Mercato, imprese come rispondere alla crisi… Parola all’Onle Paolo Russo

Per poter comprendere come sostenere le imprese agroalimentari in questo momento socio economico più unico che raro ( per fortuna) abbiamo rivolto alcune domande a Paolo Russo, politico di  grande esperienza. Sin dal 2008, giovane deputato, ha posto in essere numerose normative a sostegno del comparto, lottando sempre per consentire sia ai piccoli che ai grandi imprenditori italiani di ottenere norme e strumenti adatti per essere concorrenziali sul made in Italy.

 


1. Buongiorno on.le lei per anni è stato membro della commissione agricoltura della Camera, oltre ovviamente a presiederla, oggi è invece in quella Bilancio, quindi ha ben chiara la situazione del settore agroalimentare Italiano, ci può dire cosa ha comportato la Pandemia Covid 19 per il mer-cato italiano e soprattutto per le imprese?
Abbiamo rilevato un problema enorme di domanda, di mercato. Pensi a tutto il mercato HoReCa che da un giorno all’altro si è azzerato in Italia e nel mondo. A tutto questo si aggiunge la crisi di liquidità che investe tutti. Il crollo della domanda turistica ci mette il resto ed alimenta la sofferenza delle im-prese agricole che scontano lo strutturale nanismo e la parcellizzazione della proprietà agraria.
2. I maggiori danni, quali e come si sono concretizzati o caratterizzati?
Il floroviavismo rappresenta il paradigma di questa crisi, ma anche il vitivinicolo sta scontando una emergenza senza precedenti. I grandi prodotti a marchio del nostro Paese sono tutti sotto attacco e be-ne ha fatto il Governo a prevedere una risorsa aggiuntiva per sostenere gli indigenti e quindi il mercato del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, dei prosciutti, dei pomodori. Tutte misure che aiutano appena il comparto per il quale occorrono però straordinari interventi strategici.
3. Quanto incideranno secondo Lei le nuove restrizioni poste in essere sul suo comparto relativo alla Mozzarella di Bufala, Vino, ortofrutta e quanto altro?
La Mozzarella sconta il fatto che essendo un prodotto fresco e di immediato consumo ha avuto una brusca caduta della domanda. La contrazione è stata di oltre il 50% e pensare di lasciare che il tempo da solo lenisca e sani questa criticità è da irresponsabili. Occorre subito una misura specifica che so-stenga l’acquisto del latte di bufala campano DOP anche per altri usi, tipo l’utilizzo per la produzione di alimenti per animali, evitando che le stalle chiudano sommerse dai debiti e dal latte non ritirato dai caseifici. Il vino e l’ortofrutta dove la raccolta delle ciliegie e delle pesche rischia un crollo verticale che farà anche impennare i prezzi al consumo, avrebbero subito bisogno di manodopera utilizzabile e specializzata che non ha niente a che vedere con l’inutile provvedimento ideologico di regolarizzazio-ne degli immigrati, e poi di sostegno, cancellando ogni tassa, rata di mutuo, tributo e contribuzione per l’intero anno. Uno sforzo straordinario va fatto sui mercati internazionali alimentando quella agricoltu-ra duale: capace di cogliere la vendita dei prodotti sotto casa ed anche a migliaia di chilometri di di-stanza in mercati ricchi che apprezzano il brand Made in Italy a prescindere.
Siamo riusciti a far approvare una batteria di emendamenti a mia firma al dl liquidità a sostegno della filiera agroalimentare italiana, per sostenere le imprese nelle attività di digitalizzazione e per aiutare le nuove imprese, ma c’è ancora tanto da fare e presto.
Insomma mi faccia passare una battuta: se proprio si vuole aiutare l’ambiente invece degli strani incen-tivi ai monopattini, si investa sulla rottamazione del parco macchine agricole circolanti. Il risultato in termini ambientali sarebbe significativo e lo sarebbe ancor di più sulla competitività delle imprese agricole.
