Quattro chiacchiere con … Paolo Conte, nuovo Direttore Copagri_Campania

L’agricoltura italiana sta vivendo una duplice situazione che ci viene proposta a piene pagine, sia dalla carta stampata che dalle altre fonti di informazione.
Se da un lato ci viene detto che l’agricoltura sta rinascendo, grazie ai sempre più giovan,i che anche se laureati, decidono di orientare il proprio futuro verso il primo settore, d’altro canto sappiamo come in questi giorni il comparto agricolo sia messo sotto accusa per lo sfruttamento della vita umana.
La cronaca purtroppo sono giorni che ci riporta casi di sfruttamento; in molte regioni, in questo periodo soprattutto, in Puglia, si parla di caporalato, di vite spezzate a causa del caldo e delle difficili condizioni lavorative. Un problema vecchio quando il mondo, che riguarda non solo gli immigrati ma anche gente locale, che per sopravvivere accetta di lavorare per pochi euro al giorno. Ma non solo anche di prostituzione e di cattiva gestione del prodotto.
Sarà forse che per molti il termine agromafia fosse solo un sillogismo? Un qualcosa di ipotetico e quindi non reale? La cruda realtà ci dice, invece, come questo termini non sia altro che la sintesi di come il comparto agricolo e anche quello agroalimentare sia oggi un’attività della Criminalità Organizzata.
L’agricoltura non ha però solo questi problemi! Gli imprenditori agricoli sono oramai allo stremo, e sentono sempre più la necessità di un aiuto. Troppo prodotto oggi viene lasciato nei campi perché non competitivo, solo in termini di costi e di prezzo, con quello proveniente dalle alle Nazioni. I contributi comunitari non riescono più a garantire loro di competere, il prodotto Made in Italy è eccellente ma sul mercato non regge in confronto dei prezzi, questo soprattutto nella GDO.
Per cercare di fare un po’ di chiarezza, ho chiesto al nuovo direttore di COPAGRI CAMPANIA , fresco di nomina di scambiare 4 chiacchiere davanti ad un caffè.
Visti i suoi impegni ci siamo incontrati ad un bar alla Stazione di Napoli. Da premettere che conosco da anni l’avvocato Conte, il nuovo direttore, per aver collaborato con lui su tanti temi riguardanti il food, quindi questa sua nomina non mi ha sorpreso. Un giovane talentuoso, che con professionalità e soprattutto caparbietà, ha sempre portato a termine i suoi impegni. Una sfida la sua non certo semplice…

Paolo ci parli un po’ di te e soprattutto, visto il tuo profilo professionale, le motivazioni cheti hanno spinto ad accettare la sfida di COPAGRI Campania?
Un incontro con la Presidente Vera Buonomo e quella volontà, dell’intera Confederazione, di tracciare un percorso di costruzione di un nuovo modello di rappresentanza e, quindi, di una nuova agricoltura regionale che sceglie di investire il proprio futuro in innovazione e sostenibilità.
I prossimi anni saranno determinanti per la pianificazione del lavoro e per la ridefinizione di un comparto che deve essere sempre più al passo coi tempi.
Sfida ambiziosa quella rappresentatami dalla Presidente Buonomo e grato per aver puntato su una risorsa più giovane. La passione per le sfide è sicuramente il motore principale che mi ha spinto ad accettare la direzione di COPAGRI Campania.
Ridisegnare il modello, la forma ed il linguaggio della rappresentanza, partendo, però, dalla fase di ascolto delle imprese agricole. È necessario capire la strada da intraprendere ma al contempo dobbiamo cercare di gestire il cambiamento a nostro favore con nuove idee e proposte per riconquistare il rispetto non solo nelle varie parti che compongono il settore primario, ma anche dalle altre categorie economiche e dal mondo civile e politico.

Cosa può fare oggi una associazione di categoria per tutelare i propri iscritti e rilanciare il settore agricolo ed agroalimentare?

Non è più tempo di strategie statiche, né di contrapposizioni. Fino ad oggi si cercava di fare la campagna acquisti dei soci, quella che volgarmente definirei “accaparramento” dei fascicoli aziendali, oggi invece, questi ci chiedono un “progetto”, un nuovo modello di rappresentanza. COPAGRI Campania intende raccogliere questa sfida, perché è ormai chiaro che si tratta di definire un progetto unitario per l’agricoltura campana e non per le associazioni.

Il caporalato e l’immigrazione sono due temi molto sensibili e di cui si sta parlando molto in questo periodo, secondo la tua esperienza come è possibile cercare di arginare questo fenomeno? Come commenti la legge contro il caporalato emanata nella passata legislatura?

