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Interviste


Intervista a Giuseppe Festa Direttore Scientifico del Corso di Perfezionamento Universitario in "Wine Business" (Distra - UniSa) PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Settembre 2013 09:44  |  Scritto da Redazione
Il comparto del vino , in Italia, è  in ascesa. Secondo i dati forniti dall’ ISMEA pubblicati   sui primi 6 mesi del 2013    le vendite sono cresciute del 4% nel primo semestre. Fondamentale quindi tutelare e valorizzare tale comparto. 
Una delle strategie da perseguire per promuovere una delle principali fonti di introiti nell’economia nazionale è quella di formare addetti che siano in grado di essere competitivi nel mercato globale.
A tal proposito, abbiamo intervistato, Giuseppe  Festa, Ricercatore ("Economia e gestione delle imprese") presso la Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Salerno, dove è docente di "Economia e gestione delle aziende sanitarie" e di "Politiche e gestione dei beni culturali" ed è inoltre Direttore Scientifico del Corso di Perfezionamento Universitario in "Wine Business" (Distra - UniSa).
Il professore Festa, ci ha come si leggerà di seguito, fornito molti spunti sul comparto enologico.
 
 
1. Professore, può spiegare ai nostri lettori la necessità e l’importanza di istituire un corso di perfezionamento sul wine business? Di che cosa si tratta? A chi è rivolto?
L’Italia è dotata di un patrimonio ampelografico, territoriale ed enologico tra i più importanti al mondo, forse il più importante in assoluto, almeno in termini di varietà. Se negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento decisamente notevole della qualità “media” del vino italiano, è tuttavia anche vero che forse c’è ancora molto da fare sul lato imprenditoriale e manageriale, soprattutto in termini di marketing, comunicazione e distribuzione. Il Corso di Perfezionamento in Wine Business dell’Università di Salerno nasce proprio per soddisfare queste esigenze: si rivolge a coloro che già lavorano o che ambiscono a lavorare nel comparto vitivinicolo, in possesso di laurea almeno triennale, allo scopo di studiare il mondo del vino in una prospettiva economica e aziendale.
 
2. Il settore enologico è uno dei settori trainanti dell’economia locale oltre che nazionale; secondo la sua esperienza, i produttori  italiani sono coscienti di questa rilevanza e sono pronti a contrastare la concorrenza?
Sicuramente ne hanno piena coscienza. Credo tuttavia che talvolta possano avvertire una qualche difficoltà nel tramutare tale consapevolezza in opportune strategie, metodologie e applicazioni, soprattutto quando di tratta di agire, muoversi e competere su mercati internazionali (com’è ormai non opportuno, ma necessario). Anche per questi motivi è indispensabile che si attivino adeguati percorsi di ricerca e formazione per l’impresa vitivinicola.
 
3. Una delle problematiche legate alla produzione di vino di eccellenza è quello relativo agli illeciti. Qual è la sua opinione al riguardo?
Il rispetto delle regole, la responsabilità sociale, l’etica d’impresa sono concetti ormai ampiamente condivisi dalla comunità imprenditoriale e accademica come pilastri fondamentali dell’impresa moderna. È chiaro che in settori e mercati considerati naturalmente “green”, com’è il caso del vino, i consumatori siano più sensibili a eventuali illeciti, anche solo potenziali. Il rischio maggiore, oltre ovviamente alla situazione fraudolenta in sé e ai relativi danni, riguarda tuttavia la reputazione, che dal mio punto di vista è un elemento importantissimo nei mercati del vino, quasi fino a diventare una componente del terroir nel caso dei vini di eccellenza.
 
4. Come è riuscito il settore vitivinicolo italiano a superare la crisi relativo al metanolo?
Puntando sulla qualità a tutti i costi, facendo un uso mirato (ossia saggio) della tecnologia in vigna e in cantina (comprendendo finalmente che “il vino del contadino” è un auspicio spesso foriero di disastri…) e investendo sempre di più sulla comunicazione del vino. La strada del vino italiano verso una qualità sempre più diffusa e sempre più elevata è ormai stabilmente tracciata. Di tutto questo, onestamente, dobbiamo ringraziare imprenditori e operatori che hanno intrapreso con successo, ma anche con immensa fatica, una salita molto ripida, perché quello scandalo aveva davvero annichilito la reputazione del vino all’interno e all’esterno dei confini nazionali.
 
 
5. Quali, secondo lei, le strategie da porre in essere per sostenere il mercato del vino?
In primo luogo, è fondamentale una maggiore presa di consapevolezza a livello istituzionale, sia locale sia nazionale, dell’importanza del comparto vitivinicolo, da considerare nella sua filiera allargata. Nel caso del vino, infatti, abbiamo operatori che separatamente o simultaneamente appartengono al settore primario (coltivazione dell’uva), al settore secondario (produzione del vino) e al settore terziario (dalla vendita all’enoturismo). Considerando soltanto il mercato del vino in senso stretto, nel 2012 tutti le più autorevoli fonti di dati sul settore concordano nel valutare le sole esportazioni italiane in circa 4,7 miliardi di euro (la domanda italiana è invece in calo), a rinforzare un valore complessivo dell’agroalimentare che diventa la prima voce dell’export Made in Italy. Una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, pertanto, non soltanto sarebbe doverosa, ma anche lungimirante (penso al disboscamento di un’eccessiva burocrazia, a finanziamenti più consistenti e mirati, alla promozione finalmente “istituzionale” dei territori, ecc). Uno sforzo di marketing, tuttavia, va chiesto anche agli imprenditori, ovviamente nel loro stesso interesse: la competitività all’estero è avvantaggiata dalla nostra straordinaria ricchezza enologica (così diversa per vitigni, terroir e interpretazioni enologiche) o invece danneggiata dalla mancanza di percorsi imprenditoriali che si basino sull’aggregazione e sulla collaborazione? Sarà anche dalla soluzione a questo “dilemma” che passerà la definitiva consacrazione del vino italiano come “re” dei mercati mondiali.
 
