Testo MOZIONE:S.1/00547 [Combattere la contraffazione alimentare e sostenere il made in Italy]

 Atto Senato     Mozione 1-00547 presentata da GIANPIERO D’ALIA   martedì 7 febbraio 2012, seduta n.670   D’ALIA, FISTAROL, GALIOTO, GUSTAVINO, GIAI, MUSSO, SBARBATI, SERRA, VIZZINI – Il Senato, 


 premesso che: 

 l’agroalimentare è uno dei settori strategici su cui investire per rilanciare lo sviluppo del Paese attraverso, da un lato, la valorizzazione del prodotto italiano di qualità e, dall’altro, la repressione di dinamiche distorsive di tipo contraffattivo o parassitario che ne minano la reputazione e la diffusione; 
 ogni anno il made in Italy subisce un danno valutabile, secondo il rapporto Coldiretti/Eurispes, in circa 60 miliardi di euro, che, tradotto in termini occupazionali, significa 300.000 posti di lavoro in meno; 

 a danno dell’agroalimentare si registra infatti un allarme contraffazione; le frodi alimentari colpiscono made in Italy e qualità, oltre a rappresentare una minaccia alla salute; 

 la dimensione internazionale del fenomeno impone limiti oggettivi alle azioni di contrasto dirette; 

 la realtà delle frodi alimentari ha raggiunto livelli impensabili con quella che oggi viene chiamata agropirateria che consiste nella contraffazione di un prodotto alimentare sfruttandone la reputazione e la notorietà, imitando nomi, marchi, aspetto o caratteristiche; 

 il business dell’agroalimentare è sempre più appetibile per la criminalità organizzata e l’industria della contraffazione. Tra i tanti dati preoccupanti c’è quello secondo cui il 5,6 per cento di questo business criminale, cioè circa 12,5 miliardi di euro, finisce nelle mani della criminalità organizzata; 

 una battaglia per la legalità è quindi necessaria non solo per tutelare la salute dei cittadini, ma anche per proteggere dalla lunga mano dei truffatori e della criminalità organizzata questo importante comparto. Non è un caso che a crescere siano proprio le falsificazioni dei prodotti tipici certificati e di quel made in Italy, famoso in tutto il mondo, che alimenta buona parte delle nostre esportazioni; 

 con particolare attenzione vanno difese dalle frodi le piccole e medie aziende che rappresentano il target più sensibile alle mire dei gruppi organizzati che speculano sul settore con profitti di milioni di euro; 

 mentre nel mercato interno agisce soprattutto la contraffazione, sui mercati internazionali il Paese deve difendersi dalle imitazioni, che sono diventate una vera spina nel fianco, visto che il made in Italy nel campo alimentare è il più copiato in assoluto; 

 sul piano dell’assetto normativo, come emerge dalla Relazione sulla contraffazione nel settore agroalimentare della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, istituita presso la Camera dei deputati, il quadro di riferimento italiano può essere considerato tra quelli maggiormente evoluti a livello dei Paesi industrializzati; tuttavia la vetustà di alcune disposizioni ne consiglierebbe una rivisitazione, in termine di condotte e di relative sanzioni, che tengano conto delle mutate esigenze di protezione e di tutela, da rapportare oggi a processi produttivi completamente cambiati e altamente tecnologici, a relazioni economiche di carattere più spiccatamente transnazionale nonché ai crescenti interessi della criminalità organizzata in materia di contraffazione; 

 la riforma attuata in forza della legge n. 99 del 2009 ha introdotto una nuova fattispecie di delitto contro l’economia pubblica (art. 517-quater del codice penale, rubricato "Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari"), con la medesima legge è stata prevista la competenza della procura distrettuale antimafia per il reato di cui all’art. 416 del codice penale finalizzato alla commissione dei delitti di cui agli articoli 473 e 474 del codice stesso, rispettivamente riguardanti "Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni" e "Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi"; 

