Intervista ad Anna Gardu l’artista dei dolci decorati: delle vere opere d’arte

Sta per concludersi quello che è stato proclamato l’anno internazionale del cibo italiano nel mondo.
Il MiBACT e MiPAAF in modo congiunto lo hanno promosso per esaltare il patrimonio enogastronomico italiano e la cucina di qualità, al fine di valorizzarli ed inserirli come patrimonio culturale italiano. Patrimonio ricchissimo, grazie alla differenziazione dei sapori oltre che dei saperi e delle varietà degli stessi alimenti, simbolo della straordinarietà geografica e storica dell’Italia. Il patrimonio enogastronomico è, infatti, parte essenziale del paesaggio culturale italiano; secondo l’UNTWO è proprio l’unicità del patrimonio culturale intangibile a determinare il fattore discriminante della competitività turistica. Numerosi prodotti enogastronomici italiani sono stati definiti come patrimonio culturale anche dall’Unesco, e soprattutto sono stati inseriti nella lista del patrimonio immateriale. La Convenzione dell’Unesco definisce, infatti, il nuovo concetto di “patrimonio culturale immateriale” stabilendo che possano farne parte le canzoni, i balli, le feste tradizionali ma anche le conoscenze, le credenze, le tecniche produttive ( quindi il cibo)sempre e quando queste siano state trasmesse da generazioni e così vengano considerate dalle stesse persone che le mantengono vive.
Uno degli aspetti più importanti dell’alimentazione è, quindi, quello culturale perché il cibo è parte integrante della civiltà in cui viviamo. Il cibo non solo ci permette di sopravvivere, ma accomuna più comunità e realtà, diventando anche momento di condivisione oltre che di convivialità. Il cibo rappresenta, infatti, , in tutto il mondo non solo in Italia, uno stile da imparare, vivere, raccontare.
Ma quello che rende unica la tradizione gastronomica italiana , ma non solo, è il genius loci, oltre che dalla manualità, consuetudine.
È fondamentale, non solo per riaspettare quelli che sono i prodotti tipici, ma anche operare per preservare e rilanciare le tradizioni legate a quel particolare prodotto, che rappresenta l’ingrediente segreto.
Chi meglio di Anna Gadru, eclettica artista dei dolci può meglio rappresentare questo connubio fra gastronomia e arte! Una giovane artista che, esegue delle vere opere d’arte con la pasta di mandorla e la ghiaccia reale. La Gardu ha portato agli onori della gloria l’arte dolciaria che per ben quattro generazioni si tramanda nella sua famiglia, sintesi delle tradizioni della Sardegna del Nord. Una donna sempre in prima linea per difendere le tipicità locali, basti pensare la sua battaglia durante expo’2015 per tutelare il maialino sardo.
Con le sue mani, che visto le opere che realizza possono essere definite fatate, crea sculture commestibili, che però sono certa pochi hanno il coraggio di mangiare, gioielli , quadri, non c’è fine alla sua fantasia e cretatività. La sua fonte di ispirazione sono i segni ed i simboli della tradizione Sarda; nelle sue opere, infatti si legge tutto l’amore che lei ha, quasi viscerale, per la sua terra, un amore che si legge anche nelle sue parole, quando descrive o racconta le sue creazioni.
Non solo colori, ma anche sfumature di bianchi caratterizzano i dolci.
La testata frodialimentari.it, per celebrare l’anno internazionale del cibo italiano, ma soprattutto per celebrare una grande donna, una grande imprenditrice ( quest’anno è stata premiata come donna sarda dell’anno) ha pensato di fare 4 chiacchiere con lei.

Anna ci dici come è venuta la passione per i dolci gioiello?
La mia passione nasce dai ricordi che accompagnavano la mia infanzia.
Sono cresciuta a contatto con la pasta di mandorle e tra i profumi degli agrumi e della vaniglia, grazie all’attività che da 4 generazioni ha svolto la mia famiglia “Pasticceria Colli” dolci tradizionali fin dalla fine del 1800.
Il pioniere della famiglia fu il mio bisnonno, Nicola Colli, che frequentò una scuola di pasticceria a Genova.
Tramandò la sua arte a tutte le donne della famiglia, fu il primo innovatore dei dolci di Oliena creando nuove forme come quello che oggi viene considerato il dolce più antico di Oliena “Sa Timballa, che prende il nome dallo stampo in rame su cui viene e realizzato, una sorta di campana di croccante vuota all’interno con decorazioni in ghiaccia, dove già da allora pensò di riportare nelle sue decorazioni i fiori dei ricami degli abiti tradizionali di Oliena. Il dolce nel tempo acquisì valore simbolico in quanto veniva considerato il dolce dedicato al battesimo, perché veniva donato dal compare ai padrini in segno di gratitudine per aver accettato l’incarico.
Oggi il mio percorso segna un’evoluzione nella tradizione dolciaria, in quanto nell’aver creato nuove linee (regolarmente brevettate) ispirandomi ai gioielli sardi, ai simboli dell’identità alle tradizioni sarde, ho voluto in qualche modo dar voce ad un linguaggio che raccontasse la nostra storia attraverso un percorso sensoriale che coinvolgesse tutti i 5 sensi più 1…le emozioni.

