Frodi alimentari

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Interviste


Olio extravergine di oliva, frodialimentari.it intervista Paolo Russo PDF Stampa E-mail
Venerdì 31 Gennaio 2014 22:02  |  Scritto da Redazione

L'articolo del New York Times ha messo in fibrillazione il mercato dell'olio extravergine di oliva made in Italy,  per cercare di capire cosa sta succedendo  e le possibili ripercussioni abbiamo chiesto a Paolo Russo, già presidente della Commissione della Camera dei Deputati  nella scorsa legislazione, alcune riflessioni. 
Durante la sua presidenza, moltepolici le norme emanate sulla tutela del made in Italy, e dell'olio extravergine di oliva.
Nei giorni scorsi, la redazione si è occupata del caso, quindi abbiamo ritenuto necessario cercare di spiegare ai nostri lettori, in modo chiaro, grazie alla vasta esperienza dell'ONLE PAOLO RUSSO, la situazione. Nei prossimi giorni inoltre pubblicheremo una intervista complessa dove si confronteranno i diversi attori sociali che operano nella filiera dell'olio extravergine di oliva Made in Italy di qualità.



Presidente cosa ne pensa dell’articolo uscito sul new york times che attacca la genuinità dell’olio extravergine di oliva italiano?
 

Il NYT dice delle mezze verità, con un mezzo molto efficace ma la verità è difficile racchiuderla in un fumetto che appare vada a braccetto con azioni di disturbo e anti tutela del vero olio extra vergine made in Italy. Voglio dire che appare sospetto che lâ �™attacco viene dagli USA dove è notorio che il made in Italy sia il prodotto più ricercato e apprezzato. Questo, forse, dà fastidio a qualche azienda che non vuole bene all’Italia e che vuole sostituire sugli scaffali il nostro prodotto? Le domande sono tante. L’esperienza però mi insegna che certe cose non accadono per caso.
 

Ci sono dei presupposti affinché questo articolo dovesse essere pubblicato?
 

Il NYT ha sollevato un problema e non possiamo sottovalutarlo. Non mi indigno per quello che scritto. La stampa è libera. E’ un suo problema sé chi ha disegnato e forse ha anche scritto “sotto dettatura” di qualche interesse. Il problema delle regole di trasparenza esiste, in questo settore, non riguarda l’Italia. Se la legge salva olio, che la Commissione da me presieduta nella scorsa legislatura fosse stata applicata anche negli USA, il NYT non avrebbe potuto scrivere quelle cose in questo modo. Da noi le leggi ci sono, da loro invece, diciamo c’è un po’ più di libertà di circolazione delle merci e questo non li autorizza a dire certe cose.
 

Il fatto che si indichi Napoli ed il Porto quale luogo di smistamento dell’olio “tagliato” avrà ripercussioni su una regione già   tanto bistrattata?

Le rispondo con una metafora “certe bugie fanno già il giro del mondo nello stesso tempo in cui al mattino la verità si sta mettendo ancora le pantofole”. C’è troppo fumetto nelle verità che si vogliono raccontare.
 

Cosa si può fare per rispondere ad un attacco così grave?
 

Confrontandosi con la stampa americana e non solo e informando correttamente i consumatori statunitensi sul vero olio extra vergine di oliva di alta qualità italiana. Dobbiamo però anche isolare certi comportamenti che non fanno bene al Made in Italy.
 

Chi deve difendere i bravi imprenditori, e agricoltori che cercano di immettere sul mercato prodotti di eccellenza italiana?
 

Il Parlamento ha varato una legge che tutela il vero olio extra vergine di oliva italiano. Ci dicono che i princìpi di questa legge potrebbero essere applicati ad un più articolato provvedimento che diventi una legge quadro in difesa di tutto l’agroalimentare di eccellenza del made in Italy. Basterebbe applicarla per avviare un processo virtuoso nei comportamenti di tutta la filiera e non solo della buona rappresentanza del settore. Ho sempre il sospetto, però, che vi sia una coincidenza che certi attacchi al made in Italy abbiano, forse, qualche pezzo di regia nel nostro Paese perché non so spiegarmi l’indignazione di certe categorie, che notoriamente hanno fatto grandi cose per il made in Italy. Forse sarò in errore, ma la loro pronta agitazione mi inquieta al pari del danno che certi fumetti provocano nell ’opinione pubblica.


Anna Zollo
 
Intervista ad Agostino Macrì PDF Stampa E-mail
Venerdì 17 Gennaio 2014 22:03  |  Scritto da Redazione
Continuano le interviste di frodialiemntari.it, questa volta abbiamo chiesto ad uno dei massimi esperti di sicurezza alimentare di rispondere ad alcune nostre curiosità.
Il personaggio sottoposto al fuoco di domande è Agostino Macrì poliedrico uomo, apprezzato dal mondo scientifico e consumristico per la sua sagacia e intelligenza. Ma chi è Agostino Macrì?

