NAS: accertamenti presso gli allevamenti – denunciate 6 persone

I Carabinieri del NAS di Brescia hanno deferito quattro persone in stato di libertà per il reato di falso ideologico. Gli indagati, soci e amministratori di una società agricola sita in provincia di Bergamo, sono accusati di aver prodotto degli attestati falsi, nei quali dichiaravano che i bovini del loro allevamento destinati alla macellazione non avevano seguito terapie farmacologiche. La normativa italiana prevede che gli animali, le cui carni sono destinate al consumo umano, siano inviati al macello accompagnati da un’attestazione sulla quale viene indicato se gli stessi hanno subito trattamenti con sostanze farmacologiche negli ultimi 90 giorni.

Sempre il NAS di Brescia ha deferito anche un’altra persona all’Autorità Giudiziaria. Le indagini dei Carabinieri, in questo caso, hanno riguardato un campo del tutto particolare, ovvero quello relativo all’allevamento di lumache per l’utilizzo della loro bava ai fini cosmetici. Gli accertamenti dei militari del NAS hanno permesso di appurare che il titolare di un’impresa, sita in provincia di Bergamo, aveva posto in commercio per la produzione di cosmetici la bava di lumache ordinarie, dichiarando fraudolentemente che la stessa proveniva da lumache biologiche al fine di aumentarne il valore di mercato.

Il NAS di Latina, infine, ha denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina un allevatore di bufali. Nel corso degli accertamenti presso il suo stabilimento, sito nella pianura pontina, i Carabinieri hanno accertato la mancata identificazione di 145 bufalini, inadeguatezze strutturali dei locali per la mungitura e la raccolta del latte, la mancata compilazione del registro dei trattamenti farmacologici e l’irregolare attivazione di un deposito di rifiuti ferrosi. Nell’ambito del medesimo controllo, inoltre, i militari hanno constatato altresì la non corretta gestione di 12 annutoli (maschio di bufalo dai 13 ai 24 mesi di età n.d.r.), che erano stati trattenuti con corde e privati dell’accesso diretto ai dispositivi di abbeveraggio. Il Servizio Sanitario Veterinario ASL di Latina, intervenuto sul posto, ha disposto la rimozione delle non conformità rilevate dagli operatori del NAS. Gli animali, dal valore di mezzo milione di euro, sono stati sottoposti a sequestro.