Frodi alimentari

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Rubrica
Il congelamento in loco nella ristorazione commerciale e collettiva . PDF Stampa E-mail
Venerdì 16 Marzo 2012 21:28  |  Scritto da Redazione

Il tema della liceità o meno dell'attività di congelamento in loco di alimenti originariamente freschi all'interno delle attività di ristorazione commerciale e collettiva ha sempre dato addito a differenti interpretazioni da parte degli organi istituzionalmente preposti alla sicurezza alimentare .
Verso la fine degli anni 80 ed inizi degli anni 90 vi era una forte corrente di pensiero che riteneva che anche l'attività di congelamento all'interno della ristorazione abbisognasse di una specifica autorizzazione (a norma dell'allora vigente articolo 2 della Legge 283/62) e non riteneva sufficiente ad inglobare tale attività autorizzazione sanitaria rilasciata sempre ai sensi dell'articolo 2 della Legge 283/62 per l'attività di preparazione e somministrazione in loco di alimenti rilasciate ai ristoranti ed attività consimili .
Alcuni pronunciamenti dell'A.G. negarono (A mio avviso correttamente ) , la necessità di usufruire di un ulteriore autorizzazione per svolgere tale attività nell'ambito della ristorazione ;
in quanto detta attività andava ricompresa nella Autorizzazione rilasciata in precedenza per l'attività di ristorazione .
Più correttamente l'attenzione si sposto da un profilo meramente autorizzatorio ad uno finalizzato alla verifica di una corretta ( per quanto possibile) prassi di congelazione in loco di alimenti originariamente freschi . 
Nella stragrande maggioranza dei casi veniva appurato che gli esercizi di ristorazione che si avvalevano di tale pratica ,usavano normali congelatori a pozzetto (tipo quelli normalmente usati per la conservazione dei gelati preconfezionati) . Queste apparecchiature sono essenzialmente a carattere conservativo , nel senso che la loro funzione e quella di conservare alimenti in stato di congelazione e/o surgelazione già processati all'origine .
Qualora vengano adoperati per la congelazione di alimenti originariamente freschi (di media o grande pezzatura ) il processo di congelazione sarà inesorabilmente lento 
con la formazione di cristalli di ghiaccio (Macrocristalli) di notevole spessore , i quali al momento dello scongelamento provocano una cospicua perdita di essudato di siero .
Perdita che si tradurrà in un depauperamento delle virtù nutrizionali dell'alimento meglio noto come "plasmolisi" (specie negli alimenti di origine animale) .
Non si pretende certamente un alimento ineccepibile e di alta qualità come quello proveniente dagli impianti surgelazione (Che altro non è che la più razionale tecnica di congelazione) , ma quanto l'adozione di cautele assai peculiari al fine di ridurre per quanto possibile la fenomenologia sopra descritta .
Sulla base di questo assunto diverse sentenze (anche recenti) hanno ravvisato in questi casi il sussistere dell'illecito a carattere contravvenzionale di cui alla lettera B della Legge 283/62 . Considerando la congelazione di alimenti freschi con modalità inidonee come una delle possibili non corrette modalità di conservazione delle sostanze alimentari in cui si sostanzia la violazione al disposto di cui alla lettera B della Legge 283/62 .
Situazioni quelle sopra descritte le quali a mio sommesso parere forse , vista l'accentuata perdita di principi nutritivi calzerebbe più la nozione di alimenti privati anche in parte dei propri elementi nutritivi sanzionata dalla lettera A del più volte citato articolo 5 della Legge 283/62 .
Sicuramente se oltre al processo condotto in modo palesemente inidoneo , si aggiunge (come spesso accade) il rinvenimento di derrate alimentari letteralmente pervase da brina di congelamento , confezioni con formazioni di ghiaccio , alimenti allo stato sfuso senza idonea protezione a diretto con le pareti del congelatore , conservazione promiscua di derrate alimentari di genere diverso igienicamente incompatibili , le cattive modalità di conservazione degli alimenti sicuramente si concretizzano .
Attualmente l'uso sempre più diffuso degli abbattitori di temperatura , i quali possono essere usati oltre che per il raffreddamento rapido degli alimenti (sopratutto di grossa pezzatura ) da consumarsi a distanza di tempo dal processo di cottura , anche per un rapido abbassamento della temperatura fino a livelli per consentire la congelazione degli alimenti .
Potranno utilizzati nelle attività di ristorazione commerciale per la congelazione razionale di piccoli quantitativi di alimenti funzionali all'attività .
In alternativa possono essere utilizzati anche congelatori con la funzione di congelamento rapido avendo pero cura di usare alcune cautele . 
Congelare alimenti di spessore e diametro molto piccolo per consentire una rapida penetrazione del freddo , preservare gli stessi mediante appositi sacchetti per alimenti , apporre la data di congelazione al fine di una corretta gestione dell'alimento nell'ambito dell'attività, utilizzare un attrezzatura adibita unicamente a tale scopo e non anche per la conservazione di alimenti già congelati e/o surgelati all'origine .
Da ultimo a mio parere , l'attività di cui sopra porterà ad un aggiornamento della denuncia di inizio attività . Analogamente a quanto richiedeva l'articolo 27 del D.P.R 327/80 per l'integrazione dell'Aut San ex articolo 2 Legge 283/62 