Ha lavorato all’Istituto Superiore di Sanità come responsabile del Dipartimento di Sanità PubblicaVeterinaria e Sicurezza Alimentare. Ha pubblicato oltre 200 lavori su riviste scientifiche. Ha fatto parte di Comitati Tecnici Scientifici nazionali ed internazionali (Ministeri Salute e “Agricoltura”, Commissione dell’Unione Europea, Codex Alimentarius, EMEA, EFSA). Attualmente collabora con l’Unione Nazionale Consumatori dove è responsabile del “blog” www.sicurezzalimentare.it . Ha l’incarico di insegnamento “Ispezione degli Alimenti” presso il Campus Biomedico di Roma

1) Gentilissimo dottore, lei è stato dirigente dell’Istituto superiore di Sanità, quando ha scelto di collaborare con l’UNC?
Da quando sono andato in pensione. Ho ritenuto opportuno di mettere a disposizione dei cittadini le conoscenze che ho acquisito nel  corso di oltre 45 anni di lavoro nel settore della sicurezza alimentare e della sanità pubblica veterinaria. Nell’UNC ho trovato una ottima accoglienza ed un ambiente giovane e motivato.
2) Negli ultimi tempi ha scritto degli interessanti articoli sull’OGM, prendendo posizioni che si discostano da quelli tradizionali, a cosa si deve questa sua posizione?
Le posizioni che Lei chiama tradizionali, a mio avviso, sono basate prevalentemente su presupposti ideologici che  poco hanno a che vedere con le basi scientifiche. Con gli articoli che ho scritto ho cercato di illustrare nel modo più semplice cosa sono gli OGM, quali sono i pericoli ed anche i potenziali benefici che ne possono derivare.    
3) la tecnologia può essere quindi valido strumento per tutelare la salute dei consumatori?
Le innovazioni tecnologiche, inclusi gli OGM, sono di fondamentale importanza per tutelare la salute dei consumatori. Bisogna ricordare che per “sicurezza alimentare” si deve intendere anche una adeguata disponibilità di cibo.  Pochi sanno, o fanno finta di non sapere, che ci stiamo avvicinando pericolosamente alla fine dell’abbondanza di materie prime alimentari che in Italia importiamo in grande quantità. Quando sui mercati internazionali cominceranno a scarseggiare i cereali, la soia, la carne, il pesce, lo zucchero ecc., ci troveremo con tutta probabilità a cercare di incrementare le nostre produzioni primarie. Dovremo anche cercare di sfruttare al meglio ogni risorsa disponibile e le innovazioni tecnologiche  saranno fondamentali anche per la nostra industria alimentare.
4) Oggi tutti parlano di frodi alimentari, tutta questa mediaticità, è positiva?
Quello che conta è la sicurezza degli alimenti che sono a disposizione dei cittadini. La “mediaticità” è assolutamente negativa, soprattutto quando non ci sono pericoli concreti per la salute pubblica. Ho la netta sensazione  che certi interventi mediatici siano “pilotati” per favorire o avversare determinati interessi economici. 
5) I consumatori e la crisi: un binomio di cui si parla molto anche nel settore alimentare. Qual è la situazione delle famiglie italiane e quanto incidono sulla sicurezza alimentare?
Paradossalmente la crisi economica può avere dei riflessi positivi. In primo luogo si potrebbe avere una forte riduzione degli sprechi alimentari. I cittadini inoltre sono stimolati a fare attenzione agli acquisti e, forse, anche ridurre i consumi che, obiettivamente, sono eccessivi. La cosa però non fa certo piacere alle aziende alimentari ed agli esercizi commerciali. 
6) Secondo lei, questa crisi  sta mutando l’approccio al consumo dei consumatori? E in che modo?
I cittadini cominciano forse a capire che gli alimenti presenti nei canali commerciali legali sono molto sicuri. Fanno più attenzione alle etichette, alla data di scadenza e quindi i loro acquisti sono maggiormente consapevoli e valutano anche con sempre maggiore attenzione il rapporto qualità/prezzo 
7) Le frodi alimentari sono all’ordine del giorno ma per fortuna i controlli delle forze dell’ordine non mancano. La repressione è sufficiente, oppure è necessario attuare altre azioni?
Le frodi sono delle eccezioni e non si possono considerare all’ordine del giorno. Peraltro alle volte si tratta di problemi che non hanno niente a che vedere con la sicurezza degli alimenti. Penso che sia più importante accentuare le attività di prevenzione, come peraltro è stato indicato dall’Unione europea con il “Pacchetto Igiene” . Non sembra però che i Regolamenti Comunitari siano conosciuti a dovere.
8) Come incidono gli scandali del settore alimentare sul carrello della spesa degli italiani?   I consumatori italiani cosa pensano e cosa sanno della sicurezza alimentare?
Gli scandali possono incidere anche pesantemente sul carrello della spesa degli italiani e questo dipende dallo scarso livello di informazione dei cittadini. Basti pensare che siamo riusciti a crearci danni imponenti con problemi inesistenti come è avvenuto  con l’influenza aviaria.
9) I consumatori italiani conoscono l’italian sounding? E secondo la sua decennale esperienza nel settore durante gli acquisti, i consumatori tengono conto di questo fenomeno delittuoso?
A mio avviso l’”italian sounding” è un problema di carattere economico che va nettamente scisso dalla sicurezza degli alimenti. E’ interesse dei cittadini concorrere a tutelare le produzioni nazionali; non si deve però dire che certi alimenti siano migliori o peggiori di altri. D'altro canto non bisogna neanche penalizzare le aziende italiane che utilizzano materie prime di importazione: se lo fanno è perché non le trovano in Italia. Esiste poi il pericolo che le nostre aziende delocalizzino le produzioni in altri Paesi che possiedono materie prime e manodopera basso prezzo: a quel punto oltre al danno potremmo avere anche la beffa in quanto potremmo essere costretti a importare i prodotti “italian sounding”.
10) Quali strategie sono messe in campo dalle associazioni dei consumatori per garantire i cittadini nell’acquisto dei prodotti alimentari e cosa potrebbero fare di più le istituzioni?
A mio parere le associazioni dei consumatori, nel loro complesso, fanno poca informazione e sono molto sensibili alle “lusinghe” degli “scoop” scandalistici. Noi dell'Unione Nazionale Consumatori vogliamo tenerci lontani da questo trend, ma non è facile proporre ai nostri colleghi strategie condivise, perchè alcuni (che io definisco "smaniosi" di visibilità personale) scelgono di cavalcare gli “scandali”, piccoli o grandi, ogni qualvolta se ne presenta l’occasione. Le Istituzioni, da parte loro, potrebbero fare molto di più: esiste una grande frammentazione di competenze nella gestione dei pericoli alimentari e questo non facilita una buona collaborazione tra chi fa prevenzione e chi fa repressione. La conseguenza è che i “furbi” riescono spesso a sfuggire ai controlli  anche se, fortunatamente, non fanno molti danni alla salute dei cittadini. Su questo ed altri argomenti, vorrei però segnalare gli approfondimenti contenuti nel blog www.sicurezzalimentare.it a cui tutti possono contribuire con commenti e critiche.
 