A cura di Anna Zollo
 
Intervista a Celso Paganini PDF Stampa E-mail
Domenica 01 Settembre 2013 21:15  |  Scritto da Redazione
L’italian sounding è uno dei principali fenomeni di illegalità   esistenti nel settore agroalimentare. 
Il  Made in Italy agroalimentare genera un fatturato annuo pari a 124 miliardi di euro, 25 dei quali provenienti dall’export, il volume di affari  in cui si aggira l’Italian sounding nel 2013 è di circa   60 miliardi di euro.
I dati evidenziano come nei soli  Stati Uniti il valore del fake food si aggira verso i 20 miliardi di dollari contro 2  miliardi dell’ export delle imprese italiane 
Un fenomeno cresciuto del 900% negli ultimi anni con qualche eccellenza in pole position nella classifica dei prodotti taroccati: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Mozzarella di Bufala, Prosciutto di Parma e San Daniele.
 
Per comprendere in modo più dettagliato il problema abbiamo intervistato un noto Importatore Italo Americano. Il signor Celso Paganini, Amministratore della   Porto Pavino LLC
 
Intervista a Celso Paganini
 
1. L’Italian Sounding è una delle piaghe che l’Italia deve affrontare, secondo la sua esperienza è necessario predisporre  maggiori strumenti e azioni del marchio Italia?
Sicuramente si. In “americano” si dice, che senza “enforcement and prosecution” le leggi non valgono niente. Questo è ciò che accade qui negli USA. Molti produttori di “fake Italian”, si possono permettere ancora oggi di essere presenti sulla maggioranza degli scaffali della GDO americana, senza incorrere in molti rischi. Non è giusto, ma non abbiamo istituzioni/organi interessati a fare “enforcement and prosecution” qui negli USA. Devono essere dedicate delle risorse a questo.
Provi lei un attimo a copiare dei film con diritti di autore americani. Rischia di finire in galera. Copiare prodotti italiani o nomi di prodotti italiani, per i quali i nostri produttori hanno impiagato secoli per raggiungere un elevato livello di qualità e di gusto, è un crimine che passa sempre ancora impunito. All’inizio dei film americani appare sempre il simbolo della FBI con i riferimenti di leggi varie del codice penale e alle relative sanzioni. Sui certi nostri prodotti applichiamo timidamente marchi IGP o DOP, e niente altro …
Lei non si immagina quanto viene rubato alla nostra cultura nel food. Sta a noi fare pulizia, a far apprezzare e proteggere il prodotto autentico italiano.
2. Signor Celso, si è mai scontrato con persone che hanno commercializzato falso prodotto Italiano?
Si, capita spesso. Esempio “Italian Sweet Red Onion”, prodotte in California. Con i formaggi la situazione è particolarmente complessa: Provolone, Parmigiano, etc. tutti prodotti nello stato del Wisconsin. Quel che mi preoccupa ancora di più è il comportamento di alcuni dei maggiori importatori italo-americani, che vendono centinaia di milioni di dollari di prodotti a loro marchio, prodotti che vengono erroneamente identificati dal consumatore americano come prodotto italiano. Si permettono di usare il loro marchio su prodotti non italiani, ingannando così il consumatore americano. Questo per me è tradimento, perché questa gente, che si è arricchita a sproposito con l’Italia, in particolar modo nel dopoguerra e nei tempi in cui la Lira perdeva il 10% di valore ogni anno, e quindi l’Italia era un po’ come la Cina oggi. Quasi a scopo di lucro, questa categoria di persone, invece di rimanere fedele al Paese che li ha fatti crescere e diventare importanti, lo tradisce e lo danneggia commercializzando dei prodotti che sembrano italiani o sono riconosciuti dai consumatori come tali, senza ovviamente esserlo.
3. Se si  come si è comportato?
Di solito rendo attente le autorità italiane qui negli USA, di solito l’ICE. Con le cipolle c’è stato un scambio epistolare tra ambasciata italiana a Washington e il dipartimento dell’agricoltura americano (USDA) indotto dall’ICE di New York.  La situazione è stata monitorata ed è tornata, in parte e per qualche anno, alla normalità. 
Ci sono molti altri prodotti (troppi) che vengono contraffatti e non c’è un’autorità dedicata a fare questo lavoro sistematicamente, con metodo, e quindi è poco realista aspettarsi che istituzioni per preposte a svolgere altre attività possano impiegare o dedicare del tempo ad un lavoro mastodontico come questo.
4. Ci sono delle norme a supporto del Marchio Italia? Secondo lei sono sufficienti?
Le norme ci sono, devono solo essere applicate in maniera sistematica. Come dicevo prima, manca l’“enforcement and prosecution”, non le leggi. Tenga presente che negli Stati Uniti d’America la proprietà intellettuale è la più protetta al mondo, in particolare brevetti, film, etc. Dobbiamo usare le medesime “armi” che usano gli americani per proteggere la nostra “Intellectual Property” nell’agroalimentare. Quelli della moda in Italia si sanno difendere abbastanza bene, sono solo quelli dell’agroalimentare che sono indifesi, e non si muovono con sistema, uniti. Serve più coordinazione nello sforzo, servono delle task force per ogni tipologia di agroalimentare.
5. Cosa si deve fare secondo Lei per contrastare questo fenomeno così lesivo per l’immagine e l’economia Italiana?
Creare delle istituzioni dedicate a questo, con degli specialisti, e con della gente sveglia che trova le maniere giuste per muoversi. Solo negli USA si pensa che il settore del “Fake Italian” sia dieci volte superiore a quello che viene importato nel food (fonte ricerca ICE). Cioè $3.5 miliardi di food imports, contro $35 miliardi di “Fake Italian”. Sono negli USA si parla di un danno di queste cifre. Sarebbe nell’interesse di tutti i cittadini italiani investire (anche solo €1 milione) per creare un’istituzione dedicata. Conosco delle persone che rappresentano associazioni di categoria italiane negli USA, che conoscono queste problematiche molto bene, e che potrebbero partire immediatamente in questo campo.
6. Lei dirige una importante azienda importatrice di prodotti italiani, dopo tanti scandali l’italian style è ancora richiesto?
L’Italian style è richiesto più di prima e i consumatori americani iniziano a capire la differenza tra la cucina italo-americana e la vera cucina italiana. Sarebbe bene far capir loro anche che diversi importatori italo-americani, stabili da oltre mezzo secolo, hanno perso la connessione con l’Italia, non parlano più italiano, e sono deviati troppo con il tempo dall’autentico italiano. Non sono più in grado di fare onore ai nostri prodotti.
 