TDP Dr Fabio Ratti


 


 
La frode tossica PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Marzo 2012 21:29  |  Scritto da Redazione

 Uno dei primi riferimenti alla frode tossica , lo si può ritrovare nell'articolo 1 della Legge quadro sugli alimenti della Legge n° 283 del 30.04.1962 . L'ultimo  comma infatti prevede l'obbligo di denuncia immediata nei casi in cui le analisi effettuate sugli alimenti  evidenzino una frode tossica o prodotti pericolosi per la per la salute pubblica .

Senza attendere l'eventuale richiesta di analisi di revisione da parte dell'interessato (entro quindici giorni dal ricevimento della comunicazione) , come avviene per i casi meno gravi .

Tralasciando al momento la nozione di pericolosità in campo alimentare (La quale necessiterebbe di una trattazione a parte )  e da porre in risalto  come il successivo articolo 6 della stessa Legge 283/62  (modificato dal D.lgsvo 507/99) il quale contiene le pene previste per le infrazioni alla stessa Legge 283/62 (attualmente tutte depenalizzate ad eccezione  delle varie ipotesi di reato di cui all'articolo 5 ) considerasse appunto la frode tossica come un aggravante . 

Venendo ai casi concreti occorre nel caso di specie ,  come l'alimento non cagioni unicamente un intossicazione o un episodio tossinfettivo ma  vi deve essere a monte , un operazione dolosa da parte del produttore o del distributore della sostanza alimentare la quale si sostanzi in una vera e propria frode che possa arrecare nocumento alla pubblica salute .

A mio sommesso avviso questa nozione mal si concilia con i reati contravvenzionali  di cui all'articolo 5 della Legge 283/62 , i quali hanno essenzialmente natura colposa . 

In questi casi (molto più gravi) le ipotesi di reato più calzanti sono quelle previste dagli articoli 439 a 444 del vigente codice penale . 

Quindi lascia perplessi che nell'Ordinanza pubblicata dal Ministero della Salute in cui si parla specificatamente di frode e sofisticazione alimentare si pubblichino sentenze per reati a carattere contravvenzionale .
A titolo esemplificativo non credo si possa considerare una frode il riscontro di salmonella in un alimento da consumarsi tal quale (ready to eat) stante la natura della contaminazione . Al limite potrà rientrare nella nozione di pericolosità di cui all'articolo 444 del C.P .(Sostanze alimentari non adulterate ne contraffate ma comunque pericolose per la pubblica salute) , nel caso in cui la contaminazione determini una tossinfenzione .
E ancora lo stesso concetto può valere per il riscontro in un prodotto della pesca di concentrazioni di mercurio o cadmio superiori a quelle previste dalle vigenti disposizioni comunitarie . 
Stante il fatto che questa contaminazione non è alla base di un azione volontaria da parte dell'OSA ma dovuta principalmente all'impatto delle attività umane sull'ecosistema marino e fluviale .

TDP Dr Fabio Ratti

 
OBBLIGO Registrazione delle imprese agricole all’ASL Alla Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della SICILIA PDF Stampa E-mail
Giovedì 23 Febbraio 2012 07:43  |  Scritto da Redazione

Ci è pervenuto su inicazione del  dott. E. Niro una importante comunicazione su :OBBLIGO Registrazione delle imprese agricole all’ASL Alla Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della SICILIA


OGGETTO: OBBLIGO Registrazione delle imprese agricole all’ASL presentando la
D.I.A. ai sensi del Reg. CE 852 /04 per la “Produzione Primaria” - olive, uva,
cereali etc. e per i fini dell’igiene dei prodotti alimentari  e della sicurezza alimentare