ANNA ZOLLO
 
Italiani sempre più poveri: intervista a Nicola De Blasio Direttore Caritas Benevento PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Dicembre 2013 22:11  |  Scritto da Redazione
Il Natale appena passato ci ha mostrato due facce dell’Italia, quello del consumismo ( anche se  meno evidente meno sfrenato, ma ancora  con  scene di ordinaria follia nei diversi iperstore o mega store  per l’acquisto dell’ultimo I phone o dell’ultimo giocattolo tecnologico ) e quello della povera gente che non  riesce a mettere un piatto caldo a tavola ( immigrati, anziani, bambini, intere famiglie o padri separati)
Ma in mezzo a  queste due realtà contrapposte vi è quello della solidarietà: famiglie che hanno ospitato i meno abbienti almeno il giorno di Natale per condividere le leccornie gastronomiche, cenoni improvvisati in chiese o presso la Caritas o Croce rossa etc. Troppo spesso però sono scene e azioni isolate, dove quello che si fa non è sufficiente perché fatte solo a Natale o Capodanno. Dove in modo meno eclatante la Caritas  le  altre associazioni, i sacerdoti e i  volontari quotidianamente aiutano i meno abbienti, sacrificando il tempo libero, sottraendolo alle loro famiglie, ma con gioia  senza nessun rimpianto. Negli ultimi anni, come evidenziato dalle  statistiche dell’ISTAT, CENSIS,  il numero dei poveri è aumentato, dove la percentuale più alta è rappresentata dai nuovi poveri, il ceto medio. Famiglie mono reddito e pensionati che non riescono ad arrivare a fine mese che si uniscono agli immigrati, senza tetto, drogati etc. Purtroppo la situazione non accenna a migliorare,  secondo i dati dell’ Adusbef e Federconsumatori, il 2014 sarà peggio, con evidenti aumenti sia per   le spese alimentari (+327 euro) che per le tasse   sulla casa (+195 euro) per un aggravio per le famiglie italiane di circa  1.384 euro ( in media) in più.
Per cercare di capire meglio la realtà che vivono le famiglie italiane da un lato e i volontari e le associazioni di volontariato dall’altro abbiamo intervistato Don Nicola De Blasio   ( Parroco eclettico  amato dai suoi fedeli e conosciuto per il suo particolare approccio nell’affrontare e risolvere  i problemi dei suoi fedeli e non). Da alcuni anni è Direttore della Caritas di Benevento.
 