4. Secondo lei la pandemia rafforzerà il made in Italy o l’Italian sounding ?
Siamo il Paese con il più alto numero di prodotti a marchio, siamo i primi esportatori al mondo per verdure ortaggi, melanzane, pomodori, carciofi, tra i primi per mele castagne, nocciole, spinaci, lentic-chie, ceci e fagioli: come potremmo non uscire vincenti se valorizzassimo questa biodiversità del gusto e della storia.
Da ogni tragedia si può uscire piegati ed introflessi, pigri e sconfitti dal pessimismo o con tanta voglia di fare aggredendo in chiave di modernità mercati inesplorati e nuove intraprese. Ovviamente tutto di-penderà da come il nostro Paese, il Governo, declinerà già nei prossimi provvedimenti quella priorità che tutti abbiamo capito essere la filiera agricola nazionale e l’autosufficienza agro alimentare.
La nostra non potrà mai essere un’agricoltura intensiva, ma distintiva sì. Una dimensione, questa, che potrebbe rendere la “portaerei” agroalimentare ancora più ampia nella gamma dei prodotti, più ricerca-ta nella qualità ed ancor più sostenibile dal punto di vista eco ambientale.
5. Chi in questo periodo è stato vicino alle aziende?
Le organizzazioni agricole hanno fatto quel che hanno potuto, il ministro si è cimentato in una disputa tutta ideologica, di cui nessuno sentiva il bisogno, sulla testa delle imprese agricole a proposito dei voucher e delle regolarizzazioni degli immigrati. Rilevo ancora poca consapevolezza circa la necessità di un grande piano culturale e sociale che ponga l’agricoltura nazionale al centro delle politiche di svi-luppo del nostro Paese.
L’Ismea, per esempio, ha compreso per tempo che andava subito reinventata una misura specifica che aiutasse le imprese agricole ed ha introdotto la nuova cambiale agraria fino a 25000 euro. Certo la co-pertura era largamente insufficiente ed andrà ovviamente rafforzata.
6. Quale strumento è necessario attivare per poter risollevare la crisi economica ?
Non esiste uno strumento magico, ma certo la prima misura che non costa, ma vale tanto è la burocra-zia: domande, documenti, certificati, rilievi, misure, ricevute, click e chi più ne ha più ne metta. Que-sta è l’occasione per cancellare ogni orpello burocratico che costa alle imprese ed alla macchina am-ministrativa. Poche regole, semplici, autoapplicanti e controlli severi.
7. Come si dovranno relazionare le imprese con i clienti e con i fornitori?
Accrescere la digitalizzazione dell’impresa, utilizzare le grandi e piccole piattaforme di vendita e pre-sentazione online. Fiere ed esposizioni nel mondo attraverso il web e tanta innovazione (nel dl liquidi-tà un mio emendamento ha rafforzato queste opportunità!).
8. Verrà modificato l’approccio delle aziende e come nella gestione delle attività?
Nuove strategie di approccio nella gestione aziendale, modernità, tanta formazione per accrescere il valore culturale degli operatori. In questo noi italiani siamo strepitosi quando integriamo conoscenza a storia, valore dei luoghi ad innovazione e ricerca.
9. Descriva quello che ritiene importante oggi per l’Italia e le imprese
Draghi, noto rigorista, non uno spendaccione assistenzialista, ha puntualizzato, già all’inizio di questa drammatica crisi, che andava alimentato il debito per sostenere le imprese ed averle pronte e vive per lo sprint della ripartenza. Solo così sarà possibile reggere la sostenibilità del debito del Paese.
Sostenere le imprese significa oggi zero burocrazia, anno sabbatico per tasse, mutui, versamenti, tariffe e bollette. E poi una liquidità capace di far fronte alle nuove sfide dei mercati. Questa è anche l’oc-casione per cancellare tutte le sanzioni che impediscono al nostro sistema agricolo di esportare in Russia per guerre diplomatiche che non possono gravare sempre e solo sui poveri agricoltori.

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