Premesso che:
In relazione alla normativa vigente, l’ASL 9 di Trapani in data 4 marzo
2009 ha emanato il presente avviso  :   “ Il reg. CE 852/04 stabilisce l’obbligo
di registrazione per tutte le imprese alimentari, anche per quelle che operano
nella produzione primaria (colture di olive, uva, cereali, coltivazioni in
serra, ecc.). L’inosservanza di tale disposizione è sanzionata dal 
D.L.gs 193/07.
In Sicilia, le procedure per la registrazione sono quelle previste dal D.A.
27/02/08 (G.U.R.S. parte 1 n. 13 del 21/3/2008).
Pertanto, tutte le imprese interessate che operano nella produzione
primaria sono obbligate alla registrazione  presentando all’A.U.S.L. n. 9 di Trapani

Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione la D.I.A. secondo le
procedure stabilite nel D.A. 27/02/2008” n. 4 copie di progetto con tanto di
relazione tecnica a firma di tecnico agricolo e allegati vari.


Il decreto legislativo 193/07 all’art. 6 – SANZIONI  riporta:   ”…..
chiunque ai sensi del Reg. CE 852/2004,   non effettua la notifica all’Autorità
competente,  .......è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da
euro 1.500 a euro 9.000 ... etc.”

Considerato che:
La legge regionale n. 5 del 14 aprile 2009 –Norme per il riordino del
servizio sanitario regionale all’art. 26 prevede che:

1.  L’Assessore regionale alla sanità disciplina la semplificazione delle
procedure relative ad autorizzazioni, certificazioni ed idoneità sanitarie,
individuando i casi di abolizione di certificati in materia di igiene e
sanità pubblica sulla base dell’evoluzione della normativa comunitaria e nazionale,
nonché degli indirizzi  approvati dalla Conferenza delle Regioni  e delle
province autonome.

2.  Entro il 31 marzo di ogni anno il Presidente della Regione presenta all’
Assemblea regionale siciliana un disegno di legge di semplificazione della
normativa regionale in materia sanitaria.
Visto che:

- altre Regioni hanno definito quale  aziende escludere  da tali obblighi.

- la regione Piemonte ha escluso dall’obbligo della presentazione della DIA
tutte le aziende con volume di affari fino a  7.000,00 €.

- l’Assemblea della Regione Sicilia nella seduita n. 71 del  10 marzo 2009
ha approvato la mozione che impegna il Governo della Regione e per esso l’
Assessore alla Sanità a modificare, nel più breve tempo possibile, il
decreto del 27 marzo 2008;

Per quanto  premesso e considerato, si invita a chiedere alla Regione
Sicilia e all’Assessore alla Sanità Russo di  prendere le opportune iniziative al
fine di semplificare le procedure alla maggior parte degli agricoltori ed
alleviare i costi specialmente alle piccole imprese agricole.

La REGIONE Sicilia, dovrebbe escludere dall’obbligo di registrazione molte
aziende agricole  individuando vari criteri di esclusione:
•Volume di affari pari o inferiore  a  € 7.000,00 / anno;
•Conferitori delle proprie produzioni a organismi di trasformazione privati
cooperative agricole etc. Trapani, lì 6/10/2009

IL PRESIDENTE
Dr. Agr.  Giuseppe Pellegrino

 
Testo MOZIONE:S.1/00547 [Combattere la contraffazione alimentare e sostenere il made in Italy] PDF Stampa E-mail
Lunedì 13 Febbraio 2012 23:35  |  Scritto da Redazione

 Atto Senato     Mozione 1-00547 presentata da GIANPIERO D'ALIA   martedì 7 febbraio 2012, seduta n.670   D'ALIA, FISTAROL, GALIOTO, GUSTAVINO, GIAI, MUSSO, SBARBATI, SERRA, VIZZINI - Il Senato, 


 premesso che: 

 l'agroalimentare è uno dei settori strategici su cui investire per rilanciare lo sviluppo del Paese attraverso, da un lato, la valorizzazione del prodotto italiano di qualità e, dall'altro, la repressione di dinamiche distorsive di tipo contraffattivo o parassitario che ne minano la reputazione e la diffusione; 
 ogni anno il made in Italy subisce un danno valutabile, secondo il rapporto Coldiretti/Eurispes, in circa 60 miliardi di euro, che, tradotto in termini occupazionali, significa 300.000 posti di lavoro in meno; 

 a danno dell'agroalimentare si registra infatti un allarme contraffazione; le frodi alimentari colpiscono made in Italy e qualità, oltre a rappresentare una minaccia alla salute; 

 la dimensione internazionale del fenomeno impone limiti oggettivi alle azioni di contrasto dirette; 