 
1. Nicola De Blasio lei è sempre stato considerato come un sacerdote, un po eccentrico ed eclettico, ma che con la sua istrionicità, è riuscito a risanare un quartiere, difficile di una città non eccessivamente urbanizzata, ma con problemi di degrado significativi. Come ci è riuscito? Su cosa  ha puntato?
 
R.    Quando nel 1993 mi fu affidata la responsabilità di guidare la Parrocchia San Modesto la situazione di difficoltà in cui versava il Rione era visibile ad occhio nudo, oltre ai problemi endemici propri di un quartiere dormitorio, c’era un senso di abbandono e di scoraggiamento anche nei cuori degli abitanti che risentivano molto la mancanza di un punto aggregante che permettesse loro di unirsi e organizzarsi per rioccupare gli spazi urbani che erano stati occupati da persone dediti a operazioni di illegalità come spaccio di droga, atti di vandalismo, uso esagerato di bevande alcoliche, gioco di azzardo ecc. cominciammo con il radunare i bambini, ragazzi e giovani attraverso lo sport, la musica e attività ludiche trovando subito la sinergia anche con la scuola elementare e lavorando soprattutto sull’educare al Bello, organizzando concorsi di Pittura estemporanea,per i ragazzi, organizzando giochi e gare in piazza, pulendo volontariamente le aiuole verdi e chiedendo alle famiglie di abbellire con fiori e piante i balconi delle case, chiedemmo all’amministrazione comunale di illuminare gli “angoli bui” delle strade tra i palazzi per evitare che si formassero i capannelli dello spaccio, invogliando in questo modo le famiglie, e bambini e i giovani a riconquistare gli spazi urbani occupati da chi li usava in modo non legale. Poi nell’anno 2004 implementammo sul modello di Agenda XXI un progetto sistematico frutto di una ricerca di tesi in collaborazione con l’università del Sannio.
 
2. Da qualche anno lei dirige la Caritas di Benevento può dirci cosa è cambiato da quando si è insediato?
R.   Si è avuta una trasformazione radicale della famiglia, che è diventata sempre più sola e fragile. A questo si deve aggiungere la crisi che ormai da più anni ha impoverito il cosidetto ceto medio che rappresentava l’ossatura della maggior parte delle famiglie sannite che perdendo il lavoro e vedendo il potere di acquisto salariale delle stesso ha aumentato le situazioni di disagio e fatto aumentare in modo esponenziale i conflitti generazionale all’interno e all’esterno della famiglia stessa. A questo si deve aggiungere un diffuso senso di sbandamento che sta facendo spegnere anche nei giovamni la speranza nel futuro. Come Caritas abbiamo istituito un osservatorio sulle povertà che da due anni pubblica un dossier statistico monitorando le trasformazioni che la nostra città e la Provincia stanno subendo.
 
3. Da un suo recente articolo abbiamo potuto constatare la sua amarezza, per la scarsa propensione dei suoi cittadini alla beneficenza, come lo giustifica?
 
R. Con la paura e lo sconforto. Viviamo in un periodo dove la parola fiducia, solidarietà hanno un valore molto astratto colpa di un senso di smarrimento delle proprie radici anche religiose e dall’aumento di sfiducia verso le istituzioni, in primis la classe politica per poi passare alla scuola, chiesa e famiglia.
 
4. I mezzi di informazione  quotidianamente, snocciolano dati sulla povertà e sulla difficoltà delle famiglie di arrivare a fine mese,  e soprattutto nel non poter garantire un pasto caldo, in base alla sua esperienza, la situazione è veramente così estrema?
 
R. Purtroppo si, ed è in forte aumento. Proprio per le riflessioni che facevo prima, anche le famiglie mono reddito si rivolgono a noi per aiuti al fitto, alle utenze di Gas e Luce, alle spese farmaceutiche, all’acquisto di libri scolastici, al tichet della Mensa scolastica per i bambini etc. 
 
