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Italian sounding
San Daniele sfida la sua imitazione canadese PDF Stampa E-mail
Giovedì 30 Maggio 2013 18:03  |  Scritto da Redazione
 Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele in collaborazione con AICIG (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche) ha avuto pero' un'idea originale per dare al consumatore la percezione esatta del problema, organizzando una degustazione comparata tra il prosciutto originale e una sua imitazione. E' nato cosi', l'incontro per la stampa e gli operatori del settore dal titolo DOP e DOPPIONI che si e' tenuto ieri pomeriggio nella sede romana della AICIG di via XX Settembre 98/g e che ha messo a confronto la celebre DOP Friulana con un prosciutto canadese che viene commercializzato come "San Daniele".
  "Il caso del Prosciutto di San Daniele e' particolarmente significativo - ha commentato il Presidente di AICIG Giuseppe Liberatore al termine dell'incontro - perche' e' un esempio di come all'estero, in assenza di adeguati strumenti legislativi di tutela per i nostri prodotti, si renda possibile produrre e commercializzare qualcosa che non solo sfrutta l'italiansounding ma addirittura si appropria dei loghi che lo identificano. Uno degli obiettivi principali di AICIG e' proprio quello di contrastare questi fenomeni, e lo fa battendosi quotidianamente anche in sedi internazionali perche' venga riconosciuta la massima tutela alle eccellenze rappresentative del made in Italy agroalimentare. Questo incontro e' servito non solo a mettere al centro dell'attenzione l'importanza della denominazione, ma ha altresi' ribadito la necessita' di lavorare insieme per garantirne la protezione".
  Il caso della nazione nord americana e' dunque un buon esempio delle problematiche che incontrano le DOP italiane in giro per il mondo. Dagli anni '70 infatti la St. Maria Foodsltd di Brampton utilizza la denominazione "San Daniele" grazie a una registrazione del marchio in Canada che viene apposto su prosciutti crudi, mortadelle e speck, tutti pero' prodotti localmente. Un'attivita' che contribuisce per circa il 50% al giro di affari dell'azienda stimato in 1 miliardo di dollari canadesi (ca 748 mln di Euro). Ma non e' soltanto il nome a essere fuorviante: loghi e immagini che compaiano sulle pagine web dell'azienda, e tutto il contesto grafico, evocano in maniera inequivocabile la vera citta' di San Daniele con la raffigurazione dei luoghi fisici come le colline, il paese e le Alpi che si trovano in provincia di Udine. "E' importante realizzare iniziative come questa - ha affermato il Direttore del Consorzio del Prosciutto di San Daniele Mario Emilio Cicchetti - perche' consentono di portare a conoscenza dei media la problematica facendo toccare con mano le differenze.
  La produzione italiana di DOP e IGP costituisce un asset della produzione industriale del nostro paese oltre che un importante comparto per le esportazioni. Tutelare i marchi e le denominazioni italiane all'estero costituisce un primo importante passo per sostenere il settore ed incentivare l'export".
  Durante l'incontro di ieri, la differenza l'ha fatta soprattutto il gusto. Per la prima volta, infatti, si e' resa possibile in Italia una degustazione comparata dei due prodotti nelle stesse condizioni e si e' potuto apprezzare come in realta' l'origine geografica della produzione dia risultati anche organolettici molto differenti. Problematiche simili a quella del Prosciutto di San Daniele in Canada si riscontrano un po' per tutte le DOP italiane nel mondo e questo incontro ha rappresentato il primo passo per una serie di confronti simili, destinati a educare il consumatore e a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla tutela di quello che e' un inestimabile patrimonio italiano.(AGI) Bru
 
Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti premiati come soci onorari di Coldiretti Pavia PDF Stampa E-mail
Sabato 02 Marzo 2013 16:53  |  Scritto da Redazione