 la realtà delle frodi alimentari ha raggiunto livelli impensabili con quella che oggi viene chiamata agropirateria che consiste nella contraffazione di un prodotto alimentare sfruttandone la reputazione e la notorietà, imitando nomi, marchi, aspetto o caratteristiche; 

 il business dell'agroalimentare è sempre più appetibile per la criminalità organizzata e l'industria della contraffazione. Tra i tanti dati preoccupanti c'è quello secondo cui il 5,6 per cento di questo business criminale, cioè circa 12,5 miliardi di euro, finisce nelle mani della criminalità organizzata; 

 una battaglia per la legalità è quindi necessaria non solo per tutelare la salute dei cittadini, ma anche per proteggere dalla lunga mano dei truffatori e della criminalità organizzata questo importante comparto. Non è un caso che a crescere siano proprio le falsificazioni dei prodotti tipici certificati e di quel made in Italy, famoso in tutto il mondo, che alimenta buona parte delle nostre esportazioni; 

 con particolare attenzione vanno difese dalle frodi le piccole e medie aziende che rappresentano il target più sensibile alle mire dei gruppi organizzati che speculano sul settore con profitti di milioni di euro; 

 mentre nel mercato interno agisce soprattutto la contraffazione, sui mercati internazionali il Paese deve difendersi dalle imitazioni, che sono diventate una vera spina nel fianco, visto che il made in Italy nel campo alimentare è il più copiato in assoluto; 

 sul piano dell'assetto normativo, come emerge dalla Relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, istituita presso la Camera dei deputati, il quadro di riferimento italiano può essere considerato tra quelli maggiormente evoluti a livello dei Paesi industrializzati; tuttavia la vetustà di alcune disposizioni ne consiglierebbe una rivisitazione, in termine di condotte e di relative sanzioni, che tengano conto delle mutate esigenze di protezione e di tutela, da rapportare oggi a processi produttivi completamente cambiati e altamente tecnologici, a relazioni economiche di carattere più spiccatamente transnazionale nonché ai crescenti interessi della criminalità organizzata in materia di contraffazione; 

 la riforma attuata in forza della legge n. 99 del 2009 ha introdotto una nuova fattispecie di delitto contro l'economia pubblica (art. 517-quater del codice penale, rubricato "Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari"), con la medesima legge è stata prevista la competenza della procura distrettuale antimafia per il reato di cui all'art. 416 del codice penale finalizzato alla commissione dei delitti di cui agli articoli 473 e 474 del codice stesso, rispettivamente riguardanti "Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni" e "Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi"; 

 tuttavia, non è ad oggi prevista la competenza della procura distrettuale antimafia e quindi il coordinamento della procura nazionale antimafia per la fattispecie di associazione a delinquere finalizzata ala realizzazione di condotte di contraffazione delle indicazioni di origine in materia agroalimentare; 

 inoltre sul fronte della tutela del consumatore, pur esistendo una norma, l'articolo 518 del codice penale, che prevede la pena accessoria della pubblicazione della sentenza in caso di condanna per alcuni delitti nella materia delle frodi e delle false o fallaci indicazioni, si segnala che tale norma non menziona ai fini dell'applicazione della predetta pena accessoria la fattispecie di cui all'articolo 517-quater del codice penale; è necessario invece che il consumatore sappia chi fa la contraffazione; 

 merita inoltre una riflessione, come evidenzia la Relazione parlamentare succitata, la problematica della vendita di prodotti contraffatti attraverso Internet. Infatti, l'anomalia dell'offerta o la facilità di simulare l'autenticità, la possibilità di scegliere tra un'amplissima tipologia di punti vendita virtuali, la disponibilità di sistemi di pagamento on line, ovvero di una capacità logistico-distributiva che spesso non opera con tali approfondimenti sulle piccole spedizioni che interessano i consumatori finali, costituiscono tutti elementi che favoriscono un uso illecito della rete e quindi la stessa contraffazione via web; 

 l'approccio alla problematica non può essere affrontato però solo in termini repressivi, occorre agire anche attraverso mirate campagne d'informazione, come suggerisce la Relazione parlamentare della Commissione d'inchiesta; 