5. Come Caritas, a chi vi rivolgete per avere gli approvvigionamenti per la mensa?
 
R.   Usufruiamo dei prodotti AGEA e abbiamo poi convenzioni con fornitori che vengono pagati grazie ai fondi 8xmille della Chiesa Cattolica
 
6. Che tipologia di soggetti frequenta la mensa della caritas?
R. Svariati, dalle famiglie di disoccupati, agli extracomunitari, agli anziani soli, ed è in aumento l’uomo separato che non vive più in famiglia.
 
7. In una nostra conversazione lei mi ha accennato di partecipare al progetto last minute market ( progetto avviato dalla università di Bologna, sulla  lotta allo speco)  come ritiene l’iniziativa?
 
R.   Buona ma a volte non del tutto confacente alle esigenze poiché la scadenza dei prodotti e troppo riavvicinata alla consegna che ci viene fatta, e molte volte siamo costretti nostro malgrado a non poter distribuire gli alimentari. Bisognerebbe secondo me aumentare la rete di approvvigionamento e distribuzione per poter raggiungere un maggior numero di utenti soprattutto nelle aree interne e lontane dal centro città che non hanno la possibilità di poter venire a ritirare le derrate alimentari.
 
8. Quali altri tipi di azioni sarebbero necessarie per  risolvere il problema dell’accesso al cibo?
 
R.    Sicuramente uno strumento potrebbe essere la filiera corta che evita l’aumento dei prezzi nei vari passaggi dal produttore al consumatore, la creazione di orti sociali condominiali attraverso l’affido degli spazi verdi urbani alle famiglie, una educazione alimentare ai giovani nelle scuole e corsi informativi sull’uso intelligente degli acquisti.
 
9. Le istituzioni, ai diversi livelli vi sono vicine? E  come?
 
C’è collaborazione nel rispetto delle proprie funzioni e ruoli, Comune, Provincia sono in rete con noi per il progetto del Market solidale che garantisce a 400 nuclei familiari la fruizione gratuita di alimenti del paniere ISTA per una corretta alimentazione, abbiamo continui rapporti con ASL e SERT per il problema delle Dipendenze Patologiche da Alcool, Droga e Ludopatie, con l’UEPE (Esecuzione Penale Esterna) ed il tribunale abbiamo la convenzione per l’affido di Persone che usufruiscono di pene alternative al carcere e il reinserimento nella società, con imprenditori, abbiamo la convenzione per permettere ai giovani che si formano al nostro centro del Progetto Policoro di implementare piccole cooperative per la creazione di Lavoro. Istituti Bancari convenzioni per l’accesso al micri credito sociale, prestito della speranza e fondo anti usura. Varie convenzioni con Ordine dei medici e altre categorie per aiutare le persone che non hanno possibilità economiche di accedere ai servizi che loro offrono,
 
Anna Zollo
 
Intervista ad Alessandra Guigoni Antropologa del cibo PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Dicembre 2013 22:00  |  Scritto da Redazione
Continuano le interviste di frodialimentari, questa volta, abbiamo intervistato Alessandra Guigoni, eclettica antropologa culturale, ' autrice di numerosi libri sull'antropologia del cibo. 
Conoscere l'uomo attraverso quello che mangia   consente di conoscere e comprendere come si sono mutati gli usi e l'approccio delle diverse cività durante i secoli, così da poter approfondire la componente cognitiva e conattiva  dell'essere umano.
 
1. Dottoressa, lei è una antropologa,come mai si occupa del cibo?
C’è una lunga e tradizione di antropologi che si sono occupati di alimentazione, cito solo i più blasonati, da Mary Douglas a Marvin Harris, da Claude Lévi-Strauss a Sidney W. Mintz, da Claude Fishler a Carole Counihan. Direi che facendo l’antropologo è difficile non incappare nel cibo durante la propria ricerca, ed evitare di occuparsene.
 
2. Lei è stata la prima a parlare in Italia di di foodscape / ciborama / paesaggio del cibo, ci spiega di cosa si tratta?

È un termine che ho coniato sulla scorta dei –rami (scapes in inglese) del grande antropologo Arjiun Appadurai. Parlare di foodscape significa riconoscere al cibo, agli aspetti socio-culturali, politici ed economici del cibo, inteso come produzione e consumo a livello globale, con le sue conseguenze nel locale, una grande rilevanza per la comprensione della complessa realtà contemporanea.
 
3. Nel suo testo Antropologia del mangiare e del bere, le identifica in modo ben definito come il cibo abbia rappresentato il filo conduttore dell’evoluzione umana, allora è vero quello che dice  Feuerbach l’uomo è ciò che mangia? 
 
Assolutamente sì.
 