 
 
7. E’ stato da poco in Italia, secondo lei gli imprenditori e la politica italiana sono pronti per il mercato globale?
Con la logistica via mare l’Italia purtroppo è ancora un po’ indietro, specialmente nel settore ortofrutticolo con trasporto refrigerato. Transit time da medioevo. Gli imprenditori italiani nel food, ma anche negli altri settori sono invece tra i migliori al mondo, e nonostante un ambiente non particolarmente fertile a idee nuove, a prodotti nuovi, più in generale agli imprenditori, i nostri sono prontissimi ad affrontare ed approfittare della globalizzazione.
 
8. Il prodotto italiano è ancora competitivo? Se no in cosa dovrebbe migliorare?
Si, lo è ancora, non per il prezzo, ma per l’elevata qualità. E’ importantissimo poter comunicare al consumatore la differenza, educare il consumatore a come gustare, assaporare i nostri prodotti. Quando poi avranno imparato, li avremo catturati. Quando riescono ad  assaporare una pera Abate Fetel con una combinazione dei nostri formaggi migliori, non lo dimenticheranno più, e quando si vogliono concedere un momento di piacere, ritornano a comperare i nostri prodotti, non per il prezzo, ma per il sapore, per l’aspetto salutare, e per la storia, la cultura che ci sta dietro.
9. Come è possibile, secondo la sua esperienza combattere, l’avanzata dei paesi emergenti quali Cina, Corea, etc?
Creando punti di differenza e comunicando. Comunicare è fondamentale perché il nostro prodotto è qualitativamente migliore, più buono e più sano. Comunicare la dieta mediterranea. Comunicare il nostro modo di vivere e di assaporare i nostri pasti. Per l’Americano medio, mangiare è semplicemente l’adempimento di un bisogno fisiologico, come per automobile fare la benzina ad un distributore. Per noi italiani no, mangiare è un momento nel quale ci si riunisce, è un momento sociale, parla stando assieme e ci si prende il tempo per assaporare ciò che è stato cucinato. Ciò aiuta anche al nostro corpo e alla nostra mente ad assimilare meglio ciò che magiamo, e quindi a farci vivere meglio. Noi italiani tendiamo ad avere un approccio molto più Slow Food rispetto agli Americani che sono più Fast Food, con tutto ciò che questa differenza comporta: obesità, malattie cardiovascolari, diabete, etc. 
Noi italiani dobbiamo rappresentare i nostri prodotti, dobbiamo differenziarci con la nostro cultura nel food e non dobbiamo lasciarci andare a combattere battaglie di prezzo, nelle medesime arene dove combattono chi della nostra cultura alimentare non ha ancora capito nulla.
10. Signor Celso lei è italo Svizzero Americano, cosa le resta della sua parte italiana?
La passione, la mia dedizione a lanciare prodotti autentici italiani negli USA. La mia vita è dedicata a questo.
11. La sua azienda nello specifico cosa tratta?
Siamo specializzati sulle cose più difficili da importare, l’ortofrutta fresca, ma stiamo facendo molta ricerca anche su salse per pasta, pasta, oli di oliva extra vergine, e altri prodotti food, che andremo a commercializzare direttamente con la GDO americana e con i maggiori distributori HORECA americani.
12. Lei ha cominciato la sua attività di import, con suo padre può dirci cosa è cambiato da allora nel mercato internazionale?
Moltissime cose sono cambiate. Mio padre esportava dall’Italia verso la Svizzera, e a quei tempi servivano personaggi del genere (anni cinquanta sino 1981), visto che le tecnologie di raffreddamento e di trasporto, le comunicazioni, le differenze culturali, giustificavano questo ruolo. Al giorno d’oggi, con la globalizzazione, le filiere diventano sempre più corte, più efficienti, e diventa difficile interfacciare tra l’Italia e la Svizzera, ma è sempre ancora una necessità tra l’Italia e gli USA.
Il processo di importazione negli USA è estremamente e volutamente complicato. La differenze culturali in generale e specificamente nel business sono molto più importanti da quello che può apparire dopo una prima ricerca. Purtroppo l’Europa occidentale e gli USA e Canada, sono sempre culture occidentali, ma tra gli stati UE e gli USA c’è un abisso da questo punto di vista.
Chi è Celso Paganini 
Fondatore e CEO,  
Porto Pavino, LLC, una società che opera nel settore dell’ alimentazione mediterranea che, principalmente  importa frutta e verdura belle ed ha lanciato    il marchio BellaVita
Porto Pavino LLC BellaVita opera sotto l'egida del capogruppo Porto Pavino, un'azienda alimentare che importa frutta e verdura belle d'Italia e la Mediterraneo, con sede a Chatham, nel New Jersey. BellaVita prodotti sono stati importati negli Stati Uniti dal 2002, e la famiglia Paganini opera nel settore ortofrutta   nell’ esportazione dall 'Italia verso l'Europa da quasi  100 anni. http://www.bellavitafoods.com
 A cura di Anna Zollo
 
 
Cosa bere e mangiare in vacanza? Intervista a Marco terlizzi della TOP CARIBE PDF Stampa E-mail
Mercoledì 26 Giugno 2013 17:02  |  Scritto da Redazione
Le testate gionalisitiche Frodialimentari.it e consumerismo.it, in collaborazione con la top sardinia e caraibe propongono un mini decalogo per come comportarsi durante le vacanze all’estero in aree esotiche.
 