 è necessario inoltre un diverso approccio culturale, come auspicato dal Procuratore generale antimafia. Infatti se è vero che in questo campo l'Italia ha ormai una legislazione all'avanguardia, è anche vero che il nostro resta uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla contraffazione e, allo stesso tempo, uno dei Paesi in cui si consumano di più prodotti contraffatti; per questo, quando si acquistano prodotti non originali, si deve essere consapevoli che si sta finanziando la criminalità organizzata; 

 un'azione mirata di informazione e promozione dovrebbe riguardare, poi, i mercati esteri, per abituare i consumatori di quei Paesi a saper distinguere un vero prodotto italiano da servili imitazioni ovvero da azioni parassitarie che richiamano l'italianità; 

 un forte aiuto in tal senso deriva dalla previsione di sistemi di etichettatura e tracciabilità capaci di rendere più trasparenti le varie fasi del processo produttivo in modo da "raccontare" la storia di un dato prodotto dalla scelta dei sistemi di coltivazione/allevamento, alle diverse fasi di elaborazione, fino al suo arrivo sullo scaffale di un esercizio commerciale; 

 risulta essenziale conoscere ed esplicitare, quale criterio di orientamento per l'acquisto dei consumatori, l'origine del prodotto che, nel caso dell'alimento, essendo in gioco un valore come quello della salute, assume il ruolo di garanzia di rango costituzionale; 

 in tal senso appare urgente dare immediata attuazione alla legge 3 febbraio 2011, n. 4, recante "Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari", attraverso l'emanazione dei decreti interministeriali di cui al comma 3 dell'articolo 4; 

 in questa ottica è necessario poi promuovere un impegno presso le istituzioni europee per superare lo stallo attuale alla normativa UE sul marchio obbligatorio di origine (proposta di regolamento sul cosiddetto "made in"); 

 la Relazione parlamentare segnala inoltre che, anche in seno all'accordo commerciale per la lotta alla contraffazione (Acta), il quale mira a completare l'accordo Trip's, sottoscritto dall'UE, dagli Stati Uniti e da altri nove Paesi, la linea sostenuta dall'Italia non ha trovato adeguato riconoscimento; 

 per combattere questa piaga è necessario coordinare la nostra attività con quella dell'UE, ma anche con il Wto, l'Organizzazione mondiale per il commercio, cercando di superare problemi e resistenze; 

 premesso altresì che: 

 un punto critico è il cosiddetto italian sounding; esso è un fenomeno legato a quei prodotti che, pur non essendo tecnicamente contraffatti, richiamano in qualche modo, nei colori e nei nomi, l'italianità degli ingredienti, della lavorazione o del prodotto stesso senza però che le materie prime e la relativa lavorazione siano effettivamente italiane; 

 l'italian sounding sottrae notevoli potenzialità alle esportazioni nazionali e, raramente sconfinando nell'illecito, risulta difficilmente contrastabile; 

 spiace registrare che la tutela a livello internazionale avverso il fenomeno dell'italian sounding e la tutela delle denominazioni di origine e dei prodotti di qualità in generale non ha registrato significativi passi in avanti; 

 la sempre maggior transnazionalità del fenomeno contraffattivo impone quindi un forte impegno, a livello europeo e internazionale, per giungere alla definizione di un quadro di regole comuni che risponda a principi di reciprocità ed efficacia; 

 a livello nazionale, inoltre, occorre mantenere un fronte unitario, che veda coinvolti tutti gli attori istituzionali ed il mondo delle imprese, attraverso una più forte ed intensa collaborazione; 

 la difesa delle produzioni tipiche non può prescindere quindi dal contrasto alla contraffazione, da un'informazione chiara e trasparente ai consumatori ma anche dalla promozione del consumo di prodotti alimentari "a chilometro zero" provenienti da filiera corta al fine di privilegiare la distribuzione alimentare basata sul rapporto diretto tra produttore e consumatore; 

 in tal senso, il cosiddetto decreto liberalizzazioni presenta interventi normativi a favore del sistema agroalimentare italiano puntando al rilancio degli investimenti nel comparto e ad una maggiore solidità finanziaria delle aziende agroalimentari, ispirandosi a criteri di trasparenza nei rapporti di filiera, efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa; 

 considerato che: 

 quella della contraffazione e della tutela del made in Italy è solo una delle tante problematiche che affliggono il comparto; 

 nel 2011 in Italia sono state chiuse circa 20.000 aziende agricole. Nel settore agricolo operano 845.000 imprese iscritte al registro delle Camere di commercio la cui competitività rischia di essere fortemente compromessa; 

 il 2012 si è aperto con i problemi di sempre, un mondo agricolo in crisi, imprese strette da costi opprimenti, prezzi non remunerativi e redditi in caduta; 