4. Come è cambiato l’approccio dell’uomo al cibo?
 
Rispetto a ieri? È cambiato percettibilmente, e muterà ancora domani. Tutti i giorni mangiamo e tutti i giorni il cibo e le nostre ideologie, rappresentazioni e pratiche alimentari cambiano, più o meno sensibilmente. Però noi mediterranei spezziamo il pane e condividiamo il vino come 2000 anni fa. Alcune cose cambiano, altre cambiano forma ma non sostanza. Alcune cose scompaiono, altre permangono. Fa parte del fascino del cibo.
 
5. La nostra testata si occupa di informare il consumare sui casi i illeciti nel comparto agroalimentare, cosa si può fare per evitare che quest’ultimo incappi in casi di frodi?
 
Risponderei con una specie di litania: ci vogliono controlli, informazione, e ancora controlli, leggi ferree, educazione alimentare e tanta informazione, e poi ancora controlli, educazione, informazione, leggi efficaci. Mangiare è un atto pubblico, politico, economico, dunque ci vogliono precise politiche pubbliche di salvaguardia della sovranità e sicurezza alimentare.
6. Il cibo, secondo lei, può rappresentare lo strumento per far ricrescere e rifiorire l’economia delle aree a vocazione rurale?
Per me è certo, anzi deve costituire il principale strumento, e va coniugato al turismo rurale, enogastronomico e culturale.
 
7. Girovagando in rete o in tv senza dimenticare le librerie, si nota una proliferazione di programmi, libri, riviste su come cucinare, su come risparmiare cucinando, secondo la sua esperienza tutto ciò può portare vantaggio alla crescita culturale e presa di coscienza dei cittadini per una corretta e sana alimentazione, oppure è deleterio?
 
Il cibo oggi va di moda e infatti le iscrizioni agli Istituti alberghieri statali hanno conosciuto un aumento insperato, sino a 10 anni fa all’alberghiero andavano molti ragazzi che non avevano voglia di studiare, oggi sento dire loro “farò lo chef”, “farò la pasticcera”, “aprirò un ristorante” eccetera. L’attenzione verso un mestiere nel quale gli italiani sono bravi artigiani ma non maestri e artisti, tranne alcune eccezioni, è un fatto assolutamente positivo: se cresce la qualità della ristorazione in Italia se ne avvantaggiano le produzioni agroalimentari locali, il turismo e dunque cresce l’economia. 
Però troppa esposizione di cibo genera nausea, noia, e quella che chiamo “pornografia del cibo”; intendo una sovrabbondanza di “cose” senza anima, senza contenuti, storia e cultura dietro, una vetrina di calorie senza calore, materie senza spirito. 
 
 
 
8. Lei oggi è codirettore della collana editoriale Ciborama per Aracne editrice, in che direzione va il mondo dell’editoria specializzata? 
 
Con Ciborama le mie colleghe condirettrici ed io abbiamo cercato di concretizzare il sogno di una collana specializzata in food studies, innovativa e al passo con i tempi, che trattasse l’argomento a 360 gradi, senza precluderci l’apporto di chef, gourmand colti, economisti, politologi: tutti gli autori interessati seriamente al fenomeno dell’alimentazione umana sono potenzialmente benvenuti. L’editoria specializzata versa in crisi, tutti abbiamo dovuto tagliare sull’acquisto dei libri, però i libri specialistici ben scritti sono degli evergreen e hanno un loro mercato per fortuna. 
 
Alessandra Guigoni e' antropologa culturale. Collabora con Univetsita', Enti di ricerca pubblici e privati, Istituti di formazione e Scuole. Ha all'attivo una sessantina di pubblicazioni. Si occupa di cibo e comunicazione. E'  blogger (etnografia.it).
 a  cura Anna Zollo
 
AMI - Alimentazione Mediterranea Internazionale-intervista a Luigi Ceretti PDF Stampa E-mail
Domenica 13 Ottobre 2013 20:46  |  Scritto da Redazione
L’agroalimentare  è il settore che in questi ultimi anni sta meglio sopportando la crisi economica. Infatti i dati evidenziano soprattutto per l’export un forte impulso del Made in Italy, è anche vero che purtroppo è un settore sempre sotto l’occhio del ciclone, molti anzi moltissimi i casi di illeciti, che coinvolgono troppo spesso le aziende.
Per rilanciare l’immagine del Made in Italy e soprattutto delle imprese che operano in questo settore, che dal 24 al 26 Gennaio si terrà a Roma   expò AMI - Alimentazione Mediterranea Internazionale. Per comprendere cosa significa questo evento e  le motivazioni che hanno spinto gli organizzatori abbiamo chiesto a Luigi  Ceretti dell’Ami expò maggiori informazioni.
per info 
 
http://www.amiexpo.org
 
 
1.Dottor Ceretti ci può dire  quale sarà il  leitmotiv dell'expò AMI - Alimentazione Mediterranea Internazionale 
I protagonisti dell’expò  saranno i   prodotti del Mediterraneo, la loro trasformazione, le ricette della cucina, il sistema di grande cultura che ruota attorno. E poi ancora l'indotto economico e la valorizzazione delle produzioni ingiustamente considerate minori. Ci siamo resi conto che oggi si parla tanto di mediterraneità e di gastronomia mediterranea, ma pochi la promuovono in modo sistemico, facendo veicolare i veri valori della Dieta Mediterranea.
 