 Per capire bene i problemi che si trovano ad affrontare i turisti quando affrontano un viaggio esotico, inerenti l’alimentazione abbiamo chiesto a Marco Terlizzi responsabile dell’ufficio commerciale: www.topsardinia.it e www.topcaribe.it, alcune delucidazioni in merito.
 
 
 
Cosa bere e mangiare in vacanza?
 
Gentilissimo  Marco, lei collabora con un  importantissimo Tour Operator, quindi chi più di lei può fornire indicazioni e consigli ai nostri lettori su come comportarsi in  vacanza. I dati mostrano come, ancora troppi sono i casi di perosne che si sentono male in  particolari aree vacanziere, nonostante i consigli e le raccomandazioni  che gli addetti  prima di partire danno ai turisti. 
 
1.   Come si deve  comportare chi per la prima volta decide di fare una vacanza nei paesi esotici?
- Dovrebbe innanzitutto documentarsi su eventuali problematiche e relative precauzioni da adottare; un primo aiuto di solito è fornito dall’agente di viaggio; è comunque opportuno consultare il proprio medico curante che saprà consigliare in base alla destinazione, gli appositi medicinali da portare in viaggio.
-
2. Il viaggio in paesi esotici  se non organizzato in modo corretto potrebbe comportare dei problemi, quali sono quelli più ricorrenti?
- I problemi più ricorrenti sono ovviamente legati all’alimentazione, infatti sono all’ordine del giorno la dissenteria ed il vomito.
3. Che tipologia di soggetti prenota una vacanza per paesi “sensibili”?
- Chi prenota viaggi per questo tipo di destinazioni, di solito è un  viaggiatore esperto che conosce quindi le precauzioni essenziali da adottare per non incorrere in problematiche legate soprattutto all’alimentazione.
4. Hanno nozioni su come comportarsi? Cosa mangiare e bere?
- Essendo dei viaggiatori esperti, di solito la maggior parte ha già avuto almeno un’esperienza negativa e pertanto ha imparato a comportarsi in  modo adeguato sapendo bene cosa mangiare e bere.
5. Sono a conoscenza della profilassi necessaria?
- Di solito lo sono, ma seppure non lo fossero oltre all’agente di viaggio anche i cataloghi dei tour operator forniscono notizie dettagliate in merito.
6. In quali nazioni è necessario essere più attenti?
- Di solito le aree a rischio sono comprese fra i Tropici del Cancro e del Capricorno e soprattutto verso l’Equatore; nella fattispecie le zone più a rischio sono l’Africa equatoriale, l’Amazzonia, molti dei  paesi orientali tra Myanmar ed Indonesia;  c’è da sottolineare però che oltre a particolari situazioni climatiche e morfologiche, concorrono alla pericolosità anche particolari situazioni economiche e politiche. 
7. Secondo lei le indicazioni del Ministero degli interni sono sufficienti?
- Le indicazioni sono sufficienti, il problema in realtà è legato alla divulgazione di queste informazioni che andrebbero più pubblicizzate soprattutto sui classici canali professionali turistici, ad esempio siti istituzionali quali viaggiaresicuri.it e dovesiamonelmondo.it andrebbero promossi sui cataloghi dei tour operators e con materiale informativo nelle agenzie di viaggio.
8. Quali sono, secondo la sua esperienze le azioni da compiere?
- Premetto che per legge i viaggiatori devono essere sempre informati dall’agenzia di viaggio e dal tour operator delle precauzioni sanitarie da adottare se previste per le destinazioni verso la quale si stanno recando; ciò premesso, è sempre opportuno stipulare una assicurazione che interviene in caso di problemi sanitari durante il viaggio, anche se normalmente è fornita dal tour operator con il quale si effettua la prenotazione. 
9. A chi rivolgersi in caso di problemi legati al vitto in una vacanza
- Di solito il primo passo è contattare l’assistente locale, poi eventualmente l’agenzia di viaggio dove si è effettuata la prenotazione; in caso di problema sanitario bisogna contattare l’assicurazione che in base alla gravità del problema decide di intervenire fornendo assistenza, predisponendo il rientro con mezzi sanitari appropriati, o se non c’è gravità, semplicemente rimborsando al rientro le spese sanitarie sostenute per curarsi.
10. È a conoscenza della percentuale di casi di persone che si sono sentiti male per non aver rispettato le norme  classiche di tutela relativo al cibo ed alle  bevande in vacanza?
- Reali percentuali non ne conosco, per esperienza però posso affermare che nelle destinazioni a “rischio” il 10-20% ha problemi di dissenteria, fortunatamente sono rare le patologie più gravi.

Top Sardinia Shangrilà Vacanze, la   nasce nel 1983 come Tour Operator specializzato per la Sardegna e per numero di passeggeri e volume di traffico si colloca tra i leader nazionali sulla destinazione Sardegna. Gli uffici operativi di Santa Teresa di Gallura garantiscono un'attenta verifica dei servizi offerti ed una costante ricerca di nuove opportunità per rendere una vacanza sull'isola sempre più ricca di attrattive. Agli uffici di Roma sono affidati la diversificazione e lo sviluppo del prodotto, attraverso la creazione di nuove proposte, concretizzata con un'ampia offerta sui Caraibi e sulla Sardegna.
Per i viaggi  nelle isole dei caraibi è sorta  TopCaribe che presenta le isole più esclusive, gli alberghi più prestigiosi, tours del Messico ed estensioni negli Stati Uniti con l'utilizzo di voli di linea e/o voli speciali da Milano e Roma, con possibilità di collegamenti da tutte le città Italiane.
 
 
 
Intervista a Silvia Biasotto-Dipartimento Nazionale Sicurezza Alimentare MDC PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Aprile 2013 22:34  |  Scritto da Redazione
Continuano le nostre interviste rivolte ad esperti, questa settimana è nostra ospite ( che ringraziamo per la gentile disponibilità) la Dottoressa Silvia Biasotto Dipartimento Nazionale Sicurezza Alimentare MDC.
 