 ad una già grave situazione si sono aggiunti, tra le altre cose, la tassazione di immobili e terreni agrari, l'aumento delle accise sui carburanti, quello dei contributi previdenziali, l'azzeramento delle agevolazioni nelle zone montane e svantaggiate. L'imposta municipale unica (IMU) avrà un impatto pesante su terreni agricoli e fabbricati rurali andando a tassare quelli che sono, di fatto, mezzi di produzione per le imprese agricole. Appare necessaria quindi una netta differenziazione del trattamento fiscale per chi il terreno lo usa per vivere e lavorare; 

 l'insostenibile situazione ha dato luogo al cosiddetto "movimento dei forconi" che, partito dalla Sicilia, recependo il disagio, non solo degli agricoltori, ha denunciato la criticità del comparto evidenziando la mancanza di profitti e l'aumento dei costi, l'alterazione dei prezzi da parte di un mercato globalizzato, della grande distribuzione, dei prodotti importati e spacciati per locali, e chiesto a gran voce misure per contenere il costo del carburante agricolo, il corretto utilizzo dei fondi europei e il blocco delle riscossioni di tributi e contributi per chi è in difficoltà; 

 più dettagliatamente tale movimento, con particolare riguardo alla Sicilia, ha avanzato la richiesta dello stato di crisi di tutto il comparto produttivo, la riduzione del prezzo del carburante, la sospensione dei pignoramenti, il rifinanziamento delle aziende per due anni con prestiti agevolati; l'eliminazione dell'ICI e dell'IMU sui fabbricati rurali e terreni; il blocco delle cartelle esattoriali e del fermo amministrativo dei mezzi di lavoro; la modifica dell'art. 36 dello statuto siciliano; la riduzione dei pedaggi sui traghetti per le merci siciliane da esportare al Nord; l'utilizzo dei fondi comunitari ancora non spesi per finanziare le aziende; la riforma della politica comunitaria, il blocco delle importazioni di grano, olio, ortofrutta, eccetera, di cui la Sicilia è eccedentaria nella produzione; l'obbligo nelle mense ospedaliere e scolastiche di consumare prodotti agricoli siciliani possibilmente biologici; la riconferma delle giornate lavorative per i braccianti agricoli; il ripristino e finanziamento delle leggi sulle calamità naturali; il rispetto del contratto collettivo di lavoro dei braccianti agricoli; 

 da queste denunce emerge, con drammaticità, come la pressione fiscale e gli oneri burocratici che schiacciano il comparto dell'agroalimentare ne mettono a dura prova la competitività rispetto a altri Paesi le cui produzioni non sono gravate da corrispondenti carichi fiscali e burocratici; 

 solo con nuove politiche, sia a livello comunitario che nazionale, e con interventi realmente incisivi sarà possibile far uscire dalla crisi un comparto che resta il perno su cui poggia gran parte del sistema del made in Italy nel mondo con evidenti risultati economici e di immagine; 

 considerato altresì che: 

 la proposta di riforma sulla politica agricola comune (PAC) entra nel vivo in vista della sua applicazione nel periodo 2014-2020; 

 la redditività delle aziende agricole negli ultimi 10 anni si è assottigliata, la forbice tra prezzi e costi produttivi si è allargata, mentre le banche hanno chiuso molte linee di credito. È necessario che la PAC sia uno strumento di tutela dell'agricoltura italiana introducendo chiarezza sulle regole e riconoscendo adeguate risorse ai produttori, non tanto e solo in base alla superficie agricola ma alla qualità della produzione, introducendo norme più rigide sulle indicazioni dei prodotti, sull'etichettatura e sulla difesa del made in Italy dalle contraffazioni; 

 i cosiddetti "pagamenti agroambientali" costituiscono uno degli strumenti d'intervento previsti dal vigente ordinamento comunitario nel settore agricolo; 

 la misura si pone l'obiettivo di fornire agli agricoltori aiuti, erogati annualmente in funzione della superficie coltivata (o dei capi allevati), volti a compensare le perdite di reddito o i costi aggiuntivi conseguenti all'applicazione di metodi di produzione più compatibili con l'ambiente (agricoltura biologica, riduzione di input, eccetera) e con la necessità di salvaguardare la biodiversità (cura del paesaggio agrario, coltivazione di vegetali minacciati di erosione genetica, allevamento di razze animali in via di estinzione, eccetera); 

 le risorse sono erogate dalle singole Regioni che le programmano nei relativi Piani di sviluppo rurale (PSR), grazie a fondi di provenienza comunitaria (FEASR); 