 Giovedì 27 febbraio il Gruppo CRESCO di Coldiretti Pavia, accompagnato dalla collega Luisa Dosseni, organizzatrice della visita e da Alberto Lucotti, presidente di Terranostra Pavia, è stato ospite, negli studi di Canale 5, della trasmissione Striscia la Notizia. Per l'occasione la delegazione di Coldiretti Pavia ha consegnato a Ezio Greggio, Enzo Iacchetti e Jimmy Ghione, la tessera di socio onorario di Coldiretti Pavia.
Dopo il premio "cavaliere dell'agricoltura" che Coldiretti ha voluto riconoscere a Jimmy Ghione, Coldiretti Pavia ha premiato i conduttori della notissima trasmissione per l'intensa attività di denuncia del falso made in Italy che ha portato a conoscenza di milioni di telespettatori le truffe perpetrate ai danni di produttori e consumatori con la produzione e la vendita dei "wine kit" e il furto di identità e di valore che porta sulle tavole di tutto il mondo un'enorme mole di cibo contraffatto.
"Abbiamo assegnato a Greggio, Iacchetti e Ghione la tessera onoraria ? ha commentato Giuseppe Ghezzi, presidente della Coldiretti di Pavia ? perché attraverso le loro denunce siamo riusciti a portare a conoscenza del grande pubblico il fenomeno dell'italian sounding che corrisponde a 60 miliardi di euro l'anno ovvero il triplo della nostra vera produzione agroalimentare". Il gruppo CRESCO, la giovane compagine di crescita formativa di Coldiretti Pavia, ha colto l'occasione per omaggiare i conduttori di Striscia la Notizia con una gamma dei prodotti rappresentativi del nostro territorio. "La partecipazione di Coldiretti Pavia e gli omaggi delle specialità pavesi sono state tanto gradite ? ha commentato Alberto Lucotti ? che abbiamo ricevuto da Ezio Greggio, Enzo Iacchetti e dall'intera redazione l'invito a replicare la visita nelle prossime settimane".

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/
 
Premio Cavaliere dell'Agricoltura a inviato di Striscia La Notizia PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Febbraio 2013 21:07  |  Scritto da Redazione

 Per la prima volta è stato assegnato il premio   Cavaliere dell'Agricoltura, conferito da Coldiretti, ad una trasmissione televisiva. Il premio è stato congerito a Jimmy Ghione, presso la sala del Consiglio della Camera di Commercio di Roma,  con la seguente motivazione: “Per la serietà del lavoro svolto e l’impegno profuso dall’inviato e dall’intera redazione di Striscia la Notizia nella lotta al falso Made in Italy alimentare che in Italia e nel mondo vale 50 miliardi di euro e provoca la perdita di posti di lavoro e la chiusura delle imprese, in un difficile momento di crisi”. Da anni Striscia si occupa di contraffazione alimentare e di italian sounding. DIversi casi, fra cui quelli più eclatanti  quello del wine kit infatti i servizi sono stati fatti dall’Inghilterra al Belgio, dalla Svezia al Canada, fino ad arrivare negli Stati Uniti d’America.

 

 

 
La contraffazione/ italin sounding vien sempre più da lontano PDF Stampa E-mail
Martedì 08 Gennaio 2013 08:57  |  Scritto da Redazione

 Che i prodotti italiani fossero oggetto dei pirati ( pirateria del marchio) è una cosa vecchia quando il mondo.. ma che anche in Messico fosse patria del tarocco ci giunge nuova: vi riportiamo uno stralcio dell'articolo uscito su   http://piacenzanight.com che ci segnala proprio questo:

"L'ultima segnalazione circa una grave contraffazione giunge dal Messico. Di recente è stato denunciato da alcuni concittadini in vacanza, che nei supermarket del paese centroamericano viene messo in vendita in bella mostra sugli scaffali un prosciutto la cui denominazione fa propendere in maniera a dir poco truffaldina a considerarlo come "Prosciutto di Parma". Peraltro, sulla confezione è messo in bella mostra l'indirizzo di un sito web (www.parma.com.mx) dove vengono pubblicizzati diversi prodotti alimentari a "marchio" Parma e che ovviamente nulla hanno a che fare con i prodotti tipici del capoluogo emiliano.
Non è la prima volta che il consorzio del tipico prosciutto di Parma è nel mirino dei contraffattori"

Per continuare a leggere l'articolo basta andare sul sito di piacenzanight 

 
Il ‘Made in Italy’ a tavola è sempre più ricercato: attenti ai ‘tarocchi’! Il Corpo Forestale dello Stato ci mette in guardia. PDF Stampa E-mail
Giovedì 06 Dicembre 2012 21:01  |  Scritto da Redazione

  