2. Quali sono le motivazioni per il quale avete deciso di organizzarlo?
Ci sembrava necessario dare un forte segnale di qualità e di organizzazione in un mondo con troppe manifestazioni superficiali e approssimate.
 
3. Quali saranno i vantaggi per le imprese?
Molteplici saranno i vantaggi, le imprese potranno avere una interazione diretta con i consumatori,una vetrina   come i consumatori di Roma e del Lazio e quindi sicuramente la più internazionale in Italia. È prevista la   vendita direttamente al pubblico. Inoltre sono previsti  workshop B2B Buy & Taste con ICE e buyer da 6 paesi Esteri oltre a quelli italiani, gratuito per gli espositori
Infine è stato previsto grazie all'accordo con Confcommercio Roma e Federalberghi Lazio delle visite dei professionisti del settore
 
4.Quali saranno invece i vantaggi per i cittadini/ consumatori?
I partecipanti potranno fare acquisti diretti dal produttore di grande qualità di prodotti spesso sconosciuti. Sarà possibile acquisite molta informazione chiara e accessibile sulla filiera di produzione, sulle modalità di cucinare, sui benefici del cibo sano e chiarezza sui falsi e sul loro terribile impatto sulla salute
 
5.Le istituzioni potranno avere dei vantaggi ?
Certo l’expò rappresenta una vetrina di qualità, un investimento economico travasato interamente sul territorio, e la   possibilità di dialogare direttamente con il consumatore e presentare l'aspetto professionale e di servizio delle istituzioni
L'aspetto internazionale dei contatti
 
 
6. Risultati attesi
Molteplici saranno i risultati che ci aspettiamo di raggiungere, tra questi: 
Presenza di produttori di qualità
Importante corollario di tavole rotonde semplici e di vera informazione
Spazio ludico e di divertimento per le famiglie
I contatti professionali per vendere
Lo spazio bimbi e ragazzi per una cultura del mangiare sano fin da giovani
Un evento di pubblico

patrocini 

 
 
Intervista a Maurizio Luongo, quando i giovani credono nelle peculiarità italiane PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Settembre 2013 16:35  |  Scritto da Redazione
Le interviste di Frodialimentari.it continuano e sono sempre più   variegate. L’obiettivo è quello di conoscere meglio, realtà e persone che lavorano per promuovere il prodotto tipico di qualità italiano, in un comparto fondamentale per le economie locali. Questa volta l’esperto della nostra intervista è Maurizio Luongo giovane Campano, che da intermediario finanziario, ha dato una svolta alla sua vita, dedicandosi a due settori trainanti, quello del turismo e quello della valorizzazione dei prodotti tipici. I dati dimostrano come il comparto turistico, anche se in sofferenza tiene, soprattutto se legato ai prodotti enogastronomici italiani. Inoltre, in base ad una ricerca della Coldiretti si evince come il “turista” preferisca come ricordo della vacanza acquistare un bel salame, o pezzo di parmigiano, invece del classico Colosseo o gondolina.
 
1.     Maurizio, Lei è laureato in Economia, quindi il suo percorso professionale sarebbe dovuto essere indirizzato verso un settore ben definito, e per un certo periodo  lo ha intrapreso. Ci può spiegare il perché ha deciso poi di cambiare?
R. Ho fatto il promotore finanziario per una banca importante ma non era la mia strada. Bisognava fare consulenza ma poi alla fine se non vendevi i prodotti della banca non guadagnavi. Ed inoltre ci si confrontava con un mercato “sterile” dove non si riusciva a soddisfare appieno le esigenze del cliente, cosa invece differente ora. Proporre un viaggio è un po’  come soddisfare i sogni che una persona ha.  Per molte persone è il viaggio di una vita, da ricordare per sempre.
 