 i vantaggi offerti dei "pagamenti agroambientali" risultano molteplici: innanzitutto intervengono direttamente e senza intermediazione in favore degli agricoltori, riducendo gli sprechi di sistema ed il rischio d'infiltrazione da parte delle organizzazioni criminali; la loro programmazione, gestione ed erogazione risultano semplici e trasparenti, garantendo la possibilità di impiegare utilmente le risorse comunitarie ed evitarne la dispersione; sostengono l'adozione delle buone pratiche agricole, che permettono di migliorare la qualità dei prodotti (e di conseguenza la salute di chi li consuma) e tutelare meglio l'ambiente ed il paesaggio; affermano il ruolo sociale e di presidio del territorio da parte degli agricoltori, visti non solo come produttori ma come garanti della manutenzione del suolo, della tutela della biodiversità, del rispetto dell'ambiente rurale; 

 ciò si pone in piena coerenza con gli indirizzi fondamentali della nuova PAC che intende far prevalere il sostegno all'attività dell'agricoltore rispetto al mero sussidio delle produzioni, 

 impegna il Governo: 

 1) a rilanciare gli investimenti nel settore agroalimentare, con particolare riguardo ai contratti di filiera; 

 2) a riequilibrare i rapporti interni alla filiera agroalimentare anche al fine di contrastare i comportamenti lesivi a danno delle piccole e medie aziende, che, tra le altre cose, si trovano in sofferenza per il dilatarsi eccessivo dei termini di pagamento da parte degli operatori forti; 

 3) a prevedere misure di sostegno per l'acceso al credito; 

 4) a garantire una maggior trasparenza dei rapporti all'interno della filiera; 

 5) ad assumere una iniziativa legislativa che recepisca i rilievi della Relazione parlamentare sulla contraffazione nell'agroalimentare affrontando il tema del made in Italy nella sua complessità, coordinando meglio la normativa esistente e adottando misure che scoraggino l'industria del falso, come ad esempio la previsione dell'interdizione dall'attività per i soggetti che producono e mettono in commercio imitazioni delle migliori lavorazioni italiane; 

 6) ad emanare i decreti interministeriali di cui al comma 3 dell'articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4, dandone piena attuazione; 

 7) a sostenere l'esportazione di prodotti realizzati nel Paese con materie prime ed occupazione locale e a scoraggiare, di contro, quelle iniziative imprenditoriali che, più che dedite all'internazionalizzazione, delocalizzano e mettono in commercio prodotti che non presentano le caratteristiche di tipicità ed originalità proprie delle eccellenze del territorio del Paese, facendo concorrenza sleale; 

 8) ad assumere iniziative volte a contrastare la contraffazione via Internet; 

 9) ad adoperarsi affinché la lotta alla contraffazione sia considerata una priorità per la politica europea, oltre che a livello nazionale, e a promuovere, anche in sede di riforma della PAC, forme di coordinamento più stringenti a livello UE, con l'obiettivo di superare problemi e resistenze, anche a livello mondiale (Wto); 

 10) a prevedere delle opportune misure al fine di alleggerire il carico fiscale sul comparto agricolo e agroalimentare in modo particolare riguardo all'IMU, al contenimento del costo del carburante agricolo e ai contributi e tributi prevedendo anche forme di sospensione e dilazione dei pagamenti; 

 11) in particolare, a sostenere gli imprenditori del comparto agricolo e agroalimentare tipico i quali abbiano una situazione debitoria conclamata ed irrecuperabile o difficilmente esigibile o eccessivamente onerosa, i quali adottino altresì un regime contabile e fiscale ordinario e si associno in forma cooperativistica o di società di persona, esentandoli dalle sanzioni per carichi tributari altrimenti irrecuperabili e dilazionando la sorte capitale in almeno 15 anni gravandola solo degli interessi legali; 

 12) inoltre, a disporre l'inapplicabilità e statuire l'invalidità dei fermi amministrativi sui beni mobili soggetti a trascrizione i quali siano utilizzati come mezzi ordinari di produzione fino al limite di 15.000 euro; 

 13) a permettere la distruzione dei beni mobili soggetti a trascrizione obsoleti sottoposti a fermo amministrativo in modo da evitare la moltiplicazione dell'indebitamento del contribuente; 

 14) a permettere la vendita dei beni mobili soggetti a trascrizione sottoposti a fermo amministrativo con cessione del prezzo all'erario fino all'importo delle somme dovute con liberazione degli stessi dal fermo; 

 15) ad adottare interventi per una razionalizzazione degli adempimenti burocratici; 

 16) a sostenere la competitività anche avendo riguardo a misure quali il credito d'imposta per finanziare ricerca e innovazione in agricoltura; 

 17) a garantire un pieno e corretto impiego dei cosiddetti pagamenti agroambientali. 