1) I consumatori e la crisi un binomio di cui si parla molto anche nel settore alimentare. Qual è la situazione delle famiglie italiane?
E’ di oggi la notizia che in Italia sono oltre 4 i milioni le persone assolutamente povere nella media del 2013, rispetto al dato certificato dall’Istat di 3,5 milioni circa per il 2011. In 5 anni il nostro Paese ha prodotto circa 615 nuovi poveri al giorno e secondo Confcommercio l’anno passato è stato il peggiore dell’Italia repubblicana in termini di caduta dei consumi. Il settore alimentare ne sta risentendo moltissimo, anche se aree di nicchia tengono e, anzi, come nel caso del bio, incrementano a testimonianza che gli italiani stringono la cinghia ma con occhio attendo alla qualità alimentare. Nonostante la crisi non si vuole rinunciare a consumare cibi sani, genuini, buoni e rappresentativi del nostro territorio. Come associazione di consumatori ci teniamo a sottolineare che risparmiare senza rinunciare alla qualità si può. Filiera corta, gruppi di acquisto, rispetto della stagionalità dei prodotti e lotta allo spreco alimentare sono gli ingredienti del cibo buono a prezzo giusto. 
 
2) Le frodi alimentari sono all’ordine del giorno ma per fortuna i controlli delle forze dell’ordine non mancano. La repressione è sufficiente?
Non ci stancheremo mai di ripetere che l’Italia ha tra i migliori sistemi di controllo europei. Nonostante ciò crediamo sia necessario un maggiore coordinamento dei controlli in un Paese dove le competenze sono divise tra più Ministeri e su questo fronte ricordiamo la nostra posizione a favore di una Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare indipendente. Servono poi  sanzioni più severe che siano un vero deterrente. In particolare, sono necessarie pene accessorie alle sanzioni amministrative, come il ritiro della licenza in caso di reiterazione del reato e una maggiore pubblicità delle sentenze di condanna. 
 
3) Alcune torte della Ikea ritirate perché contaminate da batteri fecali e le contaminazioni di  carne equina sono le ultime emergenze alimentari che stanno facendo notizia. I consumatori italiani cosa pensano della sicurezza alimentare?
I recenti scandali alimentari hanno minato duramente la fiducia dei consumatori, non solo italiani, nei confronti dell’industria alimentare e in generale del mercato del cibo. Il caso della “carne di cavallo” è stato così esteso a livello territoriale e commerciale e l’impressione che i cittadini hanno avuto è che nessuno avesse idea di come gestire la situazione. Il risultato è sempre lo stesso: sono prima i media a informare i cittadini. Dopo vengono le istituzioni, scientifiche, europee o italiane che siano. Questo sistema di comunicazione del rischio mette ancora più in crisi la fiducia dei consumatori nei confronti della sicurezza alimentare in Europa. 
I dati sui consumi in questo periodo di crisi ci devono far pensare. Perché se da un lato è vero che gli acquisti alimentare calano (Federalimentare ha stimato che l’erosione dei consumi interni in 5 anni ha tagliato ben 20 mld di euro alla spesa alimentare) dall’altro comparti simbolo di sicurezza e qualità tengono nonostante il difficile momento economico: secondo l’Ismea nel 2012, si è registrata una crescita della spesa bio del 7,3%, dopo il più 9% messo a segno nel 2011. I consumatori italiano sono quindi disposti a pagare di più per prodotti più sani e questo è un dato positivo, una speranza per il futuro.
 
4) Il falso made in italy è un fenomeno che dal tessile è passato quasi subito al settore agroalimentare. I consumatori italiani conoscono l’italian sounding?
Lo conoscono bene soprattutto i produttori italiani onesti! In particolare coloro che esportano i prodotti rappresentativi delle nostre tradizioni culinarie. L’”Italian sounding” è un fenomeno diffuso nei mercati esteri dove ormai quasi tutto ciò che “suona italiano” è falso. Basti pensare alle numerose declinazioni territoriali del Parmigiano Reggiano: Parmesan negli USA, Parmesanito in Argentina, Parmesao in Brasile. Oppure all’assurdo caso Simest dove una società italiana, anche se per via indiretta, partecipava alla produzione di “pecorino” rumeno prodotto con latte ungherese e romeno! L’italianità si trasforma in strumento di marketing. Una indagine di Censis e Federalimentare ha rilevato che per i giornalisti stranieri tra i primi elementi evocativi dell’Italia ci sono proprio i prodotti alimentari italiani e la cucina prima ancora della letteratura, dell’arte e della moda italiane! 
5) Quali strategie sono messe in campo dalle associazioni dei consumatori per garantire i cittadini nell’acquisto dei prodotti alimentari e cosa potrebbero fare di più le istituzioni?
In occasione dell’ultima edizione di Italia a Tavola, il Movimento Difesa del Cittadino, insieme a Legambiente, ha presentato un Manifesto del Buon Cibo Italiano: 5 punti da affrontare per fare di più in nome della sicurezza e qualità alimentare. 
Come accennato pocanzi un tema importante è quello dei controlli e delle repressione con pene che siano veri deterrenti. Tra le nostre proposte non poteva mancare il consumatore, che deve essere sempre più attore e non spettatore del mercato alimentare. Per questo abbiamo proposto la progettazione di uno “Sportello Anticontraffazione Italiano” che abbia la struttura di uno sportello telefonico o telematico a cui i cittadini possano rivolgersi direttamente.
Sul fronte normativo ci auguriamo che le istituzioni europee appoggino l’Italia nel suo percorso verso un’etichetta più trasparente per i consumatori, come è avvenuto nel caso della Legge 4 del 2011 sull’etichettatura e qualità dei prodotti alimentari e della Legge “Salva Olio”. 
Infine auspichiamo una Agenzia Europea per la sicurezza alimentare senza più conflitti di interessi che sia veramente dalla parte della tutela dei salute e dei consumatori. 
 