Ad alto rischio ‘tarocchi’ non sono solo gli italiani, ma soprattutto quanti all’estero sono buongustai e privilegiano prodotti tipici e rinomati col marchio ‘made in Italy’. Un marchio soggetto, per la sua ricercatezza, a sempre più frequenti adulterazioni, tant’è che il Corpo Forestale dello Stato (Cfs) ,ha promosso l'iniziativa 'Vero o falso, come difendersi dalle agropiraterie’. Dopo le ultime operazioni di sequestro di funghi, solo detti falsamente, italiani, a Potenza, di  quattro quintali di formaggi e insaccati a Brescia, di porchetta di Ariccia con falso marchio Igo a Roma, di otto tonnellate di prodotti ittici a Napoli e Caserta, di 3.500 litri di falso olio extravergine di oliva Dop a Foggia e poi di 700 litri con falsa etichettatura a Napoli, e persino 2.000 etichette contraffatte di cipolle rosse di Tropea a Vibo Valentia, si fa pressante la necessità di combattere un’ agro pirateria, che non sembra voler  risparmiare più ne' le tipicità a basso ricarico, come il pane di Matera, ne' un prodotto gourmand come il tartufo.
Ormai lo sfruttamento illecito della reputazione Dop, o di un’indicazione geografica, o ancora del marchio ‘made in Italy’, è difficile scovarli, considerando pure che con la globalizzazione il prodotto è scollegato dalla sua origine e si rivela davvero un’operazione complessa, rintracciare l’originalità degli alimenti.
Il mercato è ormai invaso dai tarocchi italiani, cosa dovuta anche e soprattutto al fatto che le pene per chi commette questo tipo di reato sono molto lievi, se non viene arrecato danno alcuno alla salute dei consumatori. Ma il danno arrecato all’Italia? Non sembra cosa di poco conto, considerando pure la staticità della nostra economia, se le falsificazioni continueranno a costarci decine di miliardi di euro all’anno, sarà per noi un’altra spina nel fianco, che renderà la situazione ancor più ‘dolorante’.
 Il Corpo forestale dello Stato ha sensibilizzato tre anni fa le agenzie internazionali Interpol ed Europol ad aprire un desk sulla contraffazione agroalimentare all'interno dell'ufficio che si occupa dei reati in danno alla proprietà intellettuale. Ad oggi i paesi aderenti alla week of action ovvero alla "settimana operativa di controllo", che prende il nome di Operazione "Opson", sono diventati 21.
Ovviamente il Cfs, non è un corpo che da solo può combattere questo mondo sporco dell’agropirateria,  occorrerebbe dotare gli organismi di polizia giudiziaria di poteri investigativi quali, ad esempio, la capacità di condurre operazioni sotto copertura e sarebbe necessario aggredire il patrimonio dei soggetti dichiarati responsabili dei reati di contraffazione e adulterazione attraverso la confisca dei beni utilizzati per commettere i reati stessi; adottare misure pesanti anche se questi atti illeciti non danneggiano la salute dei consumatori, per dar valore al patrimonio alimentare di ciascun paese, prescindendo da ogni tipo di conseguenza, cosa che richiederà un ‘trattamento a parte’.
Di Rosita Conte
 
Azienda inglese multata per contraffazione PDF Stampa E-mail
Venerdì 16 Novembre 2012 23:47  |  Scritto da Redazione

 Per fortuna non sempre la fanno franca in caso di italian soundind. Infatti da una notizia appresa da www.tempi.it si evidenzia che 
  una azienda inglese produttrice di pesto è stata multata per aver contraffatto il pesto usando olio diverso da quello elencato in etichetta. La Stark Naked food infatti si vantava di portare nelle maggiori catene di supermercati dei prodotti biologici e fatti con ingredienti genuini, strillati sulle confezioni. In realtà, però, il “virgin oil” contenuto nel pesto era olio di semi di girasole, molto più economico e reperibile in Gran Bretagna. Per avere ingannato i consumatori, l’azienda produttrice si è vista recapitare una multa di 22 mila sterline per la legge di sicurezza alimentare, 1500 sterline per reati di tutela dei consumatori e 5000 per spese legali. La Stark Nadked foods, che ha un patrimonio di 1,2 milioni di sterline, è famosa in patria per essere una delle più grandi produttrici di erbe alimentari, tra cui anche il basilico usato nel pesto. L’azienda ha modificato la dicitura e si è scusata dicendo che la colpa era stata di un manager, che aveva fatto cambiare le ricette senza aggiornare le etichette.




 


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