 tuttavia, non è ad oggi prevista la competenza della procura distrettuale antimafia e quindi il coordinamento della procura nazionale antimafia per la fattispecie di associazione a delinquere finalizzata ala realizzazione di condotte di contraffazione delle indicazioni di origine in materia agroalimentare; 

 inoltre sul fronte della tutela del consumatore, pur esistendo una norma, l’articolo 518 del codice penale, che prevede la pena accessoria della pubblicazione della sentenza in caso di condanna per alcuni delitti nella materia delle frodi e delle false o fallaci indicazioni, si segnala che tale norma non menziona ai fini dell’applicazione della predetta pena accessoria la fattispecie di cui all’articolo 517-quater del codice penale; è necessario invece che il consumatore sappia chi fa la contraffazione; 

 merita inoltre una riflessione, come evidenzia la Relazione parlamentare succitata, la problematica della vendita di prodotti contraffatti attraverso Internet. Infatti, l’anomalia dell’offerta o la facilità di simulare l’autenticità, la possibilità di scegliere tra un’amplissima tipologia di punti vendita virtuali, la disponibilità di sistemi di pagamento on line, ovvero di una capacità logistico-distributiva che spesso non opera con tali approfondimenti sulle piccole spedizioni che interessano i consumatori finali, costituiscono tutti elementi che favoriscono un uso illecito della rete e quindi la stessa contraffazione via web; 

 l’approccio alla problematica non può essere affrontato però solo in termini repressivi, occorre agire anche attraverso mirate campagne d’informazione, come suggerisce la Relazione parlamentare della Commissione d’inchiesta; 

 è necessario inoltre un diverso approccio culturale, come auspicato dal Procuratore generale antimafia. Infatti se è vero che in questo campo l’Italia ha ormai una legislazione all’avanguardia, è anche vero che il nostro resta uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla contraffazione e, allo stesso tempo, uno dei Paesi in cui si consumano di più prodotti contraffatti; per questo, quando si acquistano prodotti non originali, si deve essere consapevoli che si sta finanziando la criminalità organizzata; 

 un’azione mirata di informazione e promozione dovrebbe riguardare, poi, i mercati esteri, per abituare i consumatori di quei Paesi a saper distinguere un vero prodotto italiano da servili imitazioni ovvero da azioni parassitarie che richiamano l’italianità; 

 un forte aiuto in tal senso deriva dalla previsione di sistemi di etichettatura e tracciabilità capaci di rendere più trasparenti le varie fasi del processo produttivo in modo da "raccontare" la storia di un dato prodotto dalla scelta dei sistemi di coltivazione/allevamento, alle diverse fasi di elaborazione, fino al suo arrivo sullo scaffale di un esercizio commerciale; 

 risulta essenziale conoscere ed esplicitare, quale criterio di orientamento per l’acquisto dei consumatori, l’origine del prodotto che, nel caso dell’alimento, essendo in gioco un valore come quello della salute, assume il ruolo di garanzia di rango costituzionale; 

 in tal senso appare urgente dare immediata attuazione alla legge 3 febbraio 2011, n. 4, recante "Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari", attraverso l’emanazione dei decreti interministeriali di cui al comma 3 dell’articolo 4; 

 in questa ottica è necessario poi promuovere un impegno presso le istituzioni europee per superare lo stallo attuale alla normativa UE sul marchio obbligatorio di origine (proposta di regolamento sul cosiddetto "made in"); 

 la Relazione parlamentare segnala inoltre che, anche in seno all’accordo commerciale per la lotta alla contraffazione (Acta), il quale mira a completare l’accordo Trip’s, sottoscritto dall’UE, dagli Stati Uniti e da altri nove Paesi, la linea sostenuta dall’Italia non ha trovato adeguato riconoscimento; 

 per combattere questa piaga è necessario coordinare la nostra attività con quella dell’UE, ma anche con il Wto, l’Organizzazione mondiale per il commercio, cercando di superare problemi e resistenze; 