Hai ottenuto tantissimi riconoscimenti, sia nazionali che internazionali, quale ti ha emozionato di più?
Devo veramente ringraziare per tutti i premi ricevuti…ed ognuno rappresenta un’emozione… perché i premi rappresentano manifestazioni di stima e riconoscimento per il mio lavoro…quindi non potrei che esserne grata…ma è pur vero che alcuni li porto particolarmente nel cuore, uno di questi è stato il primo premio ricevuto dalla Fondazione Pio Alferano. Per il premo Pio Alferano venni invitata dal Presidente Santino Carta a partecipare al concorso per artisti emergenti, e vinsi il Premio del Presidente della Fondazione nonchè Direttore Artistico Prof. Vittorio Sgarbi. Come non potrei dimenticare l’emozione dell’ ultimo premio come Donna Sarda 2018 Giunto alla 32a edizione, entrando a far parte di una rosa di 32 illustri donne Sarde che hanno fatto conoscere l’isola nel mondo onorando la propria terra. Grande responsabilità per me.
Poi ci sono esperienze che valgono tutte le emozioni di un premio …Come l’essere stata invitata nel 2015 ad esporre una mia interpretazione dell’Albero della vita all’interno della mostra del Prof. Sgarbi “Il tesoro d’Italia” . In quel contesto presentai 11 campane in vetro in cui erano riportati i simbolismi della Sardegno, oltre alla mia interpretazione dell’Albero della Vita..
Nel cuore, conservo, anche l’emozione di aver avuto l’onore di essere stata scelta tra i cinque artisti Italiani che dovevano rappresentare l’Italia all’interno di una mostra Internazionale dell’artigianato artistico in Giappone…e poi non ultima e sempre un’emozione vedere l’emozione di mia madre che dopo avermi trasmesso la sua arte si emoziona davanti ai miei lavori e dai suoi occhi capisco che sono stata una brava allieva
A cosa ti ispiri quando crei le tue opere d’arte?
Vivendo in un’isola dei tesori, come amo definirla io, basta guardarsi attorno e tutto diventa fonte di ispirazione. Quando creo un lavoro non ho un progetto …ho l’immagine ben impressa nella mente di quel che immagino di poter realizzare che cerco di trasformarla in materia, ed a fine lavoro sarà una sorpresa anche per me …
Horo è il logo che contraddistingue i tuoi capolavori, perchè questa scelta, da dove deriva il nome?
HÓRO è il mio marchio (regolarmente registrato) . Nel nostro dialetto significa cuore, penso che questo marchio possa esprimere tutta la passione che io ci metto per realizzare i miei lavori. L’esigenza di un marchio è nata contemporaneamente all’innovazione dei dolci che mi ha portato a seguire un percorso museale. Col marchio ho voluto donare un’identità ai miei lavori …io sono Anna Gardu e loro sono HÓRO
Il logo racchiude tutti i sentimenti con cui li realizzo…. perché è un omaggiò alla mia famiglia …dal mio bisnonno in poi che mi hanno trasmesso quest’arte…perché nella mia prima mostra nel 2000 c’era tutta una sala allestita con dei cuori che è anche il vostro dolce tipico realizzato a suo tempo dal mio bisnonno….perché sentivo che la parola HÓRO ben rappresentava quello che avrei voluto fare… da noi HÓRO meu (cuore mio) è la massima espressione d’amore e d’affetto
Le mie creazioni rappresentano un pezzo del mio cuore ….li reputo mie creature e come tali devono avere un’identità…è stato come dare un nome ad un figlio ….mi è venuto talmente naturale e spontaneo attribuirgli un nome che per me è del tutto naturale che esista il marchio HÓRO…sai che nessuno mi ha mai chiesto. Il perché…mi è stato detto che avevo sbagliato a farlo …ma mai nessuno che abbia voluto capire cosa mi avesse spinto a farlo….e col senno di poi devo dirti che essendo stati imitati e plagiato in ogni forma e materia il marchio rimane in segno di distinzione ..