 
Intervista a Luigi Gabriele, Responsabile rapporti istituzionali e affari regolatori Associazione Consumatori Codici. PDF Stampa E-mail
Lunedì 18 Marzo 2013 09:58  |  Scritto da Redazione

 Continuano le nostre interviste, spaziando fra associazioni di categorie, imprenditori, rappresentanti del Governo e del parlamento, oggi è il turno di 

Luigi Gabriele, Responsabile rapporti istituzionali e affari regolatori Associazione Consumatori Codici.
 
1) I consumatori e la crisi un binomio di cui si parla molto anche nel settore alimentare. Qual è la situazione delle famiglie italiane?
 
Inutile dire che le famiglie italiane stanno vivendo la peggior crisi economico sociale dal dopoguerra ad oggi, e se lo dicono quelli che la guerra l'hanno vissuta(gli anziani), questo non può esse che vero.
L'aggravante rispetto al passato sta nel fatto che gli italiani si erano abituati (male) ad avere un tenore di vita superiore rispetto alle proprie possibilità(o perlomeno in linea con i consumi e  gli usi della modernità).
Per fare un esempio , nel dopoguerra si poteva fare a meno di molto anche se non si aveva nulla, perché si era già abituati a non avere. Sfido chiunque oggi invece, anche in piena crisi, a poter fare a meno dei telefonini, delle forniture di Gas e Luce, di mettere Benzina o di vestirsi decentemente. 
Nel conto va sicuramente messa l'incidenza della spesa alimentare, oggi prepotentemente legata al fattore prezzo e catena di distribuzione e, tranne lo specchietto delle allodole dell'offerta, di certo il consumatore odierno non ha molta scelta tra il  comprare al discount o all'ipermercato! Il prezzo non lo fa più il produttore locale  ma la catena o il brand che distribuisce.
Quindi la crisi odierna, nonostante tutto, è una crisi legata al fattore consumo.
 

2) Le frodi alimentari sono all’ordine del giorno ma per fortuna i controlli delle forze dell’ordine non mancano. La repressione è sufficiente?

Le frodi aumentano proporzionalmente con l'ascesa della crisi. 
È un fenomeno collegato alle esigenze di mercato di colmare la necessità psicologica dei consumatori di avere prodotti di marca a un prezzo da mercato, questo per prodotti contraffatti. Per i prodotti scaduti il discorso è diverso, in quel caso vi è un vero e proprio comportamento delinquenziale da parte dei venditori.
La repressione è uno strumento di salvaguardia ma non di tutela e risoluzione del fenomeno. La soluzione sta nell'educazione alimentare e nel consumo consapevole. È il consumatore con le sue scelte che determina questi fenomeni. L'esempio più lampante è quello dei Discount. Fino a qualche hanno fa veniva considerata una scelta per disagiati, oggi una scelta di risparmio.
 
 
3) Alcune torte della Ikea ritirate perché contaminate da batteri fecali e le contaminazioni di  carne equina sono le ultime emergenze alimentari che stanno facendo notizia. I consumatori italiani cosa pensano della sicurezza alimentare?

Nonostante il mercato si spinga a comportamenti così scorretti, i consumatori italiani sono tra i più attenti sotto l'aspetto alimentare.
Basta citare il fatto che tra quelli europei sono quelli meno soggetti al fenomeno dell'obesità. Anche se negli ultimi anni le catene di fast food o i ristoranti copia incolla sono in forte crescita, per le ovvie motivazioni di prezzo, ricordiamo sempre che almeno una volta nella vita i consumatori italiani hanno avuto a che fare con olio biologico, vino di casa, carne genuina, salumi e prodotti della più bella tradizione gastronomica mondiale. Quindi possiamo definirli i duri e puri dell'alimentazione corretta e quindi non facili  alle fregature in cucina, anche se il fenomeno esiste, ma è di altro tipo, forse legato più all'uso di prodotti a basso costo che al consumo di prodotti non conformi.

4) Il falso made in italy è un fenomeno che dal tessile è passato quasi subito al settore agroalimentare. I consumatori italiani conoscono l’italian sounding?
 
Non bisogna essere esperti e sfido qualsiasi italiano davanti ad un salume contraffatto, un pecorino rumeno, un parmesan o un olio algerino a non riconoscerlo già solo  alla vista, non occorre nemmeno arrivare alla degustazione.
Certo questo fenomeno piuttosto danneggia  il mercato italiano ed è tipico di mercati stranieri . Forse ci casca più un italiano all'estero, un pó per malinconia un  pó per dimenticanza di gusti e sapori originali. Sono, quindi, per lo più gli stranieri e  i mercati italiani all'estero a subire fortemente questa truffa.

 
5) Quali strategie sono messe in campo dalle associazioni dei consumatori per garantire i cittadini nell’acquisto dei prodotti alimentari e cosa potrebbero fare di più le istituzioni?

Devo dire che il tema non è da molto presente nelle agende politiche delle associazioni, ma solo da qualche anno anche a causa forse che il fenomeno della contraffazione alimentare è arrivato nel  nostro paese non da troppo tempo.
Infatti,  il fenomeno è comparso esattamente con l'arrivo nella distribuzione alimentare italiana dei marchi stranieri.
Con questi infatti sono comparsi anche olio, formaggi, farine, salumi e latticini quasi sempre "solo" confezionati in Italia.
Questo non significa che le associazioni italiane non abbiano affrontato il  tema con anticipo o con la dovuta attenzione.
Negli ultimi anni sono sempre più frequenti progetti ministeriali o in collaborazione tra più soggetti istituzionali che puntano all'educazione e al contrasto della contraffazione alimentare. Credo che la miglior soluzione rimanga quella dell'educazione.
Qualche anno fa con la nostra associazione portammo nelle scuole elementari, medie e superiori questi temi con strumenti di Peer Educational, fu molto soddisfacente per noi vedere i risultati. Poche lezioni furono  sufficienti per educare alla corretta alimentazione e alla filiera corta giovani studenti che a loro volta contaminavano i loro colleghi e le loro famiglie.
Educare e informare, da sempre è il rimedio per qualsiasi problema sociale!
Grazie a Frodialimentari.it,  questo potrà essere ancora più facile; con la rete ognuno può essere informato!
Potrei chiudere dicendo "W gli Alimentari"!
 
