Frodi alimentari

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Primo piano
L'arte del pizzaiolo inserita nel patrimonio immateriale dell'UNESCO PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Dicembre 2017 15:50  |  Scritto da Redazione
 
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che il comitato per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco ha iscritto "L'Arte del Pizzaiuolo Napoletano" nella lista degli elementi dichiarati Patrimonio dell'umanità. 
 
La candidatura è stata avviata dal Mipaaf nel marzo 2009 ed è stata condotta da una specifica task force di esperti guidata dal professor Pier Luigi Petrillo.
 
"Il Made in Italy ottiene un altro grande successo - afferma il Ministro Maurizio Martina - È la prima volta che l'Unesco riconosce quale patrimonio dell'umanità un mestiere legato ad una delle più importanti produzioni alimentari, confermando come questa sia una delle più alte espressioni culturali del nostro Paese. È un'ottima notizia che lancia il 2018 come anno del Cibo. L'arte del pizzaiuolo napoletano racchiude in sé il saper fare italiano costituito da esperienze, gesti e, soprattutto, conoscenze tradizionali che si tramandano da generazione in generazione. È un riconoscimento storico che giunge dopo un complesso lavoro negoziale durato oltre 8 anni, che premia l'impegno del Ministero al fianco delle associazioni dei pizzaiuoli. Ringrazio le istituzioni locali, la Regione Campania, gli esperti del Ministero e tutti quelli che col loro impegno hanno reso possibile questo risultato che ribadisce il ruolo di primo piano svolto dal nostro Paese nel valorizzare la propria identità enogastronomica."
 
Nel 2010 è arrivata la proclamazione della Dieta Mediterranea, primo elemento culturale al mondo a carattere alimentare iscritto nella lista dell'Unesco; nel 2014, il riconoscimento della coltivazione della "Vite ad alberello" di Pantelleria, primo elemento culturale al mondo di carattere agricolo riconosciuto dall'Unesco. Ora "L'Arte del Pizzaiuolo Napoletano". Dei 6 elementi italiani riconosciuti dall'Unesco patrimonio dell'umanità, 3 sono riconducibili al patrimonio agroalimentare, a conferma che in Italia il cibo e l'agricoltura sono elementi caratterizzante la cultura del Paese.

 
Sequestrate 140 tonnellate di carne dannosa per la salute. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Dicembre 2017 15:17  |  Scritto da Redazione
​Nell’ambito di una più ampia strategia volta a contrastare condotte lesive della concorrenza e della salute pubblica, sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza di piacenza quasi 140 tonnellate di carne potenzialmente dannosa per la salute dei consumatori.
L’attività, svolta nell’imminenza delle prossime festività natalizie, scaturisce da un accurato monitoraggio effettuato, nell’intera provincia, sui soggetti operanti nel settore del commercio alimentare. Il tempestivo intervento delle fiamme gialle ha scongiurato il rischio concreto che il prodotto, sottoposto a sequestro, venisse illecitamente “lavorato” e rietichettato per la reimmissione in commercio di carne che, per l’ingente quantità, avrebbe potuto “invadere” vaste aree territoriali, raggiungendo migliaia di ignari consumatori.
I militari del Gruppo di Piacenza, richiesto ed ottenuto l’ausilio di personale della locale azienda sanitaria locale, che ha posto a disposizione le proprie specifiche competenze in materia, hanno rilevato che gran parte della carne recava una data di scadenza superata (a volte di oltre quattro anni), ovvero era sprovvista di qualsivoglia etichettatura utile a tracciarne provenienza e destinazione.
All’accesso nelle celle congelanti dello stabilimento di stoccaggio e trasformazione delle carni situato nella “bassa piacentina”, le fiamme gialle si sono trovate di fronte ad una situazione che avrebbe potuto provocare gravi ripercussioni sulla salute e sul mercato alimentare se non fosse stata stroncata prima dell’immissione in consumo del prodotto.
Tali fattispecie, unite alle carenze igieniche riscontrate ed al mancato rispetto delle procedure di autocontrollo e di un corretto mantenimento della catena del freddo (la carne era stata ricongelata dopo aver subito un fortuito decongelamento), hanno determinato il sequestro di tutto il prodotto detenuto in modo non conforme alle norme e l’applicazione, nei confronti della società detentrice della merce, di una serie di sanzioni di carattere pecuniario. L’operazione delle fiamme gialle ha consentito, al servizio veterinario della A.S.L., l’emanazione di un provvedimento di sospensione temporanea dell’attività di stoccaggio e deposito del prodotto congelato, che verrà in seguito interamente distrutto.
Parte della carne rinvenuta presso l’esercizio controllato, pur correttamente conservata, era posizionata all’interno delle celle in modo da occultare a prima vista i bancali di prodotto non in regola con la vigente normativa sanitaria.
Sono stati oggetto del provvedimento cautelare di sequestro complessivamente kg.139.029,00 di prodotto non destinabile al consumo umano e, nello specifico:
- 88.740,00 kg privi di qualsiasi indicazione e tracciabilità;
- 50.289,00 kg di prodotto con data di scadenza superata.
I risultati ottenuti si inquadrano nell’ambito delle attività istituzionali orientate prioritariamente alla tutela del mercato e della concorrenza, oltreché’ della saluta pubblica e testimoniano l’elevato e costante impegno profuso dal corpo a presidio della sicurezza economico-finanziaria del paese.
L’attività svolta vuole altresì costituire monito per tutti i consumatori e operatori del settore, affinché’ pongano massima attenzione, soprattutto durante le prossime festività, sulla provenienza e sulla scadenza dei prodotti alimentari, spesso commercializzabili a prezzi maggiormente concorrenziali.