Sei una Sarda Doc, e dalle tue parole e opere traspira l’amore per la tua regione di origine, cosa si può fare per cercare di conservare e trasferire ai giovani questo tuo amore ed attaccamento?
Il mio sogno nel cassetto dal 2010, non perdo occasione per parlarne ovunque mi invitino, è quello di poter realizzare la filiera della mandorla autoctona che, anche se in piccolo, abbiamo già avviato con un agronomo ed un imprenditore. Oggi le mandorle si trovano già in commercio con il marchio HÍVU(seme); ovviamente per avviare la filiera della mandorla bisogna creare un consorzio tra i proprietari dei mandorletti esistenti e stimolare i concittadini ad impiantare nuovi mandorletti con l’aiuto di Laore ed Agris due enti regionali. Laore ed Agris hanno partecipato negli anni scorsi, ad un convegno sulle mandorle ad Oliena, dove ha partecipato anche l’università di Sassari, inoltre è stato realizzato un corso sulla potature dei mandorletti già esistenti in modo che si potesse creare un vivaio di nuove gemme da innestare con la qualità di mandorla specifica della tipologia di Oliena che prende le caratteristiche dal territorio. Il mio obbiettivo è quello di far diventare Oliena il Presidio della mandorla Sarda da dove far partire un Progetto pilota da estendere in tutta la Sardegna….. Dopo aver fatto tutto il giro delle coltivazioni Sarde e dell’ente regionale AGRIS ed essere stati invitati ai loro convegni, dopo aver parlato del nostro progetto ed aver confrontato la differenza tra le loro coltivazioni di msnforke Pugliesi e la nostra intenzione di portare avanti il discorso della mwmsoeka Sarda per poi ottenere il marchio di certificazione, ho potuto constatare di aver divulgato ampio interesse sulle mandorle che mi auguro continui e si sviluppi in tutta la Sardegna , in quando non vi è un paese in Sardegna che non abbia più di due dolci Sardi …Oliena ha 11 tipologie di dolci di mandorle… ma scarseggiando la materia prima la importano dalla California dalla Spagna dai paesi orientali e quando tutto va bene sono Pugliesi. Il mio sogno è quello di realizzare un Consorzio di pasticceri realizzare un dolce richiedere un marchio che ne attesti l’origine e la qualità per poi inserirlo in un mercato di nicchia …Solo in quel caso potrà essere chiamato dolce Sardo ….ma il progetto comprende anche la scuola di pasticceria. Una scuola che apra le porte a tutti gli specialisti nei vari settori che potessero apportare le vere conoscenze in materia di tradizioni storiche ed enogastronomiche e dei docenti preparati ognuno capace di trasmettere la propria tradizione e conoscenza …Insomma una vera scuola . Sono certa che possa attirare l’attenzione anche fuori dall’isola.. ed infine un museo del dolce tradizionale ma che abbracci tutte le tradizioni dei territori in quando molti dolci della Sardegna hanno valore simbolico legato alle festività patronali legate ai Santi ….Un museo vivo che avrebbe attirato l’interesse di tante fasce d’età ed allo stesso tempo nel trasmettere le tradizioni avrebbe garantito anche che il fatto che venissero tramandate

La Sardegna è una regione complessa, e in molti casi ancora sconosciuta… solo alcune zone, quelle turistiche sono frequentate, le altre molto spesso sono dimenticate, e con esse anche le comunità locali e le loro tradizioni, cosa fare per cercare di inserire questi luoghi nei circuiti turistici senza depredarne le peculiarità e le tradizioni?
Ogni paese della Sardegna ha le sue caratteristiche architettoniche, tradizioni di usi costumi diverse sia in campo enogastronomico che storico /culturale, purtroppo tutto questo sta sfuggendo di mano, uno spaccato di questo cambiamento viene fuori seguendo il circuito delle Cortes Apertas, ci si accorge che in vari paesi della Sardegna si imitano in malo modo le tradizioni appartenenti ad altre comunità. Esiste un modo che potrebbe riportare un equilibrio e una tutela di questo patrimonio identitario e sarebbe quello che ogni Comune della Sardegna depositasse un marchio a tutela della propria identità culturale proteggendo le proprie caratteristiche che hanno reso quel Comune conosciuto da sempre per i suoi usi e costumi…servirebbe a ricreare un equilibrio, a restituire ad ognuno la propria identità ed a quel punto potrebbero collaborare tra comuni stessi per costruire itinerari che possano portare il turista alla scoperta delle tradizioni e bellezze di ogni realtà dell’isola…sarebbe come istituire un museo itinerante alla scoperta degli usi e dei costumi di ogni Comunità ….Ma soprattutto bisognerebbe riacquistare quell’onesta intellettuale che avevano i nostri avi, affidando a noi nel pieno rispetto da parte loro, delle regole non scritte nel tramandare le proprie tradizioni senza tradire la propria identità nel voler emulare le tradizioni altrui ….

Oggi il prodotto enogastronomico rappresenta una delle leve di rilancio delle aree interne, come fare per evitarne l’inflazione e la perdita di identità?
Ogni Comune potrebbe tutelare e valorizzare i prodotti locali con un marchio di garanzia che attesti la qualità e la provenienza. Il marchio servirebbe a tutelare i prodotti a livello giuridico anche dai plagi che danneggerebbero l’origine di provenienza. questo servirebbe a restituire l’identità ai luoghi ed è ora te che si crei o contaminazioni che servono soltanto a confondere le origini e a perdere l’identità dei luoghi .

 

A cura di Anna Zollo