 premesso altresì che: 

 un punto critico è il cosiddetto italian sounding; esso è un fenomeno legato a quei prodotti che, pur non essendo tecnicamente contraffatti, richiamano in qualche modo, nei colori e nei nomi, l’italianità degli ingredienti, della lavorazione o del prodotto stesso senza però che le materie prime e la relativa lavorazione siano effettivamente italiane; 

 l’italian sounding sottrae notevoli potenzialità alle esportazioni nazionali e, raramente sconfinando nell’illecito, risulta difficilmente contrastabile; 

 spiace registrare che la tutela a livello internazionale avverso il fenomeno dell’italian sounding e la tutela delle denominazioni di origine e dei prodotti di qualità in generale non ha registrato significativi passi in avanti; 

 la sempre maggior transnazionalità del fenomeno contraffattivo impone quindi un forte impegno, a livello europeo e internazionale, per giungere alla definizione di un quadro di regole comuni che risponda a principi di reciprocità ed efficacia; 

 a livello nazionale, inoltre, occorre mantenere un fronte unitario, che veda coinvolti tutti gli attori istituzionali ed il mondo delle imprese, attraverso una più forte ed intensa collaborazione; 

 la difesa delle produzioni tipiche non può prescindere quindi dal contrasto alla contraffazione, da un’informazione chiara e trasparente ai consumatori ma anche dalla promozione del consumo di prodotti alimentari "a chilometro zero" provenienti da filiera corta al fine di privilegiare la distribuzione alimentare basata sul rapporto diretto tra produttore e consumatore; 

 in tal senso, il cosiddetto decreto liberalizzazioni presenta interventi normativi a favore del sistema agroalimentare italiano puntando al rilancio degli investimenti nel comparto e ad una maggiore solidità finanziaria delle aziende agroalimentari, ispirandosi a criteri di trasparenza nei rapporti di filiera, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa; 

 considerato che: 

 quella della contraffazione e della tutela del made in Italy è solo una delle tante problematiche che affliggono il comparto; 

 nel 2011 in Italia sono state chiuse circa 20.000 aziende agricole. Nel settore agricolo operano 845.000 imprese iscritte al registro delle Camere di commercio la cui competitività rischia di essere fortemente compromessa; 

 il 2012 si è aperto con i problemi di sempre, un mondo agricolo in crisi, imprese strette da costi opprimenti, prezzi non remunerativi e redditi in caduta; 

 ad una già grave situazione si sono aggiunti, tra le altre cose, la tassazione di immobili e terreni agrari, l’aumento delle accise sui carburanti, quello dei contributi previdenziali, l’azzeramento delle agevolazioni nelle zone montane e svantaggiate. L’imposta municipale unica (IMU) avrà un impatto pesante su terreni agricoli e fabbricati rurali andando a tassare quelli che sono, di fatto, mezzi di produzione per le imprese agricole. Appare necessaria quindi una netta differenziazione del trattamento fiscale per chi il terreno lo usa per vivere e lavorare; 

 l’insostenibile situazione ha dato luogo al cosiddetto "movimento dei forconi" che, partito dalla Sicilia, recependo il disagio, non solo degli agricoltori, ha denunciato la criticità del comparto evidenziando la mancanza di profitti e l’aumento dei costi, l’alterazione dei prezzi da parte di un mercato globalizzato, della grande distribuzione, dei prodotti importati e spacciati per locali, e chiesto a gran voce misure per contenere il costo del carburante agricolo, il corretto utilizzo dei fondi europei e il blocco delle riscossioni di tributi e contributi per chi è in difficoltà; 