 
 
 
Luigi Gabriele
 
Relazioni Istituzionali e Affari Regolatori
Associazione Consumatori CODICI
 
 
Via A.Marconi 94, 00145 Roma
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Skype: luigi-gabriele
Cell: 347 3638413
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Intervista a Vincenzo Mataluni, Amministratore Delegato Oleifici Mataluni - Olio Dante PDF Stampa E-mail
Martedì 26 Febbraio 2013 21:16  |  Scritto da Redazione

 La redazione è onorata, di poter pubblicare    l'intervista  concessaci Vincenzo Mataluni,    Amministratore Delegato Oleifici Mataluni - Olio  Dante

1. Dott. Mataluni, per chi non conosce gli Oleifici Mataluni, e sono pochi, ce lo può presentare? 


Gli Oleifici Mataluni, nati nel 1935 a Montesarchio (Benevento) da un piccolo frantoio a dimensione artigianale, rappresentano uno tra i più importanti complessi agroindustriali oleari al mondo. Oggi, con 200 dipendenti per un’età media di 29 anni, un moderno stabilimento che si estende su una superficie di 160 mila mq con impianto di trigenerazione e fotovoltaico, un laboratorio specializzato per il Controllo Qualità ed il Centro di ricerca, gli Oleifici Mataluni si collocano tra i principali produttori di oli alimentari nello scenario internazionale, producono in private label oli per aziende leader della Grande Distribuzione Organizzata e raggruppano 23 marchi storici, tra cui Olio Dante, Topazio, Olita, OiO, GiCo, Lupi, Minerva e Vero.
 
2. L’Oleificio è  nato quindi in una piccola realtà rurale qual è la provincia di Benevento, ma è divenuto nel tempo un fiore all’occhiello del comparto agroalimentare italiano, a cosa si deve questo successo?
 
Il successo è stato determinato principalmente da tre fattori: la creazione di una filiera integrata all’interno del nostro complesso agroindustriale oleario; una politica aziendale basata sulla sostenibilità e sulla ricerca; la valorizzazione dei giovani del territorio. 
 
3. Gli Oleifici Mataluni hanno da sempre orientato la propria attività verso la qualità del prodotto oltre che del processo, anche quando non era obbligatorio, una scelta che ha premiato?
 
La vocazione degli Oleifici Mataluni è sempre stata orientata alla ricerca. La prova più tangibile è il Criol, il nostro Centro di ricerca per lo sviluppo di materie olearie e packaging innovativo, nato nel 2001 e riconosciuto nel 2010 dal Miur. Proprio grazie alle attività dei nostri ricercatori, abbiamo lanciato il nuovo Olio Extravergine Dante in PET, contraddistinto dal logo “Sostieni la Natura”. Il packaging in PET, ideato e prodotto in azienda, grazie al colore schermante ed al particolare spessore della bottiglia, studiata per garantire la migliore barriera all’ossigeno e alla luce, consente di preservare le stesse caratteristiche organolettiche e nutrizionali dell’olio conservato in vetro. Aspetti positivi soprattutto in termini di sostenibilità ambientale. L’obiettivo è offrire ai consumatori più esigenti un packaging più leggero, più pratico e 100% riciclabile, e diversificare la linea di Olio Dante, arricchita da prodotti vitaminizzati come Olio Extravergine “Condisano” con vitamina D, e la gamma completa di Oli di Semi “Vitaminizzati” con aggiunta di vitamina E e vitamina B6. 
 
4. Cosa ne pensa del nuovo decreto che ha approvato alla fine dello scorso anno la commissione agricoltura della Camera?
 
Il decreto sviluppo approvato dalla Camera rappresenta un segnale forte per la tutela del Made in Italy ed un valido sostegno alle imprese, che si impegnano costantemente a garantire prodotti di alta qualità. Trovo particolarmente interessante l’introduzione del limite di 30 ppm di alchil esteri totali, in quanto garantisce e differenzia ancora di più gli oli italiani rispetto a quelli stranieri. Tuttavia, senza un adeguato accompagnamento istituzionale con una campagna di comunicazione lanciata dal Governo per formare e sensibilizzare i consumatori, che troppo spesso ignorano anche la differenza tra un olio italiano ed un olio comunitario, credo che sarà difficile raggiungere risultati concreti.
 
5. I dati ci mostrano come il comparto oleario sia sempre oggetto di illeciti (contraffazione, adulterazione, sofisticazione), come è possibile secondo lei contrastare tale fenomeno tutelando i consumatori?
 
Sicuramente uno dei modi per contrastare il perpetrarsi degli illeciti è rappresentato dalla disponibilità dei  produttori, dei confezionatori e delle industrie in generale, a collaborare con gli organi di controllo. L’apertura delle industrie agli strumenti ispettivi ed analitici delle autorità di competenza rappresentano un valido strumento per isolare chi lavora truffando sia i consumatori che i tanti imprenditori che fanno della serietà, della qualità e della trasparenza i loro punti di forza. Da parte nostra, inoltre, abbiamo avviato un confronto serio e costruttivo con il mondo dei consumeristi, aprendo le porte dell’azienda ai rappresentanti dei consumatori ed invitandoli a comunicarci le azioni da portare avanti per formare e sensibilizzare le nuove generazioni.
 
6. Cosa ne pensa dell’olio deodorato?
 
La deodorazione è una tecnologia illecita da contrastare fortemente. A me risulta una pratica adoperata soprattutto all’estero, nei Paesi dove c’è la necessità di migliorare oli con difetti organolettici, in particolare difetti olfattivi, attraverso raffinazioni condotte in condizioni controllate, tali da non far modificare i parametri di genuinità degli oli extra vergini di oliva. L’introduzione di metodiche analitiche, quali quella degli alchil esteri, delle pirofeofitine, degli 1,2 digliceridi, danno un valido contribuito alla tutela della genuinità degli oli extra vergini di oliva.
 