 
NAS, controlli a tappeti in tutta Italia PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Dicembre 2017 13:53  |  Scritto da Redazione
Il Nas di Pescara, nell’ambito di una specifica attività di contrasto disposta dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute nel settore “funghi e tartufi”, ha effettuato un controllo presso uno stabilimento per la lavorazione di tartufi sito nella provincia di L’Aquila. Nel corso dell’ispezione è emerso che il proprietario dell’azienda aveva attivato un deposito di alimenti senza fornire la prevista comunicazione all’Autorità Sanitaria. I Carabinieri, considerate anche le carenti condizioni igienico sanitarie in cui versava l’edificio, hanno proceduto alla sua chiusura immediata.
 
Il NAS di Catania, invece, ha effettuato un controllo nel settore caseario. A finire sotto la lente di ingrandimento è stato un venditore ambulante della provincia etnea. Durante l’ispezione, eseguita con l’ausilio della locale Azienda Sanitaria Provinciale, è stato individuato un laboratorio abusivo per il confezionamento di prodotti lattiero – caseari, al cui interno sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro 3.800 kg di formaggi in cattivo stato di conservazione, privi di rintracciabilità, invasi da insetti e escrementi di roditori. Il controllo, esteso anche alle aree limitrofe al laboratorio, ha portato all’individuazione di una stalla abusiva e di un’altra struttura, ove era presente una cella frigorifera fatiscente contenente altri 500 kg di formaggi in fase di stagionatura.  Per le gravi violazioni riscontrate il commerciante è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria, mentre la merce in suo possesso, dal valore di circa 50.000 euro, è stata posta sotto sequestro. 
 
Il NAS di Catanzaro, a seguito di un controllo eseguito con il supporto dell’Arma territoriale, ha denunciato una persona per scarico di acque reflue industriali non autorizzato e assunzione irregolare di lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno. Nel corso di un’ispezione presso un frantoio della provincia di Catanzaro, infatti, i militari hanno accertato che il trentunenne proprietario versava gli scarti di lavorazione nella rete fognaria comunale e impiegava 4 stranieri irregolari nelle attività dello stabilimento. Durante la medesima attività di controllo, inoltre, sono emerse delle carenze igieniche tali da rendere necessario un provvedimento di chiusura immediata del frantoio. 
 
Il NAS di Parma, a seguito di un controllo eseguito unitamente ai colleghi del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Reggio Emilia, ha segnalato alle autorità amministrative il proprietario di un deposito alimentari del reggino. Nel corso delle attività ispettive, infatti, i militari non solo hanno scoperto che l’intera attività era stata avviata senza alcuna autorizzazione sanitaria, ma hanno  altresì rinvenuto 32.000 kg di prodotti alimentari (carni, conserve, bevande, farinacei), detenuti in precarie condizioni igienico sanitarie ed in parte scaduti di validità. La struttura e gli alimenti, posti sotto sequestro, hanno un valore di circa 1.800.000 euro. Infine, nel corso del medesimo controllo, i Carabinieri del N.I.L. hanno accertato che l’imprenditore utilizzava per lavorare nella sua azienda 2 lavoratori in nero.

 
NAS, controlli nel comparto dolciario PDF Stampa E-mail
Mercoledì 29 Novembre 2017 21:55  |  Scritto da Redazione
Con l’approssimarsi delle festività natalizie le famiglie italiane, tradizionalmente, aumentano il consumo di prodotti dolciari. Al fine di tutelare la salute pubblica e di diminuire la possibilità di frodi i Carabinieri del NAS, in questo periodo, sono particolarmente attivi nella vigilanza di questo specifico settore alimentare.
 
Nei giorni scorsi i militari del NAS di Napoli, al termine di un’ispezione presso una pasticceria/gelateria sita nell’hinterland partenopeo, hanno posto sotto sequestro un deposito per lo stoccaggio di alimenti in quanto attivato senza l’autorizzazione delle autorità competente e carente dal punto di vista igienico sanitario. Il valore della struttura e degli alimenti custoditi al suo interno, è di circa 10.000 euro. Il proprietario dell’esercizio commerciale, inoltre, dovrà oblare una violazione amministrativa di 5.500 euro.
 