Le recenti tragedie che hanno coinvolto lavoratori stagionali impegnati nella raccolta del pomodoro hanno riacceso i riflettori su questioni per le quali non esistono giustificazioni di sorta.
Ritengo, però, sbagliato puntare il dito contro le aziende agricole, ingiustamente accusate di scarsa collaborazione. Andrebbe, invece, sottolineato che si tratta di una responsabilità del sistema-Paese che va condivisa con tutte le parti in causa.
Il caporalato è l’ultimo tassello di una filiera alimentare densa di criticità, che scarica le esternalità negative sugli anelli inferiori. Dall’osservazione della filiera se ne possono capire i malfunzionamenti come l’assenza di un sistema che mette in connessione domanda e offerta di lavoro, e, poi, la disaggregazione di filiera dove i singoli produttori non sono coadiuvati nella gestione del rischio e nell’innovazione. La presenza, poi, di una GDO che tende ad indebolire la trasformazione e ancor di più la produzione è l’ulteriore segnale di difficoltà di una filiera poco trasparente. Il caporalato crea situazioni di sfruttamento dei lavoratori e di illegalità, di più difficile controllo nel caso di lavoratori immigrati che hanno minor potere contrattuale sia per questioni linguistiche che di scarsa conoscenza delle norme che regolano il lavoro.
La legge del 2016 ha inasprito ulteriormente la condanna per il reato di caporalato che era già perseguibile penalmente dal 2011, classificandolo come delitto contro la libertà individuale. Oltre la legge ci sono le possibilità di cooperazione, di incontro tra autoctoni e rifugiati per un arricchimento reciproco, che può consolidarsi in progetti di inclusione solidale, senza considerare i protocolli sperimentali per fornire soluzioni abitative provvisorie ed erogare servizi sanitari di base. Attualmente, la mancanza di abitazioni stabili, di servizi di trasporto per gli immigrati assunti nel lavoro stagionale dei campi, della diffusione della rete del lavoro agricolo di qualità che fornisce assistenza legale ai lavoratori sono le tante criticità da affrontare e risolvere.

L’agricoltura e l’agroalimentare in questi ultimi anni sono diventati oggetto di attenzione da parte della criminalità organizzata, come tutelare le imprese?

Con fermezza va sostenuto che non possiamo esaurire le risposte al quesito posto con il solo argomento, ad esempio, della tracciabilità.
La criminalità organizzata vede nel comparto agro-alimentare terreno fertile per impiantare i suoi business.
Furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento e incendi alle colture, aggressioni, truffe nei confronti dell’Unione europea, caporalato, abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, agropirateria, controllo delle filiere agroalimentari, dalla produzione alla distribuzione, fino alla tavola grazie all’ingresso diretto nella GDO con supermercati ed insegne proprie.
Sono, ritengo, tutte sfumature o meglio aspetti di un più ampio fenomeno criminale, appunto, in cui ogni tema diventa singolo centro di interesse economico.
La vera arma a disposizione delle imprese del comparto agricolo ed agroalimentare è l’effettiva applicazione delle leggi ed un efficace sistema di vigilanza e repressione.
Le leggi ci sono e sono molto chiare, ma il ruolo di vigilanza e repressione spetta alle istituzioni che devono incrementare le visite ispettive. In assenza di controlli si manca l’obiettivo finale.

Quali sono i temi su cui hai intenzione di lavorare con COPAGRI Campania.

Una delle nostre priorità nei prossimi mesi sarà sicuramente quella di svolgere una sistematica azione di monitoraggio del PSR, avendo come obiettivo quello di rendere quanto più efficiente possibile la spesa delle risorse previste nel PSR campano e sempre più indirizzate a incentivare strumenti necessari per rendere più competitive le imprese sul mercato: favorirne l’aggregazione in strutture economiche fortemente orientate al mercato; rilanciare la ricerca e le politiche di supporto al trasferimento dell’innovazione; definire strumenti per il credito; incamminarsi sulla strada della corretta gestione delle risorse naturali per coniugare produttività e sostenibilità e per valorizzare il ruolo delle imprese agricole anche nel campo dei servizi eco-ambientali.
Parallelamente, lo sguardo è rivolto alla nuova programmazione 2021/2027, di cui la Commissione europea ha già predisposto le relative proposte di Regolamento. Dobbiamo essere pronti, reattivi alle sfide che l’Europa in questi mesi andrà a definire.

 

a cura di ANNA ZOLLO