 (1-00547) 
 

 
Editoriale gennaio 1/2012 PDF Stampa E-mail
Mercoledì 25 Gennaio 2012 21:59  |  Scritto da Redazione

 

L’editoriale

Di Francesco Luongo ( Direttore Frodialimentari.it)
Un momento di informazione per i consumatori e di formazione chi intende approfondire regole, cultura e prospettive di uno dei pochi mercati di punta del nostro paese. Tutto questo ed altro è e sarà Frodialimentari.it che  inizia il suo primo anno da testata giornalistica del settore agroalimentare. Il mangiar sano non è più solo uno stile di vita, ma una impresa sempre più difficile anche per le famiglie. I prodotti alimentari e la loro adulterazione e contraffazione  sembrano aver suscitato gli immensi appetiti della  criminalità organizzata e non più solo di piccoli speculatori all’ingrosso o al dettaglio. Da tempo pubblichiamo  notizie di inchieste giudiziarie ed azioni delle Forze dell’ordine e degli altri organismi di controllo finalizzate a stroncare i reati connessi alle frodi. Veri e propri network criminali sono all’opera ogni giorno, sfruttando le opportunità di una economia globalizzata, per fare soldi mettendo a rischio la salute dei consumatori con prodotti fatti passare per italiani o, peggio, privi dei minimi standard di qualità e salubrità. Non parliamo solo di “Italian sounding” ovvero spacciare all’estero alimenti  come italiani, (solo nel mercato Usa 24 miliardi di valore di prodotti sono riferibili all'imitazione italiana) l’assalto è oggi direttamente alla tavola degli italiani. Il Procuratore Antimafia Piero Grasso ha recentemente confermato “l’esistenza di nessi mafiosi in tutta la filiera agroalimentare. Dall'acquisizione dei terreni, alla manipolazione dei prodotti, ai trasporti, alla gestione dei supermercati”. I pericoli per la salute di tutti sono evidenti ed aggravati da decenni di interramento di rifiuti tossici anche in zone ad alta produttività agricola al nord come al sud del Belpaese. Rilevante anche il danno economico provocato da questo stato di assedio del mercato da parte delle agromafie stimato  in  12,5 miliardi di euro 
e 5,3 miliardi di mancate entrate fiscali, per non parlare dei 250 mila i posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni. Queste giornate di scaffali vuoti e prezzi alle stelle a causa dei cosiddetti “Forconi” stanno facendo comprendere a cittadini ed istituzioni l’eterna centralità dell’alimentazione nella quotidianità, e come basti poco per mettere a rischio stili di vita e di consumo che pensavamo immutabili. Da queste pagine continueremo nell’opera di informazione svolta sino ad oggi con professionalità e approfondimenti scientifici che coinvolgeranno i principali esperti ed operatori del settore, senza mai tralasciare di valorizzare le tante eccellenze ancora esistenti sul mercato.
 

 
D.M. n. 5464 del 3 agosto 2011 - Norme in materia di leggibilità delle informazioni inerenti l'origine dei prodotti alimentari PDF Stampa E-mail
Lunedì 29 Agosto 2011 20:51  |  Scritto da Redazione
 Il 3 agosto il ministro ha firmato 
D.M. n. 5464 del 3 agosto 2011 - Norme in materia di leggibilità delle informazioni inerenti l'origine dei
 prodotti alimentari.

 Il decreto è composto da 26 considerando e da 9 articoli ognuno per il tipo di prodotto:
Art. 1 olio di oliva;
Art. 2 carni bovine;
Art. 3 carni di pollame;
Art. 4 miele;
Art. 5 latte fresco;
Art. 6 passata di pomodoro;
Art. 7 altezza del carattere e contrasto;
Art. 8 smaltimento scorte;
Art. 9 abrogazioni.
“La trasparenza dell’etichetta costituisce uno strumento fondamentale per la tutela dei nostri prodotti alimentari, per il rispetto nei confronti dei consumatori e dei produttori. Non è ammissibile che vengano percepiti, come italiani, prodotti che non lo sono. I nostri agricoltori lavorano per realizzare produzioni di qualità elevata e i consumatori devono essere messi in condizione di riconoscerle. Proprio per questo dobbiamo evitare che le informazioni sull’origine vengano riportate con caratteri poco leggibili o posizionate in modo da essere difficilmente percepibili” ha commentato il Ministro.

Il provvedimento entrerà in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana
 
 
il Decreto è scaricabile al seguente link

 


 


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