2.     Perché ha deciso di diventare direttore di Agenzia di viaggio?
R. La passione per i viaggi c’è sempre stata così quando ho avuto l’occasione ho investito in questa attività. E’ un lavoro sempre di consulenza ma molto più appagante perché lavori con i sogni delle persone. E’ gratificante ricevere cartoline da ogni angolo del mondo e i ringraziamenti per aver organizzato il viaggio. Inoltre ho la possibilità di far conoscere la nostra   Bella Italia.
3.     Negli anni ha portato avanti numerose iniziative di incoming, dedicandosi soprattutto verso il turismo di ritorno può dirci che cosa le ha insegnato tale esperienza? Cosa chiedono i suoi clienti quando gli propone le aree a vocazione turista rurale, ma poco conosciute?
R. Abbiamo lavorato con diversi gruppi di Americani e Australiani di origine italiana. Sono persone alla ricerca delle proprie radici, orgogliosi della loro origine italiana. Sono incantati dai nostri centri storici, dalla nostra cucina, dalla nostra ospitalità e spesso vogliono tornare. Il difficile è proporre la destinazione sui mercati esteri perciò ci siamo orientati sul turismo di ritorno, su persone che sono alla ricerca di vincoli familiari, di una tomba di qualche antenato o di un certificato di nascita del nonno…
4.     Da circa un anno ha avviato una nuova iniziativa imprenditoriale legata però ai prodotti tipici del Mezzogiorno in particolare,  quale è stata la spinta che l’ha convinta a rischiare in un momento così critico per le imprese?
R. Abbiamo tanti prodotti eccezionali che possono essere valorizzati e possono dare uno sbocco alla crisi economica delle nostre aree. Il momento è critico ma bisogna provarci, non abbiamo altre strade. Il Sud ha già perso il 10 % della popolazione (soprattutto giovani con elevata scolarizzazione) in pochi anni. Non possiamo più aspettare uno sviluppo calato dall’alto. Quindi vista la mia esperienza nei viaggi ho pensato di far collimare queste due realtà: contribuire quindi a creare un rapporto fra turismo e prodotti tipici. Ed è per questo che è nata la Bottega dei Miracoli, per consentire anche a chi vive lontano di poter gustare e consumare i prodotti sani e buoni che ci hanno tramandato i nostri nonni.
 
5.     Tra le varie iniziative che  La Bottega dei Miracoli ha intrapreso vi è quella del commercio elettronico,  secondo lei è un mercato che aiuterà le imprese? E in che modo?
R. Il mercato on-line è anche più complicato di quello tradizionale ma è un’opportunità che va coltivata. Ti permette di arrivare ovunque con piccoli investimenti.
6.     Le persone che si rivolgono a lei cosa chiedono? Si fanno influenzare dal prezzo oppure la leva della scelta di un prodotto è legato alla genuinità e qualità?
R. Il prezzo è sempre una variabile importante ma devo dire che i nostri prodotti hanno un ottimo rapporto qualità prezzo. La qualità inoltre è una leva importante, abbiamo tanti clienti che cercano le nostre specialità che sono altrimenti introvabili.
7.     Il consumatore secondo la sua esperienza, è ancora sprovveduto e poco informato?
R. L’informazione per fortuna è sempre più efficace per cui un consistente numero di consolatori  sono   informati. Però è una battaglia che va portata avanti, con tenacia e perseveranza, perché purtroppo vi sono  ancora  tanti altri soggetti che sono male informati e non sanno quello che comprano. Penso ad esempio all’Olio di Oliva. Vi sfido a fare un giro nei nostri supermercati e trovare un extravergine di Oliva italiano. Sugli scaffali si trovano tutti oli ottenuti da miscele di olive comunitarie e sono sempre in offerta a 3 euro al litro. Basti pensare che il costo di produzione di un olio italiano è almeno 4 euro.
8.     Come lei sa la nostra testata si occupa, oltre di promuovere le identità agroalimentari italiane, anche di informare su casi di illeciti alimentari ed agroalimentari Le è mai capitato di dover fronteggiare un caso di italian sounding o illeciti in questo campo?
R. Nella nostra nicchia di mercato non abbiamo avuto grossi casi, anche perché tra i nostri fornitori noi scegliamo i migliori,  ma ho visto di persona in paesi esteri come imprenditori abbiamo accumulato fortune con prodotti “italiani” prodotti all’estero. Si dovrebbe lavorare per recuperare questo mercato parallelo.  
9.     Infine cosa si può fare per sostenere le economie dei piccoli centri rurali, detentori delle identità e tipicità dell’agricoltura e gastronomia italiana?
R. Bisognerebbe  creare una maggiore rete istituzionale. Purtroppo c’è un proliferare di sagre e iniziative locali ma manca una iniziativa sistemica. Penso alle fiere del gusto già presenti nel Nord Italia e all’estero. Inoltre servirebbero iniziative consortili che permettessero la valorizzazione delle nostre tipicità.
a cura di Anna Zollo
 
 


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