I Carabinieri del NAS di Torino hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria due persone per frode in commercio e contraffazione di prodotti DOP. Le indagini dei militari torinesi sono partite da un controllo presso una gelateria sita nella provincia del Verbano – Cusio - Ossola, nel corso della quale veniva notato che il proprietario offriva in vendita un  gelato gusto “Pistacchio Sicilia (Bronte D.O.P.)”. Successivi riscontri documentali appuravano che il gelato in argomento era stato acquistato presso un ditta della provincia di Biella e che la stessa, per la preparazione dell’alimento, aveva utilizzato dei pistacchi forniti da un’azienda che, sebbene della provincia di Catania, non apparteneva al Consorzio di Tutela del pistacchio verde di Bronte DOP.
 
La denominazione di origine protetta (DOP), è un marchio di tutela giuridica della denominazione che viene attribuito a quegli alimenti che hanno particolari caratteristiche qualitative, derivanti dal territorio di provenienza e dal metodo con cui sono stati prodotti e gode di un rigoroso quadro sanzionatorio in caso di violazione della normativa che lo disciplina.

 
TAR del Lazio non sospende decreto grano/pasta. Dal 17 Febbraio scatta obbligo indicazione origine PDF Stampa E-mail
Mercoledì 22 Novembre 2017 19:38  |  Scritto da Redazione
Il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali comunica che il Tar del Lazio, con l'ordinanza n. 6194/2017, ha respinto la richiesta di sospendere il decreto interministeriale che introduce l'obbligo di indicazione d'origine del grano nella pasta. Il Tribunale ha ritenuto "prevalente l'interesse pubblico volto a tutelare l'informazione dei consumatori, considerato anche l'esito delle recenti consultazioni pubbliche circa l'importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese d'origine e/o del luogo di provenienza dell'alimento e dell'ingrediente primario". Il provvedimento firmato dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda entrerà in vigore come previsto il 17 febbraio 2018.
 
"La decisione del Tar del Lazio - ha commentato il Ministro Martina - conferma il diritto dei consumatori alla massima trasparenza delle informazioni in etichetta. Il nostro lavoro a tutela delle produzioni italiane va avanti, per valorizzare l'origine delle materie prime e rafforzare le filiere agroalimentari. Crediamo che questo provvedimento debba essere esteso a tutta l'Unione europea, perché si tratta di una scelta di equità, competitività e giustizia".
 
COSA PREVEDE IL DECRETO
 
Il decreto grano/pasta in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".
 
ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA
L'indicazione sull'origine dovrà essere apposta in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.
 
OLTRE L'85% DEGLI ITALIANI CHIEDE TRASPARENZA NELL'INDICAZIONE D'ORIGINE DI GRANO E PASTA
Oltre l'85% degli italiani considera importante conoscere l'origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.
 
 
 
 

 
Sequestrate oltre 1600 bottiglie di falso “Chianti DOCG 2015” PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Novembre 2017 21:36  |  Scritto da Redazione
I Carabinieri del NAS sono costantemente impegnati nell’attività di contrasto alle frodi alimentari ai danni di ignari consumatori.
 
In tale contesto i Carabinieri del NAS di Roma, nel corso di controlli sulla campagna di vinificazione 2017, in collaborazione con personale del locale l’Ispettorato Controllo Qualità e Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, hanno condotto un’ispezione presso una ditta di commercio al dettaglio di vino, procedendo al campionamento di alcune bottiglie di vino dichiarato in etichetta "DOCG CHIANTI 2015". Le successive risultanze analitiche hanno permesso ai militari di accertare che il prodotto commercializzato come vino a denominazione di origine controllata e garantita, non aveva in realtà le specifiche caratteristiche del disciplinare di produzione e, pertanto, hanno sottoposto a sequestro penale oltre 1.600 bottiglie di falso CHIANTI, per una valore di circa 15 mila euro.
 
A Torino, i Carabinieri del locale NAS hanno denunciato un ristoratore per frode in commercio, perché offriva nel menù alimenti di alta qualità e specifica provenienza quali “porchetta di Ariccia”, “speck Alto Adige IGP”, “trippa di Monacalieri”, “nduja di Spilinga”, “coppa piacentina DOP” ecc. che, tuttavia, non erano presenti nella cucina e nella dispensa all’atto dell’ispezione né risultavano nelle richieste ai fornitori, accertando che, in loro sostituzione, per la preparazione dei piatti offerti ai propri clienti, venivano utilizzati alimenti ordinari, di alcuna provenienza specifica e protetta.
 
Il NAS di Cosenza, nel corso di un controllo presso un’azienda agricola del cosentino, ha accertato che l’annesso laboratorio di imbottigliamento di olio versava in gravi condizioni igienico-sanitarie e risultava attivato in assenza di preventiva comunicazione all’Autorità Sanitaria. Per tali ragioni, il personale dell’Azienda Sanitaria Provinciale intervenuto su richiesta dei militari operanti, ha disposto la chiusura del laboratorio.
 
I Carabinieri del NAS di Latina, infine, a conclusione di un’ispezione presso un frantoio della provincia, hanno sottoposto a sequestro amministrativo circa 100 confezioni di conserve vegetali (olive in salamoia, peperoncini sott’olio e olio extra vergine di oliva) esposte in vendita presso l’annesso negozio con etichettatura irregolare perché priva della denominazione di vendita, delle informazioni sul produttore e sulla tabella nutrizionale nonché di documentazione atta ad attestarne la tracciabilità.

 


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