7. Secondo la sua  esperienza le forze di polizia chiamate al controllo nel settore alimentare ed agroalimentare, hanno sufficiente campo d’azione? Esiste la possibilità di una maggiore collaborazione con le imprese per contrastare il fenomeno delle frodi?
 
Il lavoro svolto dalle forze di polizia, nel corso soprattutto degli ultimi anni, ha portato alla luce numerose attività fraudolenti nel settore oleario-olivicolo, smascherando milioni di tonnellate di “finto” extra vergine pronte per essere distribuite agli ignari consumatori. Attualmente, le forze dell’ordine chiamate ad intervenire nel settore alimentare sono sempre più qualificate e competenti, ed il loro lavoro contribuisce in maniera significativa a contrastare ogni genere di illecito. Sento però la necessità di un sistema maggiormente collaborativo tra produzione, distribuzione ed industria da una parte, ed istituzioni e media dall’altra, per combattere tutti quei fenomeni di contraffazione della qualità e della provenienza dell’olio extra vergine. Fenomeni che trovano terreno fertile proprio quando le famiglie hanno meno potere di acquisto. Bisogna fare sistema e mettere in relazione sul territorio le attività produttive con quelle repressive e di controllo. Mai come in questo momento, c’è bisogno del giusto dialogo tra tutti gli attori per considerare le esigenze di produttori ed aziende in tema di qualità ed etica. Da parte sua, la distribuzione deve aiutarci a difendere un prezzo che sia soddisfacente per tutti.
 
8. Frodialimentari.it, sin dalla sua costituzione collabora per la realizzazione di un rapporto sulle frodi, in tale lavoro tendiamo a dare voce anche alle imprese, per cercare di evidenziare come le aziende che compiono illeciti sono una piccola parte, l’azienda da lei presieduta cosa fa per combattere il sistema degli illeciti? 
 
Una delle strategie aziendali scelte per combattere il sistema degli illeciti è rappresentata dalla selezione dei fornitori, i quali, a loro volta, sono chiamati periodicamente a rispondere, per mezzo di verifiche interne, ai nostri standard di qualità, genuinità ed igienicità ben più restrittivi rispetto a quelli imposti dalle normative vigenti. Per garantire ai nostri clienti un prodotto di alta qualità ed un severo sistema di rintracciabilità, abbiamo siglato un accordo commerciale con il sistema produttivo Coldiretti. Un accordo che, oltre a rappresentare un’ulteriore tutela per il Made in Italy, garantisce ai nostri clienti prodotti di sicura origine e affidabilità. Basti pensare al Consorzio Evolio, che abbiamo costituito con Unaprol. Un grande progetto di filiera, che unisce olivicoltori e produttori oleari con l’obiettivo comune di valorizzare solo il meglio delle produzioni italiane. L’Olio Lupi con il marchio “I.O.O.% Qualità Italiana”, proviene da una filiera certificata e interamente italiana che consente anche ai piccoli produttori di affacciarsi sul mercato. Il consumatore deve imparare a riconoscere la qualità dell’olio 100% italiano da quella dell’olio di origine comunitaria, scegliendo in base alle varie tipologie che trova sul mercato ed in base al proprio potere di acquisto. Proprio per questo motivo, abbiamo aderito un anno fa all’invito lanciato a Verona dal Ministro delle Politiche Agricole, scrivendo l’origine di provenienza dei nostri prodotti a chiare lettere e ben in evidenza sul fronte della nostra nuova bottiglia in vetro, e non solo nella retro etichetta.
 
9. Secondo la sua esperienza, quali devono essere le politiche per il rilancio dell’agricoltura, e quali i temi non trattati nella nuova PAC?
 
La Pac approvata soddisfa le politiche nazionali ma a mio avviso non risponde ad un progetto di integrazione continentale e di sviluppo comunitario. Si è persa, secondo me, l’occasione per rinnovare la PAC, ovvero dare un taglio diverso ai pagamenti e orientare lo sviluppo agricolo verso il recupero di un ruolo prioritario, soprattutto in un momento di crisi. Bisognerebbe puntare maggiormente su misure ed aiuti diretti all’agricoltore e alle organizzazioni di produttori, attraverso politiche tese a sostenere l’innovazione e la ricerca, investimenti mirati a migliorare i trasporti e le tecnologie produttive, oltre che a salvaguardare il territorio e la superficie agraria. E tutto ciò puntando su una agricoltura differenziata e diversificata da regione a regione, in base alla storia produttiva dei singoli paesi.
 
10. Quali sono i vostri rapporti con il mondo dei consumatori?
 
Nell’ambito delle nostre attività di comunicazione, cerchiamo di agire sull’interesse attivo dei consumatori, sensibilizzando soprattutto le giovani generazioni sull’importanza di una sana alimentazione e considerando la cucina come un elemento di grande socializzazione per le famiglie. Proprio per questo motivo, abbiamo sviluppato un network di food blog in grado di interagire con blogger ed utenti, e di condividere i valori del brand. In questo modo, prende forma una evoluzione della comunicazione che parte da relazioni sostenibili e riesce a dare voce ai responsabili di acquisto, che partecipano attivamente alla realizzazione dei processi di produzione e promozione dei nostri prodotti. Recentemente, abbiamo lanciato anche il nuovo portale, il sito e.commerce dantestore.com ed il sito mobile che, insieme ai social network, fa parte di un progetto digitale molto più ampio. Basti pensare alla rubrica “Salute e Benessere” curata ogni settimana dai nostri ricercatori sul sito di Olio Dante e dedicata proprio alla sana alimentazione. Inoltre, continuano in tutta Italia le attività didattiche del “LaboratOlio del Gusto”, un’esperienza sensoriale unica nel mondo dell’olio extra vergine di oliva, alla scoperta delle sue qualità gustative e olfattive per affrontare in modo più consapevole la scelta dei prodotti alimentari.
 
 
 


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