 più dettagliatamente tale movimento, con particolare riguardo alla Sicilia, ha avanzato la richiesta dello stato di crisi di tutto il comparto produttivo, la riduzione del prezzo del carburante, la sospensione dei pignoramenti, il rifinanziamento delle aziende per due anni con prestiti agevolati; l’eliminazione dell’ICI e dell’IMU sui fabbricati rurali e terreni; il blocco delle cartelle esattoriali e del fermo amministrativo dei mezzi di lavoro; la modifica dell’art. 36 dello statuto siciliano; la riduzione dei pedaggi sui traghetti per le merci siciliane da esportare al Nord; l’utilizzo dei fondi comunitari ancora non spesi per finanziare le aziende; la riforma della politica comunitaria, il blocco delle importazioni di grano, olio, ortofrutta, eccetera, di cui la Sicilia è eccedentaria nella produzione; l’obbligo nelle mense ospedaliere e scolastiche di consumare prodotti agricoli siciliani possibilmente biologici; la riconferma delle giornate lavorative per i braccianti agricoli; il ripristino e finanziamento delle leggi sulle calamità naturali; il rispetto del contratto collettivo di lavoro dei braccianti agricoli; 

 da queste denunce emerge, con drammaticità, come la pressione fiscale e gli oneri burocratici che schiacciano il comparto dell’agroalimentare ne mettono a dura prova la competitività rispetto a altri Paesi le cui produzioni non sono gravate da corrispondenti carichi fiscali e burocratici; 

 solo con nuove politiche, sia a livello comunitario che nazionale, e con interventi realmente incisivi sarà possibile far uscire dalla crisi un comparto che resta il perno su cui poggia gran parte del sistema del made in Italy nel mondo con evidenti risultati economici e di immagine; 

 considerato altresì che: 

 la proposta di riforma sulla politica agricola comune (PAC) entra nel vivo in vista della sua applicazione nel periodo 2014-2020; 

 la redditività delle aziende agricole negli ultimi 10 anni si è assottigliata, la forbice tra prezzi e costi produttivi si è allargata, mentre le banche hanno chiuso molte linee di credito. È necessario che la PAC sia uno strumento di tutela dell’agricoltura italiana introducendo chiarezza sulle regole e riconoscendo adeguate risorse ai produttori, non tanto e solo in base alla superficie agricola ma alla qualità della produzione, introducendo norme più rigide sulle indicazioni dei prodotti, sull’etichettatura e sulla difesa del made in Italy dalle contraffazioni; 

 i cosiddetti "pagamenti agroambientali" costituiscono uno degli strumenti d’intervento previsti dal vigente ordinamento comunitario nel settore agricolo; 

 la misura si pone l’obiettivo di fornire agli agricoltori aiuti, erogati annualmente in funzione della superficie coltivata (o dei capi allevati), volti a compensare le perdite di reddito o i costi aggiuntivi conseguenti all’applicazione di metodi di produzione più compatibili con l’ambiente (agricoltura biologica, riduzione di input, eccetera) e con la necessità di salvaguardare la biodiversità (cura del paesaggio agrario, coltivazione di vegetali minacciati di erosione genetica, allevamento di razze animali in via di estinzione, eccetera); 

 le risorse sono erogate dalle singole Regioni che le programmano nei relativi Piani di sviluppo rurale (PSR), grazie a fondi di provenienza comunitaria (FEASR); 

 i vantaggi offerti dei "pagamenti agroambientali" risultano molteplici: innanzitutto intervengono direttamente e senza intermediazione in favore degli agricoltori, riducendo gli sprechi di sistema ed il rischio d’infiltrazione da parte delle organizzazioni criminali; la loro programmazione, gestione ed erogazione risultano semplici e trasparenti, garantendo la possibilità di impiegare utilmente le risorse comunitarie ed evitarne la dispersione; sostengono l’adozione delle buone pratiche agricole, che permettono di migliorare la qualità dei prodotti (e di conseguenza la salute di chi li consuma) e tutelare meglio l’ambiente ed il paesaggio; affermano il ruolo sociale e di presidio del territorio da parte degli agricoltori, visti non solo come produttori ma come garanti della manutenzione del suolo, della tutela della biodiversità, del rispetto dell’ambiente rurale; 

 ciò si pone in piena coerenza con gli indirizzi fondamentali della nuova PAC che intende far prevalere il sostegno all’attività dell’agricoltore rispetto al mero sussidio delle produzioni, 

 impegna il Governo: 

