in mente nemmeno nomi di donne Presidenti nella comunicazione. Non abbiamo direttrici di grandi testate di quotidiani. Ci sono, secondo me, grandi luoghi dei poteri maggiori – come l’economia, l’impresa, la politica e la comunicazione – dove questo tema viene rimosso. Nel momento in cui viene rimossa significa che si sta lavorando perché quella sia un’eccezione, un’icona da mettere lì ma non deve diventare normalità, cioè non deve diventare il luogo della condivisione sia nel fare impresa sia nel fare politica, sia nella comunicazione. Questo è il vero nocciolo. Quindi rispondo alla domanda: sì, è esattamente conseguenza di questo conflitto di ridistribuzione di opportunità e poteri.
 
Che mondo sogna?
 
Un mondo senza conflitti. Per i bambini voglio un mondo in cui non ci siano conflitti perché le diversità vengono riconosciute. Se riconosci le differenze e le valorizzi in un contesto democratico in cui nessuno viola la libertà e dignità di ciascuno il mondo è più tranquillo, più pacificato. Sono per un mondo senza conflitti; poi per il mio modo di essere, per la mia cultura e per la mia storia, sono da sempre legata all’attuazione piena, completa dell’art. 3 della Costituzione italiana che, nel secondo comma, dice che lo Stato deve rimuovere tutti gli ostacoli sostanziali che di fatto impediscono la libertà di tutti e la discriminazione.
 
 
http://www.tribunapoliticaweb.it/oggi/2016/08/03/32722_valeria-fedeli-intervista-esclusiva-la-parita-genere-non-centra-politically-correct-riconoscere-la-realta-non-lo-miope/

 
Callipo premio di produzione di 600 euro ai dipendenti PDF Stampa E-mail
Martedì 28 Giugno 2016 21:20  |  Scritto da Redazione
Filippo Callipo il re del tonno, ha mostrato come si ami il suo lavoro ed i suoi dipendenti.
Millionaire riporta la notizia di come questo imprenditore , nel vero senso della parola, abbia gratificato il lavoor di propri collaboratori/ dipendenti con 600 euro
Sono stati versati come premio di produzione per i risultati ottenuti nel 2015. 
Il fatturato complessivo del gruppo è stato di 54,6 milioni di euro.
La Callipo è l’azienda calabrese specializzata nella produzione di tonno in scatola

 


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