 1) a rilanciare gli investimenti nel settore agroalimentare, con particolare riguardo ai contratti di filiera; 

 2) a riequilibrare i rapporti interni alla filiera agroalimentare anche al fine di contrastare i comportamenti lesivi a danno delle piccole e medie aziende, che, tra le altre cose, si trovano in sofferenza per il dilatarsi eccessivo dei termini di pagamento da parte degli operatori forti; 

 3) a prevedere misure di sostegno per l’acceso al credito; 

 4) a garantire una maggior trasparenza dei rapporti all’interno della filiera; 

 5) ad assumere una iniziativa legislativa che recepisca i rilievi della Relazione parlamentare sulla contraffazione nell’agroalimentare affrontando il tema del made in Italy nella sua complessità, coordinando meglio la normativa esistente e adottando misure che scoraggino l’industria del falso, come ad esempio la previsione dell’interdizione dall’attività per i soggetti che producono e mettono in commercio imitazioni delle migliori lavorazioni italiane; 

 6) ad emanare i decreti interministeriali di cui al comma 3 dell’articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4, dandone piena attuazione; 

 7) a sostenere l’esportazione di prodotti realizzati nel Paese con materie prime ed occupazione locale e a scoraggiare, di contro, quelle iniziative imprenditoriali che, più che dedite all’internazionalizzazione, delocalizzano e mettono in commercio prodotti che non presentano le caratteristiche di tipicità ed originalità proprie delle eccellenze del territorio del Paese, facendo concorrenza sleale; 

 8) ad assumere iniziative volte a contrastare la contraffazione via Internet; 

 9) ad adoperarsi affinché la lotta alla contraffazione sia considerata una priorità per la politica europea, oltre che a livello nazionale, e a promuovere, anche in sede di riforma della PAC, forme di coordinamento più stringenti a livello UE, con l’obiettivo di superare problemi e resistenze, anche a livello mondiale (Wto); 

 10) a prevedere delle opportune misure al fine di alleggerire il carico fiscale sul comparto agricolo e agroalimentare in modo particolare riguardo all’IMU, al contenimento del costo del carburante agricolo e ai contributi e tributi prevedendo anche forme di sospensione e dilazione dei pagamenti; 

 11) in particolare, a sostenere gli imprenditori del comparto agricolo e agroalimentare tipico i quali abbiano una situazione debitoria conclamata ed irrecuperabile o difficilmente esigibile o eccessivamente onerosa, i quali adottino altresì un regime contabile e fiscale ordinario e si associno in forma cooperativistica o di società di persona, esentandoli dalle sanzioni per carichi tributari altrimenti irrecuperabili e dilazionando la sorte capitale in almeno 15 anni gravandola solo degli interessi legali; 

 12) inoltre, a disporre l’inapplicabilità e statuire l’invalidità dei fermi amministrativi sui beni mobili soggetti a trascrizione i quali siano utilizzati come mezzi ordinari di produzione fino al limite di 15.000 euro; 

 13) a permettere la distruzione dei beni mobili soggetti a trascrizione obsoleti sottoposti a fermo amministrativo in modo da evitare la moltiplicazione dell’indebitamento del contribuente; 

 14) a permettere la vendita dei beni mobili soggetti a trascrizione sottoposti a fermo amministrativo con cessione del prezzo all’erario fino all’importo delle somme dovute con liberazione degli stessi dal fermo; 

 15) ad adottare interventi per una razionalizzazione degli adempimenti burocratici; 

 16) a sostenere la competitività anche avendo riguardo a misure quali il credito d’imposta per finanziare ricerca e innovazione in agricoltura; 

 17) a garantire un pieno e corretto impiego dei cosiddetti pagamenti agroambientali. 

 (1-00547)